« Il viaggio non soltanto allarga la mente: le dà forma.»
Bruce Chatwin, “Anatomia dell’irrequietezza”
30 giugno 2011- giovedi – Ord, Tarskavaig, Armadale
L’isola ti sorprende di continuo. Ogni suo angolo è una scoperta inattesa.
Anche la colazione al nuovo B&B “Caberfeidh” è una sorpresa. Se quelli di Tim erano piatti abbondanti questi che prepara la signora MacKenzie sono piatti esagerati, da saziare uno scaricatore di porto: una grossa fetta di black pudding, fagioli stufati, due salsicce, due pomodori, tre grosse cappelle di funghi saltati in padella, quattro fette di bacon e ben due uova fritte!
A tavola, oltre a me, ci sono anche tre turisti tedeschi di Essen, due donne e un uomo, che avendo provato il giorno precedente la colossale “Scottish breakfast” – come mi raccontano loro stessi – adesso hanno ripiegato su una più salutare “continental breakfast” a base di latte, cereali, pane, burro e marmellata.
Mentre facciamo colazione e parliamo del più e del meno guardando il mare dalla grande finestra posta di fronte a noi, all’improvviso una delle signore esclama, prima in tedesco e poi in inglese: “C’è una foca a mare!” Guardo anch’io. Effettivamente quello che da lontano sembrava un grosso tronco alla deriva in realtà si sta muovendo! Corro in camera a prendere il teleobiettivo e scendo nella spiaggia in maniche corte, nonostante fuori ci siano 12 gradi.
Ancora incredulo scatto una decina di foto alla foca che se ne sta quasi immobile nell’acqua, a una cinquantina di metri da me, muovendo ogni tanto la testa e le zampe e non perdendomi mai di vista. Noto che le foche hanno un modo strano e buffo di galleggiare. Tengono la testa e le zampe abbondantemente fuori dall’acqua, quasi a formare un arco, e per girarsi si danno delle spinte con la coda e la zampe, ballonzolando sulla pancia.
Che bello un posto dove mentre fai colazione e guardi il mare dalla finestra ti può capitare di vedere una foca che se ne sta tranquilla nella baia!
Una volta fatta colazione, poco prima delle nove di mattina, parto diretto a Tarskavaig, la mia meta odierna, nel sud-ovest dell’isola.
Ma prima decido di fare nuovamente un salto a “Loch Cill Chriosd”, il laghetto che mi aveva stregato ieri con la sua atmosfera leggermente inquietante e le sue acque ricoperte di canne e ninfee. Spero che la luce del mattino, proveniente da direzione opposta a quella del tramonto di ieri, mi regali squarci di luce inattesi.
Effettivamente il lago mantiene le promesse. C’è una bella luce stamane e ne approfitto per scattare delle nuove foto.
Dopo un po’ riparto in direzione opposta, destinazione la spiaggia di Tarskavaig, da cui si dice che si goda una delle più belle viste dal mare sui monti Cuillin.
Ripasso da Broadford e continuo per circa un miglio sulla A87 per Kyle of Lochalsh, poi imbocco a destra la A851 che porta ad Armadale. È una bella strada a due corsie, che dopo giorni di strette “single track road” mi sembra un’autostrada, al confronto. Dopo una decina di minuti intravedo sulla sinistra un laghetto dalle acque verdissime e scure.

Accosto, parcheggio e mi addentro nella vegetazione districandomi fra le piante e gli arbusti, a scattare un po’ di foto. Dopo un po’ che sono ripartito, sullo sfondo appare la splendida baia di Armadale. Sulla destra ecco il bivio con l’indicazione Ord-Tarskavaig.
Svolto a destra e mi immetto nella stradina. È una “single track road”, tanto per cambiare, e un inquietante cartello posto all’inizio avverte che, data la ripida pendenza di alcuni tratti e le molte curve strette, il tratto è fortemente sconsigliato a camper e roulotte. Fisso il cartello e mi chiedo che razza di strada mi attende, visto che le “single track road” che ho incontrato fino ad ora erano poco più che mulattiere asfaltate in bilico fra precipizi.
La strada è lunga 15 miglia. Ma 15 miglia su una “single track road” possono durare un’eternità quando devi procedere lentamente andando alla velocità di una bici da passeggio, e mettendo duramente alla prova i sensi e il fisico.
Dopo poche centinaia di metri la stradina che attraversa l’interno per raggiungere la costa dal lato opposto, si rivela stretta sì, ma ricca di bellezza. Si dischiude a me un paesaggio radicalmente diverso da quello di pochi minuti prima. Tanto “marino” e dolce quello, quanto campestre e “montano” questo. Verdi boschi di conifere su entrambi i lati della strada che si inoltra per le colline con un percorso tortuoso fatto di salite e discese continue, con i monti Cuillin a fare da cornice. Ad un certo punto, dopo una curva, mi si para davanti l’ennesimo laghetto che sembra dipinto da una mano divina.
Mi fermo a scattare delle foto e godermi il paesaggio. Riparto. Adesso mi trovo in piena campagna, un paesaggio agreste splendido che mi riporta in mente i ricordi degli studi universitari sulle Bucoliche e le Georgiche di Virgilio. Ai piedi di una valle verdissima e di grande bellezza, con il ruscello che scorre esattamente dove ti aspetteresti che sia, decine di capi di bestiame pascolano tranquillamente: buoi, mucche che allattano i vitelli, pecore, agnelli.
Indifferenti all’unico essere umano nei dintorni. Spengo l’auto lasciandola in mezzo alla strada. Non provo nemmeno a parcheggiarla, non c’è spazio per farlo e non passa nessuno. Mi godo questo spettacolo degno di uno scenario da film western. Da un momento all’altro mi aspetto che all’orizzonte compaiano dei cowboy a cavallo a governare la mandria.
Dopo un po’ riparto. La stradina adesso inizia a farsi impervia e impegnativa: su e giù per le colline, dossi e avvallamenti, curve a gomito con nessuna protezione ai lati della strada. E continuano a non esserci auto. Non c’è anima viva. Mi rendo conto solo adesso che in questo scenario d’inusitata bellezza, da quando ho imboccato la strada più di mezzora fa, non ho finora incontrato nessuno, cosa che non mi era mai successa prima. Penso per un attimo che se mi succedesse qualcosa in quel posto chissà quando mi troverebbero.
Rafforzo l’attenzione e la concentrazione sulla guida. La stradina è veramente molto stretta, basta un leggero colpo di sterzo o una piccola disattenzione per finire fuori strada, in questo caso giù per la valle.
Dopo un quarto d’ora che mi sembra un’eternità, attraversando una campagna ricca di boschi in un mutare continuo di paesaggi, sento che dovrei essere ormai vicino al mare. La strada comincia infatti a ridiscendere. Ed effettivamente è così. Adesso intravedo il mare dalla parte opposta. La stradina diventa ancora più stretta e un cartello mi avverte che c’è una lunga discesa con una pendenza superiore al 16%. Che su una strada come questa vuol dire nervi tesi e concentrazione lucida.
Finalmente, come apparse dal nulla, inizio a vedere le prime case poste in posizione panoramica sulla costa, ma continuo a non incontrare persone. Dopo alcune centinaia di metri vedo il cartello con l’indicazione “Ord”. Giro a destra, la stradina risale nuovamente per poi terminare in una piazzola nei pressi di una splendida villa e di alcune bellissime case.
Le pecore stazionano in mezzo alla strada con i loro agnellini.
Scendo dall’auto per fare alcune foto alla villa e solo allora mi rendo conto con estremo stupore che i giardini delle case sono piene di conigli.
Decine e decine di conigli di tutte le taglie ed età che saltellano tranquilli a pochi metri di distanza da me. Non riesco a capacitarmi, mi sembra di stare in un episodio dei “Teletubbies”. 
A un certo punto avverto addirittura l’inquietante sensazione di essere “circondato” da conigli. Scatto delle foto, poi salgo in auto e ridiscendo giù per la stradina. E finalmente, all’improvviso, vedo una signora di circa cinquant’anni o forse meno, vestita in modo elegante, passeggiare sul bordo della strada. È evidente che non si tratta della moglie di un fattore ma di un’inquilina delle bellissime ville. Accosto e le chiedo cortesemente se per andare a Tarskavaig devo proseguire giù per quella direzione. Lei sorridendo con estrema gentilezza mi dice di sì. Non cesso di stupirmi di come siano tutti così cortesi e gioviali qui quando incontrano un’altra persona, soprattutto un turista, o per meglio dire un “forestiero”. Sarà il fatto di stare a contatto con la natura in un paesaggio così bello, tra animali liberi e poche persone, che ingentilisce l’animo.
Saluto la signora e scendo giù di un centinaio di metri. Finalmente scorgo il mare sulla destra e una vasta spiaggia posta su una piccola baia con i monti Cuillin sullo sfondo. E ammutolisco. Una spiaggia di una bellezza inusitata, devastante, talmente potente che mi viene quasi voglia di gridare. Mi rendo conto che ormai parlo da solo, e l’esclamazione che mi viene fuori più spesso è: “Oh mio Dio!” La qual cosa, detta da un non credente, dovrebbe rendere l’idea dell’impatto scioccante e della bellezza dei posti.
Parcheggio e scendo. Un paio di ville danno direttamente sulla spiaggia. Per alcuni momenti, io che normalmente sono alieno dal sentimento dell’invidia, mi trovo a invidiare fortemente i fortunati che possono godersi quel magnifico panorama dalla finestra di casa, direttamente sulla spiaggia. Trascorrere un paio di giorni in quelle abitazioni, assistere all’alba e al tramonto di fronte al mare con quel paesaggio, deve essere un’esperienza unica. Rimango circa un’ora sulla spiaggia a scattare foto da tutte le angolazioni. C’è anche un torrente che sfocia a mare. Il paesaggio è una sinfonia di colori brillanti che inebria e stordisce: le alghe verdi e gialle, la sabbia ocra, gli scogli grigi, i licheni arancioni, i sassi di basalto lucidi e neri, il mare blu, le onde bianche e in lontananza i monti verdi che sfumano nel blu. E su tutto l’odore inconfondibile del mare che t’impregna le narici, la salsedine che ti penetra dentro fin nell’anima, portata dal vento che non cessa mai, ma che qui è così dolce.
Vado a riva e tocco l’acqua del mare. Non sembra particolarmente fredda, sarà anche il vento del mare che soffia fuori ad affievolire la sensazione. Mi fermo a seguire il volo di gabbiani e uccelli marini. Fotografo delle minuscole conchiglie di un acceso arancione che vivono attaccate agli scogli, pochi centimetri sotto il pelo dell’acqua. Un paradiso naturale.
Dopo circa un’ora risalgo in auto e continuo la mia strada. Dopo un paio di miglia arrivo a Tarskavaig, poche decine di case. Sul ciglio della stradina passeggia una coppia con una figlia di circa dieci anni. Mi salutano con estrema cordialità, come fossi un vecchio amico.
Poco oltre le case la stradina termina in una piazzola che dà su una piccola scogliera.
Risalgo la strada di poche centinaia di metri e continuo svoltando a destra. Dopo un po’ incontro un boschetto di fronte al mare i cui alberi bassi, dai tronchi contorti, sono tutti piegati e rivolti nella stessa direzione da cui soffia il vento incessante.
Poi, dopo una curva, ecco all’improvviso la spiaggia della baia di Tarskavaig. La spiaggia è immensa, la sabbia è finissima, cosa rara in un’isola di origine vulcanica, e va dall’ocra al grigio, al nero, fino a un incredibile bianco da spiaggia corallina.
Gabbiani e uccelli di mare volano accanto a me, a decine. Un torrente divide la spiaggia in due.
Rimango per circa mezzora a passeggiare da solo in quella luminosa vastità. Quando riparto, sono quasi le tre del pomeriggio. La strada che prendo al ritorno è diversa da quella dell’andata, meno impervia e più scorrevole della precedente. Ogni tanto incontro qualche auto.
Dopo essere salito un po’ in cima inizio a ridiscendere, e ad un certo punto, subito dopo una curva, mi si para davanti la vista mozzafiato della baia di Armadale Sleat, con la costa della Scozia sullo sfondo. Spettacolare. Mi fermo a fotografare anche delle bellissime piante di cotone che imbiancano i prati verdi. Poco dopo esser ripartito la strada diventa nuovamente a due corsie, riappaiono come per incanto le auto, i cottage, le ville e gli hotel di lusso. Questa è una delle zone più frequentate e meglio servite dell’isola di Skye.
Svolto per andare ad Armadale e arrivo al porto da cui si imbarcano i traghetti per la terraferma. Ci sono dei negozi molto caratteristici dove poter acquistare souvenir. Davanti allo store di “Grumpy George”, il simpatico proprietario che è anche autore di bellissime fotografie, c’è una stupenda auto d’epoca che non mi stanco di fotografare. Quando torno al B&B faccio le valigie, una doccia e poi esco a cena per l’ultima sera sull’isola di Skye. Domani si riparte. Si torna a casa.
Termina qui il resoconto del mio viaggio di una settimana sull’isola di Skye. Scriverne mi ha consentito di ricordare, rivivere e fissare sensazioni ed emozioni che altrimenti sarebbero andate perdute nell’oblio della mente. E mi è servito soprattutto come laboratorio di scrittura per iniziare a confrontarmi con narrazioni di più ampio respiro.
Spero di essere riuscito a comunicare lo spirito del mio viaggio e a rendere adeguatamente l’idea della grande varietà di colori, odori, sapori, suoni e sensazioni che ho sperimentato.
I momenti in cui la sera tardi, seduto sul letto, spossato ma soddisfatto, annotavo su un taccuino tutti i dettagli del giorno appena trascorso per paura che i particolari delle emozioni provate e dei luoghi scoperti svanissero come in un sogno, sono stati forse i momenti più belli dell’intera giornata, prima di scivolare piacevolmente nel sonno.
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Tag: Isola di Skye, Scozia
























Altro che “adeguatamente”, lo spirito del viaggio, le sensazioni, i colori, gli odori… li hai resi magnificamente! Complimenti davvero, invidio la tua capacità comunicativa. A volte la natura ci stordisce ed inebria. Ed è un vero peccato non poter condividere quest sensazioni con qualcuno distante da te.
Tu questo limite non ce l’hai.
Spero tanto che le narrazioni di più ampio respiro non tardino ad arrivare.
Ora dimmi che non devo aspettare 1 anno per un altro “diario di viaggio”!
Valerio
Grazie dei complimenti!
No, credo non dovrai aspettare un anno per un nuovo diario di viaggio.
La narrazione di più ampio respiro è un’altra cosa ancora, che ha atteso troppo tempo per tanti motivi. Adesso sono nella giusta predisposizione d’animo e mi sento in grado di portarla a termine.
Si è sedimentata a lungo, adesso è più limpida. Come un frutto, non puoi accelerarne la maturazione, ha bisogno dei suoi tempi. Poi arriva.