Ricominciamo a scrivere

Gabbiano a Nest Point-Isola di Skye

Dopo quasi due anni di lontananza dal blog, ed esattamente a 7 anni dalla pubblicazione del primo articolo L’albero, il figlio, il blog del 29 marzo 2007,  ho deciso di ritornare a scrivere con un nuovo progetto e una veste grafica completamente rinnovata.

L’assunto di base, il  manifesto programmatico del blog, i principi e le regole a cui mi ero ispirato sono rimasti pressoché invariati.

Semplicemente è cambiato il focus: il mio punto di vista si è ampliato, gli anni e le esperienze della vita hanno modificato e arricchito la mia personalità, alcune esigenze si sono ammorbidite e hanno perso il loro carattere di urgenza mentre altre sono emerse con rinnovata energia ed entusiasmo.

Ho eliminato circa il 70% dei vecchi articoli, senza nessun rimpianto. Ai tempi avevano assolto una precisa funzione. Ora, dopo un lungo e salutare silenzio durato anni, ho potuto prendere serenamente distanza da essi e congedarli senza ripensamenti.

Il nuovo blog avrà un taglio più ‘visivo’ e ‘fotografico’, più oggettivo e meno privato.

Dalla prima versione del blog sono passati 7 anni ma sembra sia trascorsa un’era geologica. Facebook era nato appena 3 anni prima e in Italia era ancora sconosciuto ai più; Twitter iniziava proprio quell’anno a muovere i primi passi; nel gennaio 2007 veniva lanciato il primo modello di iPhone; Youtube, lanciato due anni prima, iniziava la sua irresistibile ascesa.

Da allora il web è cambiato enormemente, sia in termini di piattaforme tecnologiche che di diffusione e penetrazione negli strati più ampi della società, soprattutto fra i giovanissimi.

L’avvento dei social network e la diffusione degli smartphone hanno radicalmente cambiato le modalità d’uso e di approccio a internet, ma soprattutto i modelli comunicativi e di fruizione, che sono diventati sempre più frammentari e immediati e al tempo stesso più pervasivi e aperti come non mai all’interazione e condivisione di contenuti con altri utenti, siano essi conoscenti o sconosciuti. Basti pensare alla straordinaria diffusione dei sistemi di instant messaging su mobile come WhatsApp, Telegram, Viber o alle videochat come Chatroulette o ai social network diffusi fra i pre-adolescenti che fanno sembrare Facebook un sistema obsoleto a uso e consumo di matusalemme.

In questi tre anni sono rimasto a osservare affascinato l’evolversi degli scenari e ho utilizzato Facebook essenzialmente come valvola di sfogo per condividere pensieri estemporanei, divagazioni sulla politica e la società, pubblicare aforismi, battute, video musicali e fotografie.

Ma da un po’ di tempo a questa parte sono diventato sempre più insofferente al chiacchiericcio vuoto e sterile, alle discussioni fini a se stesse che divampano con toni polemici, e a volte anche violenti, e che hanno contagiato ormai anche i principali mezzi d’informazione on line.

Cercare di scrivere oggi sui social network, e più in generale sul web, è come trovarsi in un’enorme piazza virtuale affollata dove per attirare l’attenzione ognuno cerca di alzare la voce e spararla più grossa degli altri.

Quello che si scrive al mattino è già obsoleto nel pomeriggio, travolto dall’assordante rumore di migliaia e migliaia di notizie, post e commenti che si accavallano e sovrappongono freneticamente e disordinatamente, per poi sparire senza lasciare traccia alla fine della giornata, come evaporati, dissolti.

Sembra quasi che non importi più se una notizia è vera o falsa, l’importante è condividere prima che lo facciano gli altri.

In questa situazione ho avvertito il bisogno di una lunga pausa di riflessione per ripensare a un progetto e a dei contenuti che fossero slegati dall’urgenza del momento e che valesse la pena di tornare a rileggere, anche dopo mesi o anni.

Alla fine, mosso da un ritrovato entusiasmo e dalla passione per la nuova sfida, mi sono deciso a tornare a scrivere per fare chiarezza, prima di tutto dentro di me. Scrivere per analizzare, sintetizzare, cogliere l’essenziale, fissare quello che sfugge, fermare quello che fugge.

A un certo punto della vita si sente il bisogno di scrutare dentro se stessi senza più finzioni e ipocrisie per eliminare tutto ciò che di superfluo si è andato accumulando e stratificando nel corso del grande teatro della vita e mirare all’essenziale per ritrovare il senso che era andato smarrito.

La sfida ulteriore consiste nell’usare uno strumento attuale, moderno e tecnologico qual è il web per fare delle considerazioni inattuali, senza tempo, slegate dalla contingenza e dalla condanna di essere costantemente al passo coi tempi, e piegarlo alle esigenze eterne ed immutabili dell’uomo.

Scardinare e destabilizzare il modo d’uso di uno strumento di comunicazione per usarlo in modo nuovo, imprevisto, inattuale e pertanto rivoluzionario.

Ogni interpretazione si effettua alla luce di quello che sappiamo, della nostra esperienza, del nostro sapere, della nostra cultura. Quando ci accingiamo ad interpretare un fatto, un testo o il comportamento di una persona, lo facciamo sempre alla luce delle nostre attese e aspettative, in base ai nostri pregiudizi, alle nostre presupposizioni e congetture: in poche parole modelliamo la nostra interpretazione su quella che è la nostra precomprensione.

Le nostre presupposizioni e congetture, le nostre aspettative mutano con il tempo. E questi mutamenti continui possono costituire altrettante occasioni di rilettura della realtà per nuove ipotesi interpretative. Ecco perché l’interpretazione è un compito infinito. Un’interpretazione che sembrava adeguata può dimostrarsi in seguito scorretta, perché sono sempre possibili nuove e migliori interpretazioni.

Tutti noi siamo ermeneuti, interpreti, protagonisti di un processo ermeneutico infinito: viviamo, osserviamo, analizziamo, interpretiamo, reagiamo di conseguenza.

«Il mondo è divenuto ancora una volta per noi “infinito”: in quanto non possiamo sottrarci alla possibilità che esso racchiuda in sé interpretazioni infinite». (Friedrich Nietzsche, La gaia scienza, 1882).

Share on Facebook33Tweet about this on TwitterPin on Pinterest0Share on Google+0

Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

Be first to comment


*