Primi esperimenti di foto in bianco e nero

L’ultima volta che mi sono cimentato con la fotografia in bianco e nero credo sia stato intorno al 1985 o giù di lì, negli ultimi anni del liceo, quando dedicavo molta parte del mio tempo libero a questa passione e collezionavo libri e riviste specializzate sull’argomento.

Fotografia in bianco e nero, allora come oggi, era sinonimo di ‘fotografia artistica’, almeno nelle intenzioni degli aspiranti fotografi. Nella realtà, a giudicare dai risultati, era – ed è – quasi sempre indice di velleità artistiche mal riposte.

Ricordo che allora – mosso dalla passione, dall’entusiasmo e dalla quasi totale assenza della consapevolezza dei propri limiti, tipica della giovane età – mi ero messo in testa di emulare i risultati dei grandi fotografi del passato, in particolare Henri Cartier-Bresson per i ritratti e le foto d’ambiente, e Ansel Adams per i paesaggi. A tale scopo acquistai, con l’emozione e il rispetto di solito riservati a un oggetto di culto, un paio di rullini della celebre marca di pellicole Ilford, – il top delle pellicole B/N di allora – con una sensibilità di 25 ISO, dalla grana finissima e dall’elevato potere di risoluzione.

Mi ricordo bene che il giorno dell’uscita per la ‘sessione fotografica’, chiamiamola così – era una domenica mattina di inizio giugno e la scuola stava per finire – mi recai in campagna armato della mia fedele reflex Yashica FX-D Quartz caricata con uno dei due rullini da 36 pose.

Il soggetto del reportage erano i campi delimitati dai muretti a secco tipici della zona del ragusano, una masseria di fine ottocento diroccata e invasa dalla vegetazione, un palmento abbandonato in un casolare dal tetto sfondato, alcuni ulivi saraceni dal tronco imponente e contorto e – per finire – mio nonno paterno che, pur avendo ai tempi già oltrepassato gli ottant’anni, non rinunciava a zappare il piccolo appezzamento di terreno di nostra proprietà per liberarlo dalle erbe infestanti che di lì a pochi mesi, nella rovente estate siciliana, ormai arse e rinsecchite, sarebbero potute diventare causa di pericolosi incendi. Il secondo rullino lo riservai invece per un’uscita a Caltagirone, di poco successiva.

I risultati delle due sessioni fotografiche furono molto positivi e incoraggianti, tant’è che ne conservo ancora con cura le stampe, e devo ammettere, con l’obiettività e il distacco di quasi trent’anni dopo, che sono fra le cose più belle che abbia mai fotografato nella mia giovinezza, molto superiori come risultato alle tante stampe a colori di quel periodo.

Eppure, nonostante avessi molto apprezzato i risultati, quella fu l’ultima volta che mi cimentai con il bianco e nero.

Forse perché inconsciamente percepivo già allora che la fotografia in bianco e nero richiede molta più attenzione consapevole, più studio e chiarezza d’intenti, ancora prima di inquadrare attraverso il mirino della fotocamera. Presuppone un occhio particolare allenato a percepire la realtà come forme e linee, punti di fuga e prospettive, rapporti di forza ed equilibri dinamici fra superfici, presuppone che si ‘veda’ e si pensi per separazioni tonali, e non a colori.

Una fotografia a colori insipida e anonima può ancora avere interesse per lo spettatore, fosse anche solo per quell’illusoria mimesi del reale che le conferisce il colore.
Una fotografia in bianco e nero scialba e insignificante è solo una brutta fotografia.

Oggi, dopo oltre trent’anni, con una diversa maturità e consapevolezza dei miei limiti, sento che è venuto il momento di riavvicinarmi alla fotografia in bianco e nero.

Quelli che pubblico sono i primi esperimenti.
Tengo a precisare che tutte le fotografie sono state scattate a colori nei mesi scorsi – pertanto sono state pensate a colori e non in ‘B/N’ –  e solo questa settimana, utilizzando un programma professionale di elaborazione digitale di foto, ho provveduto a convertirle e rielaborarle in bianco e nero.

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Sono un Project Manager con quasi 20 anni di esperienza nel settore web. Dal 2007 lavoro a Lugano, in Svizzera. Mi sono laureato in Lettere Moderne all'Università di Padova nel 1995, con una tesi in Storia e Critica del Cinema sul film 'Full Metal Jacket' di Stanley Kubrick. Sono un appassionato di musica jazz, blues e rock. Mi interesso di fotografia, cinema, psicologia e filosofia.

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