
Dal 9 settembre 2007, il giorno dopo la manifestazione del V-Day promossa da Beppe Grillo in tutta Italia e culminata con la raccolta di più di 330.000 firme e il grande bagno di folla di Piazza Maggiore a Bologna davanti a oltre 50.000 persone, Beppe Grillo è diventato oggetto di una straordinaria campagna di disinformazione fatta di attacchi incrociati, allusioni e minacce.
È stato accusato di qualunquismo, di populismo, di seminare rancore, di istigare all’odio, di voler far saltare le basi della democrazia parlamentare, di volere entrare in politica (come se questo fosse un reato). I più autorevoli opinionisti, anche della sinistra come Eugenio Scalfari su Repubblica, si sono scomodati addirittura a fare paragoni con il fascismo dei primi anni venti.
Il direttore del TG2 Mauro Mazza nel suo editoriale del 19 settembre (edizione TG2 delle 13.00) addirittura ha accusato Beppe Grillo di armare la mano di potenziali terroristi: lo sconcertante video è disponibile ovviamente anche in rete su YouTube.
Per quasi due anni il blog di Beppe Grillo e le sue dichiarazioni sono state deliberatamente ignorate da tutti i mezzi d’informazione e comunicazione tradizionale (TV, giornali, radio) e anche dai principali quotidiani online dei grandi gruppi editoriali.
L’unico canale informativo era costituito dallo stesso blog di Beppe Grillo e da migliaia di altri piccoli blog personali e gruppi di discussione in rete che riprendevano i suoi post, li commentavano, li citavano, li linkavano, secondo quella che è una delle caratteristiche fondamentali della comunicazione libera su internet.
Per tutta l’estate il V-Day è stato sistematicamente ignorato dai media con lo scopo evidente di farlo fallire. Nessuno ne doveva parlare. La parola d’ordine era ignorare, non informare, parlare d’altro, far finta di niente, nell’illusione che tutto si sgonfiasse come una bolla di sapone.
Fino al giorno precedente non si trovava nessuna notizia del V-Day nè sui giornali, nè tantomeno sui canali televisivi che di solito invece sono sempre molto prodighi nel dare risalto agli eventi più disparati e curiosi: dal Gay Pride al Family Day, dalle mostre dei cani alle fiere del fitness, dai raduni degli alpini ai concorsi di bellezza, dalle proteste dei tassisti a quelle dei benzinai.
Nel caso del V-Day invece nulla. Il vuoto assoluto.
Ma lo straordinario successo ottenuto dal V-Day ha costretto i mezzi di informazione a parlarne, seppur di malavoglia.
Beppe Grillo è riuscito ad ottenere un risultato unico nel suo genere in tutto il mondo. È riuscito grazie al suo carisma, alla sua straordinaria capacità di comunicazione e alla sua credibilità, e sfruttando in modo geniale tutte le potenzialità che Internet gli offriva, a creare dal nulla un potente movimento di opinione e rinnovamento dal basso, a dare voce al malcontento e al malessere di milioni di persone che non sono rappresentate da nessuno, nè dai partiti politici, nè dai sindacati, nè da associazioni di categoria, nè tantomeno da lobbies.
Ha fatto da catalizzatore del malessere, dell’incazzamento generale, delle ansie e angosce di gran parte della popolazione italiana, innescando delle reazioni i cui effetti in questo momento è difficile prevedere.
Ma la cosa straordinaria è che Beppe Grillo è una persona molto concreta e pragmatica, e fino ad adesso ha raggiunto sempre i suoi obiettivi. Ha contribuito a far dimettere Antonio Fazio dalla carica di Governatore della Banca d’Italia, ha presenziato all’assemblea dei soci della Telecom con un discorso durissimo che ha avuto il suo peso nel far dimettere Tronchetti Provera, ha promosso il V-Day e ha raccolto 330.000 firme.
Beppe Grillo è un uomo che mantiene le sue promesse, gli impegni che prende pubblicamente. Raggiunge i suoi obiettivi.
E questo fa paura a una classe politica e imprenditoriale che vive di clientelismo e si autosostiene.
Beppe Grillo è riuscito a passare dal virtuale (internet, il blog) al reale (le piazze) in un modo che nessuno era stato in grado di prevedere.
Ha bucato gli schermi dei computer e si è materializzato nelle piazze di tutta Italia, riuscendo a mobilitare centinaia di migliaia di persone.
Lui che era stato messo al bando da tutti i mezzi di comunicazione, esiliato e relegato ha costretto i media a parlare di sè. Adesso tutti ne parlano. A qualunque ora, su qualunque canale televisivo c’è sempre un riferimento diretto o un commento di qualche opinionista dell’ultima ora su Beppe Grillo.
Sui maggiori portali web, sui quotidiani online ci sono link a video o inviti a discussione sui forum, per cercare di creare traffico sui loro siti, incrementare il numero di visite e accessi, sfruttare a fini commerciali ed economici il fenomeno Grillo.
Lo scopo di questa overdose mediatica, evidente e nemmeno tanto dissimulato, è quello di cortocircuitare Beppe Grillo. Bombardare la gente che non ha modo di accedere a internet (in Italia è il 52%) con false notizie per screditare Beppe Grillo.
In tutti questi incontri e dibattiti senza contraddittorio il grande assente è proprio lui: Beppe Grillo, il grande accusato.
Siamo di fronte a quello che nel codice deontologico professionale del giornalismo è uno degli errori più gravi da evitare, quello di attaccare o accusare una persona senza che questa abbia la possibilità di difendersi in sede.
Vogliono fare in modo che la gente inizi a dire: «E basta, non se ne può più di questo Beppe Grillo!»
Dopo avere cercato di eliminarlo con la censura, adesso cercano di eliminarlo con la tattica opposta, con l’esposizione mediatica selvaggia e incontrollata.
Il mondo politico, da destra a sinistra, e tutta la classe dirigente imprenditoriale, finanziaria, culturale italiana ha paura. Paura che il sistema adesso crolli veramente, e crolli in maniera catastrofica, che al confronto la bufera di Tangentopoli, che travolse il mondo politico della prima repubblica, sembrerà una debole brezza primaverile.
Concludo riportando i tre punti della proposta di legge popolare per un Parlamento Pulito che il 10 luglio 2007 Beppe Grillo (insieme ad alcune persone del MeetUp di Roma) ha depositato alla Cassazione a Roma e per cui era necessario raccogliere almeno 50.000 firme autenticate. Nel giorno del V-Day ne sono state raccolte più di 330.000.
I tre punti della proposta sono:
1- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento – Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.
2- DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento – Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.
3- ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito – I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.