Finzioni

L’arrivo

Fu a quel punto che intravide i grandi alberi che segnavano il confine occidentale della tenuta. Si ergevano imponenti, i rami spogli interamente ricoperti di brina a disegnare nel cielo intricate trame di pizzo. Ai bordi della staccionata stazionavano alcuni cavalli che si confondevano nella nebbia. Poco più in là, un grande cancello di ferro battuto posto tra due pilastri in pietra segnalava l’ingresso alla villa.

Durante il viaggio

Mentre l’auto avanzava lenta in quel paesaggio spettrale sentì che il suo controllo razionale si andava via via allentando. Probabilmente c’era qualcosa di ipnotico nello scorrere del nastro nero dell’asfalto davanti a sé, nel rumore sordo dello srotolarsi degli pneumatici, nella ritualità del viaggio, che lo predisponevano a una posizione di ascolto e di estrema ricezione. L’alta umidità legata alle fredde temperature del mattino aveva ricoperto gli alberi e la terra di cristalli di bianca galaverna.

Nebbia

Sembrava che il mondo esterno fosse sparito all’improvviso, inghiottito dalla nebbia. La campagna era immersa in una tenue luce lattiginosa. Forme e colori emergevano a fatica dal nulla, simulacri fantasmatici di una realtà ora lontana e indifferente che svelava il suo lato più opaco e inconoscibile all’uomo. C’era un’atmosfera irreale di silenzio e sospensione del tempo.