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Ode al vicino di casa che suona il trombone

martedì, 10 luglio 2012

Tu, o vicino di casa, che da tre anni ormai
mi fracassi i cabbasisi ogni santo giorno,
mattina, meriggio, crepuscolo e sera,
suonando il corno, in mancanza di corna vere.

Tu che solerte ti dedichi ogni dì con lena indefessa
agli esercizi di riscaldamento,
puntuale come un orologio svizzero
emettendo barriti di un elefante in preda alle coliche.

Tu che da tre anni fai sempre gli stessi intervalli
di terza, di quarta, di quinta e di sesta
ascendenti e discendenti,
che canticchio ormai insieme a te.

Tu che non sei stato fermato nè dalla neve,
nè dal terremoto,
nemmanco da Scipione, nè da Caronte abbattuto,
e financo Minosse oramai arranca inerte.

Tu che suoni anche la domenica dopo pranzo sotto la canicola
nel sacro meriggio dedicato alla siesta quando,
come disse il Poeta,
non bava di vento intorno alita.

Tu che come invasato da rinnovato vigore
adesso suoni e financo canti nelle pause
con gorgheggi e vocalizzi
che gridano vendetta.

Tu che ormai mi fai rivivere
con parole nuove e inaspettate
la canzone di Battisti
E penso a te.

“Torno a casa e sento te
sono al buio e sento te
chiudo gli occhi e sento te
io non dormo e sento te.

Stasera sul balcone ci siamo incrociati gli sguardi
tu che uscivi per prendere fiato, io che uscivo per prendere aria
ci siamo fissati come in un western di Leone,
mancavano le pistole.

Attento vicino, io una di queste sere
ti piazzo l’artiglieria pesante sul balcone.
Chitarra, amplificatore e distorsore,
Io ti scateno la terza guerra mondiale.

Io ti scateno a volume massimo
“Star Spangled Banner” di Jimi Hendrix,
“Enter Sandman” dei Metallica
Io ti scateno un’apocalisse di vibrazioni sonore.

Io ti pettino all’indietro
l’albero di nespole
te lo faccio diventare
un salice piangente.

Occhio, o vicino che suoni il corno.

Chi è Berlusconi?

venerdì, 19 giugno 2009

berlusconi

Stasera ho sentito al telefono i miei in Sicilia, dove le mie figlie sono ormai da quasi una settimana per trascorrere le vacanze estive.

Dopo un po’ che chiacchieravamo del più e del meno, ad un certo punto mia madre mi fa:

«Sai cosa mi ha detto oggi Isabel?» (mia figlia più piccola, di cinque anni e mezzo).

«No. Cosa ti ha detto?» faccio io.

«Mi ha chiesto: – Nonna ma tu conosci Berlusconi?»

«E tu cosa le hai risposto?» le chiedo io, iniziando già a ridere.

«Le ho risposto: Sì, certo che lo conosco. E lo sai cosa mi ha chiesto ancora tua figlia?»

«No, dimmelo» trattenendo a stento le risate nell’immaginare la risposta.

«Nonna, ma lo sai che Berlusconi è il capo di tutti i cretini del mondo?»

Mi sto ancora sganasciando dalle risate.

Lezioni di trombone

martedì, 14 aprile 2009

Da un mese a questa parte un inquilino del palazzo di fronte ha iniziato a suonare il trombone.

Puntuale come un orologio svizzero, alle nove di sera iniziano le esercitazioni.

Prima gli esercizi di riscaldamento, che ricordano tanto i barriti di un elefante in amore.

Poi le scale, quindi gli intervalli di terza e di quinta, infine i primi timidi approcci con semplici e infantili melodie.

Devo dire che la cosa dà un tocco di surreale comicità alla serata e mi strappa qualche sorriso.

Non guardo la TV e la sera le bambine leggono qualche libro prima di andare a letto. Tengo la finestra del davanzale aperta, e visto che la strada è chiusa mi siedo spesso sul balcone a godermi un po’ di fresco e di quiete, mentre osservo dai palazzi di fronte il frenetico luccichio delle televisioni accese che emana dalle finestre.

Questa surreale colonna sonora a base di trombone mi fa sorridere. Ormai seguo con assiduità l’evoluzione dell’allievo, ne seguo gli errori, le stonature, i progressi.

Stasera mentre lavavo i piatti, lo ascoltavo e mi dicevo: «Però, cavolo! Anche il lunedi di Pasqua si esercita questo qui. E sta migliorando, comunque!»

Una sera di qualche settimana fa che ero particolarmente di cattivo umore e il poveretto era ancora nella fase del “barrito da elefante innamorato“, era veramente straziante ascoltarlo.

Ad un certo punto mi sono detto: «Basta, adesso vado a prendere la tromba che ho nell’armadio e gli mitraglio una carica da cavalleria americana all’attacco, come nei film degli indiani!»

Poi ho lasciato perdere. Ma l’idea di affacciarmi al balcone nel pieno della notte e far squillare la mia tromba in risposta al suo trombone è una scena che al solo immaginarlo mi fa morire dalle risate.

Chissà che prima o poi non lo faccia.

P.S. Piccola precisazione. Quello del cartone animato della Pantera Rosa è un basso tuba. Quello che suona il mio vicino è un trombone. Meno cupo e più piacevole da ascoltare.

Monty Python- Italian Lesson

lunedì, 30 marzo 2009

Nella parte finale del mio post di ieri avevo pubblicato una sequenza tratta dal film Il senso della vita dei Monty Python.

I Monty Python sono probabilmente il più geniale gruppo comico mai apparso sulla scena. Irriverenti, colti, cinici, surreali, irresistibili.

Sono gli autori e gli interpreti del celebre Monty Python’s Flying Circus, l’innovativa e fortunata serie comica trasmessa dalla BBC tra il 1969 e il 1974.

Hanno realizzato dei film dal potenziale comico straordinario, massacrati dalla censura: Brian di Nazareth (Monty Python’s Life of Brian) del 1979 e Monty Python – Il senso della vita (The Meaning of Life) del 1983 sopra tutti.

Stasera, grazie a YouTube, ho rivisto sequenze esilaranti dei loro film che erano rimaste impresse nella mia memoria di adolescente.

Le ho riviste sia nel doppiaggio italiano (di ottima qualità devo ammettere, tenendo conto dei giochi di parole vertiginosi e intraducibili) che nell’originale versione inglese.

Uno fra i tanti sketch che mi ha fatto ribaltare dalle risate è questa “Italian Lesson“. Ve lo dice uno che ha assistito realmente dal vivo a scene simili.

Irresistibile, e soprattutto attualissima, dopo più di trent’anni.

Psycho: sequenza doccia rifatta col Lego

martedì, 24 marzo 2009

Ieri sera stavo mettendo ordine nei film su DVD dalla mia collezione e inevitabilmente, tra i tanti classici a cui sono affezionato, l’occhio è stato attratto da Psycho, il celebre film di Alfred Hitchcock.

Non ho potuto fare a meno di rivederne alcune sequenze che conosco ormai a memoria, avendole viste centinaia di volte, ma che ogni volta mi emozionano come fosse la prima volta.

La famosa scena dell’omicidio sotto la doccia, in cui la protagonista interpretata da Janet Leigh viene assassinata a pugnalate da Norman Bates (Anthony Perkins) non poteva mancare ovviamente.

Una sequenza talmente famosa da essere entrata nell’immaginario collettivo ed essere analizzata, sezionata e studiata nelle scuole di cinema.

Costruita in modo geniale da Hitchcock con un accurato studio delle inquadrature e degli angoli di ripresa, enfatizzata dal serrato ritmo visivo del montaggio e amplificata dagli archi della musica di Bernard Herrmann, è veramente un capolavoro di cinema puro.

Esistono molti remake della sequenza dell’omicidio ‘sotto la doccia’ e su Internet  se ne trovano parecchi, alcuni chiaramente amatoriali, altri più professionali.

Ma uno su tutti mi ha entusiasmato per l’attenzione ai dettagli, la precisione quasi filologica della ricostruzione, a cominciare dai titoli di testa, e al tempo stesso la creatività e il tono surreale della messa in scena.

Un rifacimento fatto con i famosi mattoncini Lego!

È veramente geniale, e la cosa straordinaria è che riesce a comunicare ugualmente la tensione della sequenza originale.

Se volete fare il confronto, la sequenza originale è qui:

Antonio Albanese – Cetto La Qualunque (15/11/2008 Che tempo fa)

giovedì, 20 novembre 2008

«La cultura nun serve a nenti. ‘Nto culu alla cultura!
Bisogna essere contemporanei: produrre, produrre.
Che razza di paese è questo?

Antonio Albanese è veramente geniale. Il suo personaggio del politico Cetto Qualunque è quanto di più comicamente irresistibile e al tempo stesso straordinariamente attuale abbia mai visto negli ultimi decenni.
La sua partecipazione al programma Che tempo fa su RaiTre del 15 novembre 2008 è stata particolarmente esilarante e caustica.

Non si riesce a capire se è la satira che rincorre la realtà, o la realtà che rincorre la satira più sfrenata.

Un ritratto al vetriolo del degrado della vita politica, sociale, culturale e civile dell’Italia berlusconiana degli ultimi quindici anni.

Straordinario. Si ride per non piangere.

«La storia… mi nni futtu! Bisogna essere contemporanei: produrre, produrre.
La cultura nun serve a nenti. ‘Nto culu alla cultura!
Che razza di paese è questo? Un paese dove i giovani manifestano per studiare. Vergogna! Io all’età loro pensavo o pilu, non a ‘ste perdite di tempo! Lo studio è roba da ricchioni! I giovani in questo paese sono un problema, non una risorsa. Abrogamioli!»

Piccole padane crescono

domenica, 9 novembre 2008

Sul treno per Lugano

Quand’è che un padre inizia a rendersi conto di stare diventando vecchio? Quando i figli iniziano a prenderlo per i fondelli!

Ieri sera, dopo una giornata massacrante trascorsa a star dietro a quelle due scatenate delle mie figlie, avevamo finalmente finito di cenare.

Ad un certo punto, mentre erano impegnate a tavola a scherzare e ridere come fossero ubriache, inizio a pregustare già la quiete e il silenzio di quando sarebbero andate a letto.

«Chi viene per prima a lavare i denti, Edith o Isabel?» chiedo.

«Nessuno! Te capì?» mi risponde secca con un accento degno del miglior Renato Pozzetto e uno sfottente sorriso sulle labbra Edith, la più grande, che non ha ancora nemmeno sette anni.

«Cos’hai detto?» le chiedo incredulo.

«Te capì?… Te capì?… Te capì?…» ripete lei con fare canzonatorio.

La più piccola, anche lei ridendo e scherzando, pur non avendo capito bene l’espressione, ma avendo colta l’occasione ghiotta, si affianca alla sorella e inizia a ripetere: «Catapì?… Catapì?… Catapì?» che non vuol dire nulla, ma rende bene l’idea.

“Te capì?” A mia? Me figghia ca mi dici a mia “te capì?” pigghiannumi ppo’ culu mentri l’autra scuzzummira cchiù picciridda, ancora auta quantu nu stuppagghiu di gazzosa, mi buffunìa?

Sento venti generazioni di sangue siculo agitarsi e ribollire dentro le mie vene, mentre una fragorosa risata cerca di farsi largo dentro di me.

Ma l’unica risposta che mi esce dalle labbra, mentre scoppio a ridere è: «Ma va a dà via el cu’!»

«Cos’hai detto papà?»

«Ma va a dà via el cu’! Va a dà via el cu’! Va a ciapà i rat! Bauscia!» esclamo ormai in lacrime, completamente posseduto dallo spirito lombardo di Ugo Tognazzi.

È finita che mentre le mettevo a letto, ripetevano ancora come una ninna nanna, fra le risate: «Te capì?» e «Va a dà via el cu’!»

Cosa deve fare un povero terrone, per vivere giù al nord!

Berluscobama

venerdì, 7 novembre 2008

Berluscobama

Visto l’enorme successo di Barack Obama, e la recente figura di merda fatta da Berlusconi con la battuta sull’abbronzatura, il Presidentissimo più amato dagli italiani ha deciso di rimediare alla gaffe e ha dato ordini diretti ai suoi fedelissimi di cercare una soluzione per cavalcare l’onda del successo del nuovo presidente statunitense e studiare un nuovo look consono ai nuovi tempi.

Dopo un attento esame, visto l’alto numero di donne sensibili al fascino virile del nostro amato Presidentissimo, si è ritenuto di puntare su un Obama evoluto.

In attesa di conoscere gli antenati afro-americani, ovviamente virilmente superdotati, del nostro illustre premier, ecco a voi, in tutto il suo splendore Berluscobama!

Berluscobama_big

P.S. Devo il post ad un suggerimento del mio amico Gaetano che, quando si deciderà ad aggiornare il suo blog, ne metterò il link. ;-)

Lo spendido ritocco fotografico è opera di Valeriano.

P.S.2. Se volete pubblico anche i vostri indirizzi, così la Digos vi rintraccia più facilmente, e ci prendiamo una cella tripla, tutti assieme. ;-)

Il Ministro della Paura – Antonio Albanese

giovedì, 9 ottobre 2008

«Io sono il Ministro della Paura
e come ben sapete senza la paura non si vive.
Una società senza paura
è come una casa senza fondamenta.
»
Antonio Albanese (da Psico-party) 

Antonio Albanese è probabilmente il miglior attore comico attualmente in circolazione in Italia.

Con comicità intendo qui la capacità di suscitare la risata esasperando, amplificando e distorcendo il reale per mostrarne il vuoto, l’assoluta mancanza di senso, il senso tragico del ridicolo che sottosta ad ogni nostra azione.

Tutti i suoi personaggi (il politico calabrese Cetto La Qualunque, il filosofo cocainomane Mino Martinelli, l’analista finanziario truffaldino, il siciliano Alex drastico, Frengo, Epifanio, e tanti altri) sono maschere tragiche di una società mostruosa che ha smarrito completamente il senso della realtà, in cui addirittura il mostruoso e grottesco sono diventati normali, e la normalità è diventata qualcosa di cui vergognarsi.

I personaggi di Albanese anticipano sempre quello che di lì a poco sarà la realtà.

E oltre questa capacità predittiva, c’è la straordinaria presenza scenica di Albanese, la sua perfetta conoscenza dei tempi, delle attese, delle pause, dei meccanismi e delle dinamiche consolidate della tradizione del teatro comico, delle maschere grottesche che affondano le radici nella commedia di Plauto.

In uno dei suoi ultimi spettacoli, Psico-party, Albanese ha creato l’inquietante personaggio del Ministro della Paura, che come in uno specchio deformato ci rivolta contro tutte le nostre paure, le nostre angosce, le nostre paranoie.

Si tratta di un personaggio che deve molto al Dottor Stranamore dell’omonimo film di Stanley Kubrick. Anche qui abbiamo un personaggio di potere fisso su una poltrona (nel film una sedia a rotelle), la sua rigida gestualità, i suoi incontrollabili scatti e raptus a sfondo sessuale, la sua repressa natura, il suo passato di inconfessabili frustrazioni.

Trascrivo di seguito alcuni dei passi più significativi del video che ho riportato in apertura. Mentre qui c’è un altro video che prende in giro ferocemente gli “snowborder” o meglio, gli “snouboudev“.

“Io sono il Ministro della Paura, e come ben sapete senza la paura non si vive.
Senza la paura della fame e della sete non si vive. Senza la paura della famiglia e della scuola non si vive. Senza la paura di Dio e della sua barba bianca non si vive.

Una società senza paura è come una casa senza fondamenta.
Per questo io ci sarò sempre.

Io aiuto il mondo a mantenere l’ordine.
Senza di me le guerre scoppierebbero inutilmente. Le epidemie non avrebbero senso. Le bombe esploderebbero senza nessun vantaggio sociale.
Io trasformo la paura in ordine, e l’ordine è il cardine di ogni società rispettabile.

Io le paure le plasmo, le elaboro, le impasto e poi ve le trasmetto.

Maturando ho cominciato ad aver paura degli arabi. Un amico mi diceva: Devi stare attento agli arabi, sono veramente pericolosi gli arabi. Loro credono solo nel loro Dio e nel loro commercio.
Beh, ho pensato: come i veneti. Tanto valeva avere paura dei veneti che li avevamo a portata di mano!”

Carrozze di terza classe

sabato, 4 ottobre 2008

Per non perdere il treno

Sarà forse per iniziare ad abituare gli italiani ai tempi duri che li attendono, fatto sta che è da circa un mese che sul treno Milano-Chiasso che prendo per andare al lavoro, montano in testa al treno, un giorno sì e un giorno no, quella che non saprei bene come definire, se non come carrozza di terza classe.

La carrozza è visibilmente vecchia. Il pavimento sembra che sia stato appena ripulito frettolosamente da liquami. Le porte a volte si aprono a volte no; in compenso quando si chiudono lo fanno come ghigliottine.

Ma la cosa veramente spettacolare sono le poltrone, o meglio quello che dovrebbero essere poltrone. La stoffa di copertura è talmente lurida che si fatica a capire il colore originale. Lo scenario ideale per un horror o un film ambientato nel dopoguerra.

Quand’è così, di solito, i viaggiatori salgono in massa sulla carrozza successiva, quella che potrebbe essere definita normale all’interno degli standard qualitativi dei treni italiani.

Ma a volte, in media circa due al mese, è l’intero treno ad essere costituito da carrozze di terza classe e allora non ci sono alternative.

Bisogna sedersi in terza classe.

Io non sono schizzinoso, ma devo confessare che a volte faccio veramente fatica ad accomodarmi su quelle poltrone. Altro che zecche e pulci. Probabilmente ci sono delle nuove forme di vita transgeniche che proliferano fra le pieghe polverose e unte di quella tappezzeria.

Mi ricordo di un viaggio che ho fatto circa un mese fa, riuscendo ad appoggiare il minimo possibile di superficie corporea sulla poltrona. In pratica stavo seduto come su un trespolo. Un pappagallo.

In compenso si viaggia con l’aria condizionata anche quando fa freddo. La settimana scorsa sono arrivato a destinazione con dei principi di congelamento.

Grazie per aver scelto Trenitalia!