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Scene di ordinaria seduzione in treno

giovedì, 18 settembre 2008

Donna_Fellini

Ieri sera, mentre tornavo in treno da Lugano, ho assistito ad una scenetta deliziosa e dal sapore felliniano, per non dire boccaccesco, di quelle che se uno le trovasse all’interno di un film o di un romanzo le riterrebbe inverosimili e assurde.

Invece è accaduta veramente.

Il treno da Chiasso per Milano era segnalato con venti minuti di ritardo.

I viaggiatori attendevano tra lo spazientito e il rassegnato, fra battute ironiche e a tratti divertite, in quello strano territorio di nessuno costituito dalla saletta d’attesa della dogana e da una sorta di curioso recinto dei polli col cancelletto comandato elettronicamente che impedisce alle persone di salire sul treno prima di passare il controllo passaporti.

In queste situazioni di attesa, di sospensione si crea di solito, fra le persone che vi si trovano coinvolte, una strana sensazione di cameratismo, di complicità, di intimità quasi.

Persone che ogni giorno si incontrano in treno e che non si sono mai rivolte la parola, iniziano improvisamente a parlare e scherzare: ci si racconta dettagli della propria vita, si telefona ai propri cari per avvisare che si farà tardi, e ognuno ascolta tutto di tutti.

Son situazioni di contrabbando”, si allentano i controlli e le censure.

E a volte succede qualcosa che in condizioni normali non accade.

«Ci sono occhi che si cercano,
ci sono labbra che si guardano»

cantava Paolo Conte in Aguaplano.

Succede così che nella sala d’attesa un ragazzo giovane di circa venti anni, o poco più, attacchi bottone con una signora quarantenne che potrebbe essere sua madre.

Lui è un ragazzone moro, un bel ragazzo come tanti, vestito in modo semplice ma curato.

Lei è una donna assolutamente normale, abbastanza in carne anche, fin troppo forse, con un viso gioviale e aperto, ridente, l’atteggiamento solare. Suscita ricordi e sensazioni culinarie, deliziosi manicaretti fatti in casa.

Una donna felliniana.

Ricorda vagamente l’attrice Andréa Ferréol nel film La grande abbuffata (1973) di Marco Ferreri con Ugo Tognazzi.

Finalmente arriva il treno.

Io salgo su una carrozza e mi siedo su una poltrona, nello scompartimento quasi vuoto, e mi metto ad ascoltare la musica con gli auricolari.

Dopo pochi secondi sale anche la donna e si siede a fianco a me, ma dall’altro lato del corridoio. Improvvisamente, subito dopo arriva anche il ragazzo e le si piazza di fronte.

Non fanno caso a me che ascolto musica e parlano tranquillamente pensando di non essere sentiti. In realtà stavo ascoltando della musica new age a basso volume e ho potuto sentire tutto.

Il ragazzo passa subito all’attacco, si presenta, fa espliciti complimenti alla donna, le fa capire che le piace e le chiede se si possono incontrare fuori di là.

La donna, piacevolmente sorpresa e soddisfatta, si illumina in viso, scherza anche lei. Ride. Una risata sonora, argentina.

Inizia il gioco delle parti, la commedia delle schermaglie della seduzione.

Lei si schernisce, gli dice che potrebbe essere sua madre, che è sposata, che la sua vita è già abbastanza complicata e che non ha bisogno di complicarla ulteriormente.

Ma si vede che la cosa le piace, la stuzzica, la lusinga.

Alla fine il ragazzo le chiede il numero di cellulare. Lei tentenna un attimo, poi ridendo glielo dà.

Poco dopo il ragazzo scende e le dice: “Allora ci sentiamo. Ti chiamo”.

Subito dopo la donna inizia a chiamare tutte le sue amiche al telefono e racconta l’accaduto. Si vede che è al settimo cielo, sorpresa, contenta, eccitata come un’adolescente al primo incontro.

Sembrava di essere in una scena di un film di Fellini o ne Il Decameron di Pasolini. Desiderio e carnalità allo stato puro, nessuna censura, nessun senso del peccato. Solo due persone sconosciute che si attraevano e volevano incontrarsi al di là di ogni convenzione morale o sociale.

Chissà se i due si incontreranno mai.

Se incontro di nuovo in treno la donna glielo chiedo.

Il pornonano

giovedì, 3 luglio 2008

Berlusconi_pornonano

Stasera avevo deciso di interrompere il mio digiuno televisivo, che dura ormai da più di un anno, per assistere a un evento mediatico di portata storica paragonabile allo sbarco dell’uomo sulla luna del 1969, all’assedio dell’ambasciata statunitense a Saigon del 1975, alla caduta del muro di Berlino del 1989, alle monetine lanciate addosso a Craxi all’uscita dall’Hotel Raphael nel 1993.

L’intervento in diretta dello psiconano alla trasmissione Matrix di Enrico Mentana, per difendersi e screditare le intercettazioni telefoniche che lo vedono protagonista di conversazioni ad alto tasso erotico, o addirittura pornografico, sulle sue “favorite”.

Mi sarebbe piaciuto vedere in faccia il vecchio satiro di plastica, avrei voluto capire qual è il vero significato che si cela dietro l’espressione ”pari opportunità“, dietro le assegnazioni misteriose di certi ministeri. Invece niente.

Il pornonano, sicuramente consigliato dai suoi esperti per evitare problemi ben più grossi, ha dato forfait all’ultimo momento.

In fondo anche Al Capone alla fine cadde e fu incastrato per delle questioni di secondaria importanza. Evidentemente la storia insegna qualcosa.

In ogni caso mi vado convincendo sempre di più che il personaggio del politico Cetto La Qualunque interpretato da Antonio Albanese, sia la rappresentazione più realistica della politica e dei politici italiani.

Ancora una volta, comunquemente e infattamente, ribadiamo: “Cchiu’ pilu pi’ tutti! Cchiu’ pilu pi’ tutti!

 

Uomini veri! Ignazio Jouer - extended version

mercoledì, 25 giugno 2008

Sarà il caldo, saranno gli impegni, ma in questo momento vedere Fiorello e le sue imitazioni è l’unica cosa che mi fa veramente sganasciare dalle risate.

L’imitazione di Ignazio La Russa di qualche anno fa è da antologia, così come l’intervento del ministro stesso sul programma, qualche settimana fa.
Per ascoltare e vedere la puntata di qualche giorno fa clicca qua.

Ma il top è la parodia del successo Gioca Jouer di una ventina di anni fa!

La filosofia du babbaluci - Tony Sperandeo da Fiorello

lunedì, 23 giugno 2008

Babbaluci” (o anche “vavaluci” dalle mie parti, nel ragusano) in siciliano significa “lumaca“.

Adoro Fiorello e le sue imitazioni irresistibili che impreziosiscono i suoi programmi, soprattutto quel piccolo gioiello di esilarante comicità che è Viva Radio2.

Ma questa volta l’ospite, l’attore palermitano Tony Sperandeo che è stato a sua volta vittima delle imitazioni di Fiorello (ascoltala qui, un piccolo capolavoro!), ha veramente superato il padrone di casa.

Il suo intervento a Viva Radio2, nella puntata del 10 marzo 2008, è di una comicità irresistibile, interamente giocata in modo magistrale, da grande attore di cabaret qual egli è, su tempi, pause, creazione della suspence, attesa della reazione del pubblico e battuta finale.

Una piccola lezione di come raccontare in modo perfetto una barzelletta o un motto di spirito.

Sandro Bondi, il poeta. Ministro dei Beni Culturali

venerdì, 9 maggio 2008

Sandro Bondi

«Nil recitas et vis, Mamerce, poeta videri.
Quidquid vis esto, dummodo nil recites
»
Marziale - Epigrammi - Liber II - 88

Trad. «Per poeta vorresti passare
ma un verso tuo non ce l’hai detto mai.
Prometti che per sempre tacerai
e passa pure per chi cazzo ti pare!»

Sandro Bondi è il nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali del governo Berlusconi IV.

Cattolico, una laurea in Filosofia, un passato di militante nel Partito Comunista Italiano durante il quale non si distingue certo per coerenza e linearità.

Gli stessi attivisti e suoi compagni di partito all’interno del PCI lo paragonano scherzosamente, per il suo comportamento ondivago, ad un “rapanello“, cioè rosso fuori e bianco dentro.

Tutto questo fino alla folgorazione sulla via di Damasco, quando incontra Berlusconi.

Diventa il suo segretario e collaboratore, il suo consigliere più fidato.

Berlusconi gli affida nel 2001 il compito di gestire e coordinare la stesura del libro fotografico Una storia italiana, che fu spedito a milioni di famiglie italiane in occasione della campagna elettorale del 2001.

Da allora è uno dei più importanti esponenti di Forza Italia, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi.

Questa settimana è diventato Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Vittorio Sgarbi, compagno di schieramento politico, dice di lui: “Bondi è una figura di cortigiano, lo dico senza volerlo insultare, rispetto al potente e cioè l’adorazione per Berlusconi è in lui naturale e convinta, lo so perché lo conosco, ma pare innaturale ad un uomo libero.

Tralascio altri aneddoti su Bondi politico, perché adesso voglio soffermarmi su Bondi poeta.

Da alcuni anni tiene - non so se ce l’abbia ancora - una piccola rubrica sulla rivista Vanity Fair, dove illumina le lettrici e i lettori con le sue riflessioni, ma soprattutto con le sue poesie, il cui livello artistico è tale che al confronto il diario di una ragazzina sembra lo Zibaldone di Leopardi, per profondità e originalità.

Al tempo fui tentato più volte di scrivere alla direzione della rivista per capire perché pubblicassero tali banalità, che in alcuni casi raggiungono dei vertici di ridicolo e grottesco, di comicità involontaria che sfiora l’autoparodia, tanto da far pensare che siano stati scritti da qualcuno della parte politica avversa.

Ma ecco qui alcune delle perle di sublime e inarrivabile poesia scritte da Sandro Bondi (via Il Gambero Rotto, segnalatomi stamattina da Rita, che ringrazio per l’ispirazione fornitami).

Le mie preferite sono quelle dedicate a Michela Vittoria Brambilla, Giuliano Ferrara, e quella inarrivabile, l’ultima, di altissimo afflato lirico e mistico dedicata a LUI, Silvio Berlusconi.

Mi chiedo quale sarà il primo atto di Bondi come Ministro dei Beni Culturali. Chiederà che il Mausoleo di Arcore venga riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità?

Poesie di Sandro Bondi (via Il Gambero Rotto).

A Michela Vittoria Brambilla
(alias Crudelia Salmon)

Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore

A Stefania Prestigiacomo

Luna indifferente
Materna sensualità
Velo trasparente
Severo abbandono

Per le nozze di Elio Vito

Fra le tue braccia magico silenzio
Fra le tue braccia intenerito ardore
Fra le tue braccia campo di girasoli
Fra le tue braccia sole dell’allegria

A Giuliano Ferrara

Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza

A Walter Veltroni

Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato

E per chiudere in bellezza, con il grande finale, il trittico dedicato alla famiglia di Silvio Berlusconi, quasi una nuova Trinità.

A Veronica Lario in Berlusconi *

Bellezza del soccorso
sensuale ironia
vigore dell’amore
intrepida solitudine

*Moglie di Silvio Berlusconi

A Rosa Bossi in Berlusconi *

Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

*Madre di Silvio Berlusconi 

A Silvio

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

Il ritorno di Cagliostro

giovedì, 3 aprile 2008


«Buonciorno. Me manda.. alle Caddinale… al, Sucando. Dice io deve parlare con loro. Sucando. Caddinale, sì. Deve parlare con loro. Dice, ide-didantemente deve parlare con loro. Sucando. E chi è questo caddinale? Il caddinale, deve parlare con loro, non posso parlare… noi, di loro deve parlare, caddinale. Didantemente. Grazie, grazie, grazie..»  

Dopo quasi una settimana di influenza e di umore pessimo avevo voglia di tirarmi su, avevo bisogno di una salutare sferzata rigeneratrice.

In questi casi la cosa migliore è quella di volgersi alle proprie radici, alla parte di sè più impregnata di umori terragni e grevi, e suscitare nuovamente la risata grassa, risvegliare il plebeo che è in noi, così poco incline alle buone maniere, e farci contagiare dalla sua carnale vitalità.

Mi sono così rivisto il film Il ritorno di Cagliostro (2003) di Ciprì e Maresco, gli autori di Cinico TV, il geniale e dissacrante programma televisivo andato in onda su Rai Tre nei primi anni novanta.

Mi riprometto di tornare a scrivere in seguito di Ciprì e Maresco; nel frattempo ecco un breve articolo di Enrico Ghezzi e un’intervista realizzata al tempo dell’uscita del film Il ritorno di Cagliostro.

Per adesso, visto che lo scopo è ridere, vi propongo l’esilarante sequenza iniziale del film, che vi invito caldamente di vedere.

I cento film italiani da salvare: grossolano errore su Repubblica

giovedì, 28 febbraio 2008

Luca Barbareschi

Su Repubblica on line di stamane c’è un clamoroso errore, di quelli veramente che fanno pensare che ormai nei giornali nessuno controlli piu’ nulla e le notizie e le foto vadano in linea come capita prima.

Hanno pubblicato un articolo su I cento film italiani da salvare con tanto di foto dei film piu’ famosi e hanno clamorosamente toppato quella del Il Gattopardo (1963) di Visconti con Burt Lancaster, pubblicando una foto che non c’entra niente che ritrae Luca Barbareschi nell’adattamento teatrale Il Sogno del Principe di Salina, l’Ultimo Gattopardo (2006).

Roba da non credere!

Aggiornamento dell’ultima ora (12:58). Se ne sono accorti. Adesso le foto sbagliate non sono presenti e i link puntano ad altro.

Mi immagino la scena e le risate negli uffici della redazione del giornale.

Trash d’autore: Brigantony

venerdì, 13 luglio 2007

Brigantony

Visto che ormai fra me e nexusdue, sul suo blog Conati di Silicio, si è scatenata una divertentissima guerra a colpi di citazioni e filmati kitsch, sugli eroi trash delle televisioni private siciliane, pugliesi e napoletane degli anni ottanta e novanta, adesso io - per usare una tipica espressione siciliana -  “ci calo il carico da undici”, ovvero per chi non è avvezzo al gioco della briscola, svento il colpo decisivo, da knock-down.

Nella fine degli anni settanta e negli anni ottanta imperversava nelle radio private siciliane un geniale e sanguigno cantante catanese, Brigantony - che adesso ha anche un suo sito web (guardate la sezione “Dicono di lui”) e anche l’onore di avere uno spazio addirittura su wikipedia - le cui audiocassette, come recitava la pubblicità al tempo, potevano essere trovate nelle migliori bancarelle. La mia adolescenza è stata anche allietata da successi di irresistibile comicità e salaci doppi sensi come ‘A sasizza, Nonno rock, ‘U Cavaleri ‘o Pub, ‘A cassa malatia, Mannatimi i soddi, Na vota ni lavaumu ‘da pila, Abbambata, A minchia o suli, ‘A nanna sinni fuiu, e così via.

Brigantony, che è il vero antesignano di Leone di Lernia, è stato autore di successi canori e parodie musicali sempre improntati a doppi sensi a sfondo sessuale, in cui la volgarità esplicita dei testi era sempre solare e genuina, come solo la gente del popolo sa esprimere. A volte i testi erano anche attraversati da un sano senso di rivolta antipolitica e populistica di stampo popolaresco.

Un grande improvvisatore Brigantony, un genio popolare le cui sfumature piene del dialetto, le pause comiche, i tempi teatrali, possono essere apprezzati pienamente solo da chi è siciliano al 100%. Forse è il vero erede di Domenico Tempio, l’autore catanese di opere poetiche satiriche e licenziose dell’Ottocento, quasi tutte in siciliano.

Possedevo quasi tutte le audiocassette di Brigantony, ora rimpiazzate dagli mp3.

Per la vostra gioia e quella di nexusdue, vi propongo di seguito due filmati trovati su Youtube in cui il genio di Brigantony si esplicita al meglio, prima in un parodistico TG, e poi in un surreale videoclip.

I giapponesi sanno distinguere un agnello da un barboncino?

lunedì, 14 maggio 2007

 Agnello

Ho letto qualche giorno fa una notizia curiosa sul periodico di costume e società Vanity Fair (ebbene sì, lo compro per mia moglie ma lo leggo anch’io!).

Non so se la notizia sia vera o falsa, ma è talmente surreale che anche se fosse stata inventata sarebbe bella lo stesso: un piccolo capolavoro di comicità dell’assurdo, che si presta a riflessioni altrettanto surreali e paradossali.

Sembra che in Giappone sia stata di recente scoperta una truffa che aveva fruttato ai geniali ideatori una cifra equivalente a diverse centinaia di migliaia di euro. I truffatori erano riusciti a vendere via internet a delle facoltose signore giapponesi, ansiose di essere alla moda, dei normalissimi agnellini (sì, avete capito bene: agnellini) spacciandoli per una rarissima e costosissima specie di barboncino che in Europa e America andava per la maggiore nel mondo del jet-set.

Ogni agnellino veniva venduto alla modica cifra di 1.500 - 2.000 euro.

La truffa, che ha veramente dell’incredibile, è venuta alla ribalta quando una famosa attrice giapponese, che aveva comprato anche lei l’agnello-barboncino, è intervenuta in un talk-show in TV, con l’animale, e ha raccontato la sua storia.

Dopo aver comprato il prezioso animaletto la donna aveva iniziato a nutrirlo con un’appropriata dieta “canina” a base di carne, che ovviamente l’agnellino rifiutava, deperendo rapidamente. Portato l’animaletto dal veterinario per scoprire quale fosse la malattia del suo adorato e costoso barboncino, si vedeva rispondere dal medico che non si trattava di cane, bensì di agnello.

Vi chiederete come tutto ciò sia stato possibile? Come scambiare un agnello per un barboncino?

E qui sta il vero colpo di scena! Sembra che in Giappone pecore, capre - e ovviamente agnellini - siano quasi sconosciuti alla maggior parte delle persone!

I truffatori hanno approfittato di questa strana e paradossale situazione per organizzare il geniale colpo.

A questo punto una folta serie di curiosi e sempre più paradossali interrogativi mi attraversarono la mente arrivando fino alle più assurde conseguenze:

1) Ma se degli spettatori giapponesi vedono una scena di un film in cui c’è un pastore che porta a pascolare sui prati il suo bel gregge di pecore, questi si chiederanno forse: “Ma che cavolo ci fa questo strano tizio con tutti questi cani bianchi?”

2) Cosa avranno capito del film “Babe, malialino coraggioso” i giapponesi, ammesso che il film sia uscito in Giappone?

3) I giapponesi, quando non riescono a dormire, cosa contano per addormentarsi? Barboncini? Pastori maremmani abruzzesi? O per caso delfini?

4) Se Mussolini fosse stato giapponese, cosa avrebbe detto al posto della famosa frase “Meglio un giorno da leoni che cento giorni da pecora”?

5) È forse questo il vero motivo che sta alla base del fatto che in Giappone non viene celebrata la Pasqua?

Le leggi fondamentali della stupidità umana

sabato, 31 marzo 2007

Stupido 

Alcuni anni fa, girovagando su internet mi imbattei per caso in un sito esteticamente sobrio, scarno ma ricco di contenuti interessanti.

Il sito era Il potere della stupidità di Giancarlo Livraghi.

Al suo interno l’autore, prendendo spunto da un piccolo saggio intitolato Le leggi fondamentali della stupidità umana, scritto da Carlo Maria Cipolla, professore di storia dell’economia a Berkeley, traccia un arguto e divertentissimo quadro sulla stupidità umana.

Quando l’autore parla dei rapporti fra stupidità e potere, raggiunge dei vertici di comicità assoluta. La storia, gli eventi più importanti dell’umanità, le guerre: tutto viene reinterpretato e spiegato sulla base di azioni di stupidità colossale ad opera di stupidi al cubo. Il quadro tratteggiato è veramente geniale, illuminante, e purtroppo drammaticamente inquietante.

Personalmente, nella vita e nel lavoro, ho avuto molto a che fare con stupidi che detengono posizioni di potere e devo dire che la mia lotta personale contro di essi, o quantomeno il tentativo di opporvisi mitigandone le azioni nefaste e deleterie, si è spesso ritorta contro di me. Contro la stupidità c’è effettivamente poco da fare. Gli stupidi come si dice molto bene nel saggio, sono imprevedibili e pericolosi.

I brani che seguono sono tratti da varie sezioni del sito Il potere della stupidità di Giancarlo Livraghi, che vi invito caldamente a visitare:

Sono sempre stato affascinato dalla stupidità. La mia, naturalmente. E questa è già una grossa fonte di preoccupazione. Ma le cose si complicano molto quando abbiamo l’occasione di scoprire come persone potenti e influenti prendono “grandi” decisioni con “grandi” conseguenze. Tendiamo spesso ad attribuire decisioni sbagliate (o catastrofiche) a intenzionale perversità, astuta cattiveria, megalomania, eccetera. Questi comportamenti ci sono – e in esagerata abbondanza. Ma un attento studio della storia (come degli avvenimenti in corso) porta all’inevitabile conclusione che la principale causa di terribili errori è una: la stupidità.

Le cinque Leggi della Stupidità secondo Carlo Cipolla.

Prima legge
Sempre e inevitabilmente ognuno di noi sottovaluta il numero di individui stupidi in circolazione.

Seconda legge
La probabilità che una certa persona sia stupida è indipendente da qualsiasi altra caratteristica della stessa persona.

Terza (e aurea) legge
Una persona stupida è una persona che causa un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

Quarta legge
Le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide.

Quinta legge
La persona stupida è il tipo di persona più pericoloso che esista.

Le persone intelligenti, per quanto ostili possano essere, sono prevedibili, mentre gli stupidi non lo sono. Inoltre, il corollario “Lo stupido è più pericoloso del bandito” ci porta nel cuore della Teoria di Cipolla, che suddivide le persone in quattro categorie:

Le quattro categorie di persone

  • Sprovveduti: Persone che con il loro agire danneggiano se stesse mentre producono un vantaggio per qualcun altro.
  • Intelligenti: Persone le cui azioni avvantaggiano loro e anche gli altri.
  • Banditi: Persone che agiscono in modo da trarne vantaggio ma danneggiare gli altri.
  • Stupidi: Persone che agiscono in modo da causare un danno a un’altra persona o gruppo di persone senza realizzare alcun vantaggio per sé o addirittura subendo un danno.

Corollari di Livraghi alle Leggi di Cipolla

Primo corollario
In ognuno di noi c’è un fattore di stupidità che è sempre maggiore di ciò che pensiamo.

Secondo corollario
Quando la stupidità di una persona si combina con la stupidità di altre, l’effetto cresce in modo geometrico. Questo può aiutare a spiegare il noto fatto che le folle sono molto più stupide delle singole persone che le compongono.

Terzo corollario
La combinazione delle intelligenze di persone diverse ha un effetto minore della combinazione di stupidità, perché (quarta legge di Cipolla) “le persone non stupide sottovalutano sempre il potenziale nocivo delle persone stupide”.