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Wazzamba, il mondo virtuale dove vincere viaggi da sogno

mercoledì, 11 novembre 2009

wazzamba-tortuga2

Wazzamba è un mondo virtuale on line dove gli utenti possono giocare e vincere dei veri viaggi da sogno nelle più belle e desiderate località del mondo.

Basta registrarsi gratuitamente al sito web e creare in pochi click il proprio avatar per entrare a far parte di questo fantastico nuovo mondo virtuale.

Non c’è nessun software da scaricare o installare. Bastano un semplice browser e un collegamento a Internet e … in qualunque parte del mondo vi troviate il gioco è fatto!

All’interno di Wazzamba troverete decine e decine di fantastiche mappe da esplorare, rappresentazioni giocose ma fedeli delle aree più famose di Roma, New York, Los Angeles, Caraibi, Egitto, Parigi e tante nuove città che verranno nei prossimi mesi.

Potrete esplorare gli angoli più nascosti delle mappe, giocare a divertenti cacce al tesoro o sfidare voi stessi e gli altri concorrenti nel rispondere alle centinaia di migliaia di quiz che Wazzamba vi mette a disposizione per vincere dei viaggi.

E se siete amanti dello shopping e della moda all’interno di Wazzamba troverete migliaia di bellissimi vestiti ed accessori per personalizzare e rendere più affascinante il vostro avatar.

E per chi non può fare a meno dei social network Wazzamba vi mette a disposizione un intuitivo sistema di friendship per crearvi nuovi amici e chattare con un sofisticato sistema di chat che non vi farà rimpiangere quello che utilizzate di solito con i vostri amici.

Dimenticavo… Wazzamba è il mondo virtuale a cui sto lavorando da due anni e di cui sono Project Manager… quindi fidatevi. È tutto vero quello che vi viene promesso ;-)

Da una settimana è partito il Closed Beta Testing di Wazzamba. Se volete far parte anche voi di questa entusiasmante avventura e vivere un emozionante dietro le quinte… beh non perdete tempo! Oggi è già partita la prima competizione riservata ai tester con in palio un fantastico viaggio tutto compreso a Las Vegas.

Per iscrivervi come beta tester:

  1. Andate sul sito web Wazzamba
  2. Cliccate sul pulsante ”Sign up for Beta” in alto a destra nella pagina. Una volta compilato il modulo verrete contattati al più presto dallo staff che vi darà tutte le informazioni necessarie.

Per trovarci su Facebook: Wazzamba on Facebook

Per seguirci su Twitter: Wazzamba on Twitter

AVATAR – Un esperienza nel mondo virtuale

lunedì, 13 ottobre 2008

Avatar_logo

Questo fine settimana sono stato due giorni a Trento per l’inaugurazione della mostra interattiva Avatar – Un’esperienza nel mondo virtuale.

La mostra è stata prodotta dal Museo Tridentino di Scienze Naturali in collaborazione con Virtual Italian Parks, la società italiana che ha sviluppato la piattaforma tecnologica con la quale è stata realizzata l’installazione.

AVATAR tratta, dal punto di vista psicologico, sociologico e antropologico, il tema dei nuovi mondi virtuali che si stanno sviluppando in internet.

Visto che anch’io, assieme alle persone del mio gruppo, sto lavorando alla realizzazione di un mondo virtuale, sono andato alla mostra incuriosito da quello che avevo letto sul sito web.

La mostra AVATAR è dedicata alle persone di tutte le età e si rivolge in particolare a chi non ha mai visitato un mondo virtuale ma è curioso di sapere cos’è e come funziona.

Nei mondi virtuali milioni di persone si incontrano, costruiscono case virtuali, discutono, fanno festa, vivono assieme. Il tutto attraverso i propri avatar, i loro alter ego digitali.

Il percorso espositivo della mostra propone un’esperienza originale nel suo genere.

I visitatori, all’interno di particolari postazioni, sono invitati a crearsi un alter ego digitale (Avatar) e ad avventurarsi in un viaggio che li conduce attraverso ambientazioni immaginarie dove ognuno è libero di comunicare con gli altri e di aggregarsi per visitare la mostra.

Gli interventi dei relatori (fra di essi Mario Gerosa e David Orban, alcuni fra i maggiori esperti italiani nel campo dei mondi virtuali) sono stati sicuramente interessanti, anche se un po’ scontati per chi lavora nel settore. Ma visto il pubblico a cui si indirizzavano e il poco tempo a disposizione francamente era difficile fare di meglio.

Alcuni problemi tecnici durante la fase di login e la presentazione degli ambienti virtuali (un classico inevitabile in queste occasioni) hanno ravvivato la serata e donato un po’ di colore all’inaugurazione, altrimenti troppo seriosa, che si è svolta alla presenza di un folto pubblico di curiosi, appassionati e esperti del settore.

C’erano anche dei fighetti molto web 2.0, a dire il vero, gente che vive la vita reale come una parentesi noiosa fra una capatina su Second Life, un salto su Facebook a scrivere quattro cazzate aggiornando il proprio status (cosi di cui non gliene frega niente a nessuno), un post sul proprio blog sull’ultimo inutile widget alla moda, e un aperitivo per accalappiare ragazze.

Ma diciamo che fa parte delle cose della vita, fa folklore. Oltre a fare pendant con la mia aria distaccata e scettica.

Invece la cosa poco divertente, e che sinceramente mi ha fatto un po’ girare le scatole, è stata invece il fatto che l’indomani mattina, quando sono andato di nuovo al museo per provare finalmente di persona quello che era stato presentato la sera precedente, l’intero sistema fosse inutilizzabile per problemi tecnici.

Cose che succedono, lo so bene, soprattutto in queste occasioni, ma il fatto di essere andato via senza aver potuto provare quello per cui ero andato fino a Trento, mi ha lasciato un po’ con l’amaro in bocca.

In ogni caso, grazie a quest’occasione, ho potuto scoprire Trento che è una cittadina veramente splendida, con un tessuto urbano particolarissmo, un centro storico molto bello e dei monumenti caratteristici, che le donano un’atmosfera unica.

Ne ho approffitato quindi per scattare un po’ di foto e, dopo tutte quelle parole sui mondi virtuali, fare una magica esperienza nel mondo reale.

Cattedrale di San Vigilio situata in Piazza del Duomo a Trento La splendida Fontana del Nettuno (1767-1768) Un'altra vista della Fontana del Nettuno a Trento

La Fontana del Nettuno e la Cattedrale di San Vigilio Affreschi sulle facciate degli edifici - Trento Cattedrale di San Vigilio - Trento

Fontana del Nettuno - Trento Un'altro particolare della Fontana del Nettuno Palazzo Pretorio, antica residenza vescovile

Posta Virgilio: com’è andata a finire

giovedì, 1 maggio 2008

Virgilio vittoria o vendetta

Il 23 marzo avevo pubblicato un articolo sul blog che aveva come argomento il fatto che tutta la mia posta elettronica su Virgilio sembrava sparita per sempre.

Dopo un giorno di snervante attesa, fortunatamente, tutto si era poi risolto.

Nel frattempo, decine di persone con lo stesso problema erano arrivate sul mio blog, digitando sui vari motori di ricerca chiavi di ricerca inerenti all’argomento, e avevano scritto dei commenti in calce al mio post lamentando il fatto che si trattasse di un problema molto diffuso.

In pochi giorni quell’articolo ha raccolto moltissime visite e ben 52 commenti, un numero enormemente alto per il mio blog. Segno che l’articolo avava colto nel segno e aveva toccato un nervo scoperto.

Del resto basta digitare su Google parole come ‘posta sparita virgilio‘ per vedere come l’articolo in questione risulti al primo posto dei risultati della ricerca.

Poi, una decina di giorni fa, con qualche sorpresa, mi ha scritto un commento una persona, il cui nick è Guido Latruppa, che per conto di Virgilio gestisce un nuovo blog, Vittoria o Vendetta, il cui compito è quello di dare ascolto agli utenti del portale e richiedere risposte a chi ci lavora dentro.

Molto gentilmente Guido Latruppa mi chiedeva l’autorizzazione a citare il mio post, a cui avrebbe risposto il responsabile della Posta di Virgilio, tramite un’intervista che sarà pubblicata sul suo blog.

L’articolo è già uscito. Adesso siamo in attesa della risposta del responsabile.

In ogni caso si tratta di un’iniziativa sicuramente interessante e lodevole, almeno nelle intenzioni, che cerca di venire incontro alle aspettative e alle esigenze dei clienti di Virgilio utilizzando degli strumenti (il blog, il forum) che per la loro natura permettono uno scambio di opinioni in tempo quasi reale e un dialogo paritario che di solito è molto temuto dalle grandi aziende.

Vedremo come evolverà la situazione.

Mi è sparita tutta la posta su Virgilio!

domenica, 23 marzo 2008

Virgilio portale

[P.S. Aggiornamento 01/05/2008. Sul blog Vittoria o Vendetta è stato pubblicato un articolo che parla del problema della posta su Virgilio. Ne parlo appunto nel mio nuovo post.

L'articolo è stato pubblicato da Guido Latruppa, che per conto di Virgilio gestisce il nuovo blog, e il cui compito è quello di dare ascolto agli utenti del portale e richiedere risposte a chi ci lavora dentro. Adesso siamo in attesa della risposta del responsabile della posta di Virgilio.]

[P.S. Aggiornamento 24/03/2008, ore 18.00. Ho controllato poco fa la posta e tutto sembra essere ritornato normale! ]

Non riesco ancora a capire se si tratta di un disguido temporaneo (come spero), di una brutta sorpresa dentro l’uovo di pasqua, o se veramente tutta la mia posta elettronica su Virgilio è sparita per sempre (come purtroppo temo).

In questo malaugurato caso, credo che avvierò un tam tam elettronico via blog che arriverà presto alle orecchie di chi di dovere.

Ma procediamo con ordine. Ieri sera, verso le 20.30 decido di consultare la mia casella di posta elettronica su Virgilio.

Come al solito mi collego al portale di Virgilio Alice, ormai del tutto simile ad uno dei tanti portali ambigui di incontri e chat erotiche, pieno di pubblicità e notizie gossip per imbecilli, e inserisco Username e Password all’interno di uno stramaledetto oggetto flash che ogni volta mi fa imprecare contro chi l’ha progettato, per il fatto che è stato appositamente realizzato per far cliccare per errore gli utenti su dei banner pubblicitari, in modo da incrementare gli introiti e le statistiche del sito sui click. Attendo la schermata di autenticazione, che puntualmente mi viene presentata.

Virgilio 02 Virgilio Alice

Clicco a questo punto su Posta in Arrivo, ma … sorpresa! Ecco la schermata che mi viene presentata:

Virgilio Alice

Non ci sono messaggi in questa cartella‘?

Non ci sono messaggi

E che cacchio vorrà mai dire ‘spazio occupato -1%‘ quando invece nella schermata precedente mi diceva che lo spazio occupato era del 13%?

Spazio occupato

Riprovo una decina di volte incredulo, ad orari differenti, ma il risultato è sempre lo stesso.

A questo punto, iniziando a presagire il peggio decido di contattare il servizio di assistenza clienti, e qui comincia la parte veramente spettacolare. Dove sarà mai il link per contattare l’help desk? Passo in scansione più volte tutto il portale di Virgilio Alice, ma non lo trovo, eppure dovrebbe essere la cosa più semplice da trovare visto che si tratta di un servizio offerto agli utenti.

Nel lavoro di ricerca mi imbatto in scoperte paradossali, per non dire surreali. Nel piè di pagina del portale (footer, come si chiama in modo più figo nel gergo tecnico dei designer e programmatori web) scopro con stupore che nello spazio che dovrebbe essere riservato ad informazioni di servizio, accanto a ‘Lavora con Matrix‘ c’è anche il link al sito del Commissariato di P.S.

Footer Virgilio

Spinto dalla curiosità, già che ci sono, guardo il sito del Commissariato di P.S.

Orrendo, roba da far accapponare la pelle, il parto di qualche dirigente megalomane che non sa nulla di web e accessibilità dei siti ma che in compenso ha visto troppe fiction in TV sulla Polizia di Stato e ha voluto strafare su Internet. E pensare che si tratta di roba fatta con i soldi dei contribuenti…

Desisto, e mi rimetto a cercare il link per l’assistenza clienti. Finalmente credo di averlo individuato, nascosto fra i tanti annunci pubblicitari del sito.

Ecco tutti i passaggi del percorso (alla faccia dell’usabilità) e l’enigmatica fine.

assistenza alice assistenza alice 2 Assistenza tecnica 1

1) Clicco su ‘Assistenza’
2) Clicco su ‘Posta Elettronica’
3) Clicco su ‘Programma di posta’ (perché, prima per ‘Posta Elettronica’ cosa intendevano?):

Assistenza tecnica 2 Assistenza tecnica 3

4) Clicco su ‘Problemi di ricezione email’ (a questo punto comincia a sembrarmi un incubo senza fine, un kafkiano frattale che inizia a dipanarsi davanti ai miei occhi)

5) Clicco su ‘Verifica dati di accesso’, sperando che sia quella giusta, mentre una testa di cazzo a forma di assistente virtuale femminile, sulla destra della schermata, inizia a guardarmi con l’espressione da idiota. Sarà il frutto della frustrazione di qualche genio incompreso della grafica 3D che avrebbe voluto lavorare negli studi della Pixar?

Assistenza tecnica 4  Assistenza tecnica 5  Assistenza tecnica 6

6) Adesso, come se fossi un imbecille, e non avessi riprovato già diecimila volte, mi chiede i reinserire i dati di accesso, per vedere magari se non li avevo sbagliati prima: geniale! Stoicamente li inserisco, voglio vedere ormai dove si andrà a parare. Ma visto che di default, il dominio è Alice.it (mentre il mio è Virgilio.it) e non posso modificarlo, mi dice che i dati sono errati e di contattare l’assistenza clienti, il numero 187

In pratica mi dicono di chiamare il numero 187 alla modica cifra di 50 €cent al minuto IVA inclusa.

E c’era bisogno di farmi fare tutto questo casino via web, per  poi dirmi alla fine che dovevo chiamare la classica assistenza telefonica al 187? Me lo dicevano subito nella home page, così risparmiavo tempo e non mi giravano le scatole.

E chissà che cinema che mi aspetta ancora, quando chiamerò il 187. Con il fatto che la tariffazione è a tempo, scommetto che mi faranno girare un bel po’ tra musichette di attesa e annunci tipo “Tutti gli operatori sono momentaneamente occupati, siete pregati di rimanere in attesa per non perdere il vostro turno“.

Mi sa che ci rinuncio, e ricomincio ad utilizzare il mio account di posta su Gmail. Peccato per tutta la corrispondenza persa per sempre.

Il mattino dopo mi sono accorto che probabilmente dovevo cliccare sull’assistenza riservata ai clienti Virgilio/Tin.it, cosa che ho fatto stamane. Vi risparmio tutti gli ennesimi intricati passaggi di questa telenovela, ancora più ingarbugliati del primo, fatto sta che la sostanza non cambia. Anche qui alla fine mi dicono di chiamare più numeri verdi (ancora più cari, con tariffe quasi da servizio di telefono erotico), ma non si capisce quali dovrei chiamare, così, nel dubbio uno li chiama un po’ tutti e spende un bel po’.

Assistenza Virgilio Tin 01  Assistenza Virgilio Tin 07

A questo punto cosa dovrei fare?

Spendere una ventina di euro almeno in telefonate chiamando i vari numeri verdi per probabilmente approdare a nulla di fatto?

Nella mia posta privata avevo tanta corrispondenza importante… credo che ci rifletterò un poco sul da fare.

Ma non mi va di lasciare finire in questo modo assurdo una storia di ordinario disservizio tipicamente italiana.

Truffa via SMS

giovedì, 3 gennaio 2008

 Toto Truffa

Stamane ho ricevuto un SMS che diceva:

CENTRO MSG
È presente un nuovo messaggio. Ore 12.23 del 03/01/2008 (1 messaggio). Per ascolto chiama da fisso 899.3333.11. Infocentromessaggi.info
 

Ovviamente non ho chiamato, ma incuriosito sono andato sul sito “centromessaggi.info“.

Si tratta di un sito per incontri erotici e videochat a pagamento. Nella sezione “Info/Faq” dicono testualmente:

Il messaggio da lei ricevuto è da attribuirsi ad un nostro utente che attraverso la registrazione al nostro sito, ha la possibilità di inviare dei messaggi.
Il messaggio conterrà soltanto il numero da chiamare per ascoltare il messaggio vocale dei nostri utenti.
La telefonata ha un costo di € 15 iva inclusa.
Prima di telefonare consigliamo di controllare il costo della telefonata e verificare l’attendibilità del messaggio.

Avete capito bene:  La telefonata ha un costo di € 15 iva inclusa!

Sul sito web lo dicono, ma nel SMS ovviamente no. Si tratta di una truffa bella e buona!

Facendo un po’ di ricerche su internet ho scoperto che si tratta di una truffa che gira da un po’ di tempo e che il sito cambia nome e dominio di tanto in tanto.
In pratica vengono spediti sms a pacchi di mille a tutti i numeri compresi in un intervallo di numerazioni 339 (o altro prefisso) abcd000 fino alla 339/adcd999.
Statisticamente qualcuno (e credo non saranno pochi) abbocca, e ogni volta sono 15 euro che vengono spillati ai malcapitati e che vanno a finire nelle tasche dei truffatori.

Sabato andrò a sporgere denuncia alla polizia di stato.

L’unica cosa che mi chiedo è come mai questi figli di buona donna non vengono mai presi e sbattuti in carcere, e possono continuare indisturbati a truffare le persone, soprattutto anziani e gente che ha poca dimestichezza con i nuovi strumenti tecnologici e internet.

Per adesso, digitando il dominio “centromessaggi.info” nel sito http://www.whois.net/ (o in qualunque altro sito di registrazione domini che si appoggia ad esso), si scopre che il dominio è stato registrato a Bryan, una città del Texas. Ovviamente una bufala.

Domain ID:D17461919-LRMS
Domain Name:CENTROMESSAGGI.INFO
Created On:24-Apr-2007 15:06:30 UTC
Last Updated On:23-Jun-2007 20:36:04 UTC
Expiration Date:24-Apr-2008 15:06:30 UTC
Sponsoring Registrar:GKG.NET,Inc. (R260-LRMS)
Status:CLIENT TRANSFER PROHIBITED
Registrant ID:GKG-P000004FBD
Registrant Name:GKG.NET Domain Proxy Service Administrator
Registrant Organization:GKG.NET Domain Proxy Service
Registrant Street1:302 N Bryan Ave
Registrant City:Bryan
Registrant State/Province:TX
Registrant Postal Code:77803
Registrant Country:US
Registrant Phone:+1.9796935447
Registrant FAX:+1.9796947060
Registrant Email:centromessaggi.info@privatedomain.gkg.net
Admin ID:GKG-P000004FBE
Admin Name:GKG.NET Domain Proxy Service Administrator
Admin Organization:GKG.NET Domain Proxy Service
Admin Street1:302 N Bryan Ave
Admin City:Bryan
Admin State/Province:TX
Admin Postal Code:77803
Admin Country:US
Admin Phone:+1.9796935447
Admin FAX:+1.9796947060
Admin Email:centromessaggi.info-admin@privatedomain.gkg.net
Billing ID:GKG-P000004FC0
Billing Name:GKG.NET Domain Proxy Service Administrator
Billing Organization:GKG.NET Domain Proxy Service
Billing Street1:302 N Bryan Ave
Billing City:Bryan
Billing State/Province:TX
Billing Postal Code:77803
Billing Country:US
Billing Phone:+1.9796935447
Billing FAX:+1.9796947060
Billing Email:centromessaggi.info-billing@privatedomain.gkg.net
Tech ID:GKG-P000004FBF
Tech Name:GKG.NET Domain Proxy Service Administrator
Tech Organization:GKG.NET Domain Proxy Service
Tech Street1:302 N Bryan Ave
Tech City:Bryan
Tech State/Province:TX
Tech Postal Code:77803
Tech Country:US
Tech Phone:+1.9796935447
Tech FAX:+1.9796947060
Tech Email:centromessaggi.info-tech@privatedomain.gkg.net
Name Server:DNS1.SCSITALIANET.IT
Name Server:DNS2.SCSITALIANET.IT

La repubblica dei vecchi e degli incompetenti

mercoledì, 24 ottobre 2007

Goya_due-vecchi-che-mangiano

«L’Italia è una repubblica geriatrica fondata sull’incompetenza e la corruzione. La sovranità appartiene a pochi gruppi di potere che la esercitano nelle forme e nei limiti dei propri interessi».

Bisognerebbe riscrivere la Costituzione e sostituire il nobile (negli intenti degli stesori) articolo 1 della Costituzione Italiana con quello sopra da me scritto.

L’articolo 1 della Costituzione Italiana (quello vero) dice infatti:

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Anche un bambino si renderebbe subito conto della evidente, assoluta, totale discrepanza fra i nobili principi espressi nella Costituzione e la tragica e grottesca realtà.

L’ultima conferma viene dalla meschina, a dir poco, figura a livello mondiale fatta dall’attuale governo di centrosinistra in carica (la cui coalizione è stata da me votata alle elezioni politiche del 2006) con l’ormai famoso (ahimè) disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di mettere il bavaglio alla maggior parte dei blog e siti di libera informazione in Italia.

Avevo già scritto sull’argomento alcuni giorni fa in un mio post, e purtroppo i fatti stanno dando ragione a chi aveva aveva evidenziato l’assoluta incompetenza, l’inadeguatezza, l’estrema goffaggine degli stesori del disegno di legge e del governo Prodi in generale.

Basta vedere la feroce ironia con cui alcuni fra i principali mezzi di informazione on line del mondo stanno sbeffeggiando l’attuale classe politica italiana fatta di vecchi incompetenti e ignoranti ma tenacemente aggrappati alla loro poltrona e alla loro fetta di potere.

Prendo spunto dall’articolo scritto oggi sull’argomento da Beppe Grillo nel suo blog. Ecco ad esempio cosa scrive il Times nella sua versione on line:

«A geriatric assault on Italy’s bloggers.
Italy’s leaders barely understand word processors, let alone the web. Now they’ve turned against the country’s bloggers
»

Ed ecco cosa scrive invece BoingBoing uno dei cinque più autorevoli blog a livello mondiale:

«Italy proposes a Ministry of Blogging with mandatory blog-licensing»

In pratica: nel mondo ci stanno prendendo per il culo!

Questa fatta dal governo Prodi è, come si suol dire, una figura di merda a livello mondiale per tutta l’Italia che si sta propagando con la stessa velocità di un virus su Internet.

Il bavaglio ai blog

venerdì, 19 ottobre 2007

Bavaglio

Una settimana fa, il 12 ottobre 2007, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di far chiudere migliaia di blog e siti in Italia.

Il disegno di legge prevede infatti l’obbligo di iscrizione al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chi ha attività editoriali di qualunque tipo, quindi anche per chi ha un blog o un sito web.

Scrive Aldo Fontanarosa sull’articolo di oggi su Repubblica:
«[…] Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.[…]»

L’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
In pratica, mentre fino ad oggi la diffamazione realizzata attraverso un sito o un blog era considerata un reato semplice e le norme penali la punivano in modo più lieve, con questo nuovo disegno di legge la diffamazione su Internet viene classificata come aggravata ed equiparata a quella su mezzi di stampa tradizionale.

Anche Internet e i blog, entrerebbero quindi a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa.

Quindi ogni sito web o blog, a questo punto, dovrebbe iscriversi al ROC e dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

In pratica, questo disegno di legge è il tentativo maldestro, e nemmeno tanto occulto, di imbavagliare una volta per tutte la libera informazione e contro-informazione sul web.

Segno che l’informazione sulla rete sta iniziando veramente a dare fastidio alle lobby di potere, qualunque esse siano, che adesso cercano di reagire e passare al contrattacco.

Ma non ci riusciranno. Sono in assoluta controtendenza.

Sul suo sito, Beppe Grillo ha scritto un post sul argomento e alla fine ha pubblicato l’indirizzo email di Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha scritto il testo del disegno di legge, per “esprimere la propria opinione” e il proprio dissenso.

Vi invito anch’io a farlo, scrivendo un’email a: levi_r@camera.it

Internet, sicurezza, privacy e motori di ricerca

sabato, 28 aprile 2007

Google 2084

Ho sempre avuto una naturale, viscerale, direi quasi atavica repulsione e refrattarietà per tutto ciò che sapesse vagamente di marketing, profilazione utenti, segmentazione clienti, indagini conoscitive di mercato, sondaggi di opinione.

Questo è il motivo per cui faccio raramente acquisti con carta di credito, non ho il telepass, rispondo di proposito in modo fantasioso ed inventato alle solerti intervistatrici (che tra l’altro non hanno nessuna colpa) che fanno telemarketing, possiedo un modello di telefonino vecchio di 5 anni, non ho l’abbonamento alla TV via satellite (già non guardo la TV normale, il calcio non mi interessa), odio i viaggi organizzati, le “partenze intelligenti”, la stagione dei saldi, le offerte promozionali.

Non mi piace essere classificato, etichettato, “profilato”, “targettizzato”. Non sopporto che le mie abitudini vengano studiate e analizzate, come fossi una cavia da laboratorio. Voglio far parte della “percentuale irrilevante” che è statisticamente ininfluente ai fini del mercato, essere la scheggia impazzita che sfugge alle maglie del sistema, la variabile non prevista. La battaglia per la libertà dell’individuo oggi si gioca anche, e soprattutto, su questo terreno insidioso.

Non metto certo in discussione la validità delle tecniche usate e dei principi teorici che vi sono alla base – in parte li conosco e ho anche lavorato a progetti web nati proprio per rispondere ad esigenze di questo tipo – ma è il modo in cui vengono usati che critico, il fine per cui vengono utilizzati.

Le metodologie di marketing sempre più aggressive, le tecniche di profilazione degli utenti sempre più avanzate e raffinate rese possibile da Internet, stanno rivoluzionando le nostre abitudini, i nostri comportamenti, la nostra stessa vita in un modo che non è più possibile ignorare.

Ormai non si fa più un progetto se non c’è prima dietro un’analisi di mercato, non si finanzia un’idea se non c’è un business plan con un piano di rientro economico, non si lancia un nuovo prodotto (film, videogioco, programma televisivo, libro, detersivo, mangime per cani, telefonino…) se prima non si sono sondate con cura le aspettative dei consumatori per dare loro esattamente quello che vogliono, o meglio, quello che si crede che essi vogliano.

Giusto, in teoria, in un mondo perfetto. Peccato che il mondo non lo sia.

Peccato che il mercato libero di fatto non esista, che le persone che stanno dietro alla decisione di lanciare un progetto siano spesso poco competenti, che il capo voglia sempre sentirsi dire solo quello che gli piace sentire, che la torta degli affari venga spartita sempre fra i soliti noti, peccato che la natura umana, specie quella degli imprenditori, tenda sempre ad ottenere il massimo risultato con il minimo sforzo (dove “massimo risultato=profitto” e “minimo sforzo=costi“).

Assistiamo così a uno scadimento generale della qualità, a una omologazione verso il basso di tutto ciò che ci viene proposto, a una messa al bando delle idee e delle persone originali, innovative, scomode. Tutto deve tendere a una mediocrità rassicurante, ad un piattume desolante, con l’unico scopo di rimbambire la massa e di riempire le casse delle aziende. Gli strumenti e le tecniche sofisticatissime del marketing vengono usate esclusivamente per creare e proporre cloni riciclati, scadenti variazioni sul tema, brutte copie dell’esistente. Non esistono quasi più piani industriali basati sull’innovazione, né produttori o editori intraprendenti che scommettono su un’idea valida, anche se rischiosa.

L’avvento di Internet, e in particolare l’esplosione dei motori di ricerca degli ultimi cinque anni, ha complicato ulteriormente la questione, portando a livelli inimmaginabili le tecniche di profilazione degli utenti e quindi la possibilità di tracciare e conoscere ogni singolo comportamento e azione di ognuno di noi.

A questo proposito riporto alcuni brani, che mi sono sembrati particolarmente significativi ed inquietanti, tratti da un articolo segnalatomi alcuni mesi fa da un amico, e che è oggi quanto mai attuale. L’articolo in questione è intitolato ”La minaccia fantasma” ed è scritto da un esperto che si occupa da anni di sicurezza informatica e difesa della privacy. L’articolo è abbastanza lungo, molto ben fatto, e alla fine della lettura vi avrà insinuato dei dubbi su Google che non vi abbandoneranno più. Eccone alcuni estratti:

Pensate alla navigazione in Internet di un utente. Forum, siti di informazione, motori di ricerca, webmail, mailing list, newsgroup. In tutti questi luoghi virtuali spargiamo delle informazioni che ci riguardano.
Su “maporama” lasciamo indicazione di un luogo dove vogliamo recarci e del quale ci serve una mappa.
Sul forum chiediamo quale prodotto comprare, perché il vecchio non ci ha convinti.
Sul motore di ricerca cerchiamo informazioni riguardo a quello cui lavoriamo, per vedere se altri hanno già fatto qualcosa di simile, ne hanno già discusso o se già esiste quello che vogliamo realizzare. Sicuramente non cerchiamo informazioni che non ci interessano.

Se ci fosse un servizio statale in grado di offrire e-mail veloci, forum gratuiti, motore di ricerca internazionale, servizi di consultazione conti correnti… ci fideremmo? Probabilmente di meno.
Si capirebbe troppo chiaramente che facendo affidamento ad un sito solo, questo sito saprebbe tutto di noi.
Si capirebbe troppo chiaramente che, se perdessimo la nostra login e la password di un sito così importante, un malintenzionato potrebbe sapere tutto di noi.
La percezione di “diffondere” informazioni, anche obiettivamente sensibili, sotto uno pseudonimo scelto a caso, con altri pseudonimi più o meno conosciuti, ci dà la sensazione di stare tra un gruppo di persone più o meno fidate, con le quali perlomeno possiamo parlare senza filtri in un determinato contesto.

Ma cosa potrebbe succedere, se qualcuno, o qualcosa, fosse in grado di mettere insieme tutti i pezzetti di informazioni che ci riguardano e che sparpagliamo per la rete?
Se quello che abbiamo scritto in una e-mail, i siti visitati l’altro ieri e l’annuncio su un blog fossero tutti riconducibili a noi?
Sarebbe un incubo? Ma non lo è. O almeno i prerequisiti tecnici perché non sia solo un brutto incubo ci sono. Sta quindi alla buona fede dell’entità non sfruttare questi dati contro di noi.

Chi e cos’è quest’entità?

Sono i motori di ricerca, l’unico strumento su Internet davvero insostituibile. Insostituibile perché svolge una funzione di “unione” tra il bisogno dell’utente di accedere ad un archivio unico e centralizzato e la necessità della rete di essere decentralizzata e sparsa.

L’analisi che segue verte per lo più su Google, tecnicamente il migliore secondo molti aspetti, e di conseguenza anche il più inquietante.

Il cookie “eterno”: Google è l’unica entità che usa i cookie impostati per spirare domenica 17 Gennaio del 2038, cioè la massima data esprimibile attualmente con 32 bit. Se avessero potuto mettere 2100 l’avrebbero fatto, e perché? Basta pensare all’utilità di un cookie. Agli albori del web, i cookie aiutavano ad ottimizzare la trasmissione. Quando mi collegavo ad un sito scaricavo con il modem macinino a 56k tutte le pesanti immagini e un piccolo cookie. La volta successiva la presenza di quel cookie nel mio browser mi consentiva di sapere che non avrei dovuto riscaricare le immagini, le avevo già nella cache. In seguito le vecchie e statiche pagine HTML sono diventate dinamiche, si sono trasformate in applicazioni, è stato necessario identificare gli utenti ed i cookie hanno preso la funzione di “riconoscere” un utente che si era autenticato con una certa coppia username/password tempo prima, in modo da togliergli la pesantezza di rifare login. I cookie attualmente, vista la quantità di web application che usiamo, prendono significato per il server consentendogli di lasciare informazioni sul nostro computer (lingua, identificativo univoco che gli consente di farci autenticare senza login e password, date di accesso, preferenze,…). È una feature a tutti gli effetti.

L’”immagine” degli interessi della massa. La massa è il target per eccellenza, se vendo lavatrici non cerco di conquistare la massaia 90enne che lava al fosso con il sapone di marsiglia, perché rappresenta una minoranza. Ma tutte le famiglie, i single e le massaie rimanenti, loro sono un target succulento per le mie lavatrici. Supponi ora di sapere cosa le persone CERCANO, come resistere all’opportunità di dar loro il suggerimento che si aspettano? Come poi resistere quando posso rivendere questo servizio pubblicitario?

Quello che un motore di ricerca può offrire è ancora meglio. La “profilazione”, ovvero la tecnica con la quale raccogliendo informazioni su una persona si può descrivere il suo profilo comportamentale, di interessi e di cultura dà spazio ad attacchi ancora più seducenti. Quando il nostro profilo è collegato al nostro cookie, quando la nostra storia può essere presa a riferimento per il suggerimento adeguato, otteniamo una pubblicità mirata su quello che ci interessa in un determinato momento e contestualizzato per chi siamo. Pubblicità su misura per ogni utente, esiste qualcosa più irresistibile?

Capisco che nella mia analisi possa sembrare davvero negativo, ma se penso all’infinità di tecnologia a disposizione di Google, alle ricerche di personale che effettuano, alle capacità richieste ai loro collaboratori, mi chiedo quanti nonni ricchi deve avere per finanziare un’opera così filantropica e pura, per di più: GRATIS!

Quanto vale la prima posizione nella pagina dei risultati di una ricerca? In un motore di ricerca, essa dovrebbe essere legata all’attinenza della fonte con l’argomento cercato, valutata in relazione a quanti altri siti la usano come “riferimento”. Ci sono decine di algoritmi pensati per gestire il “ranking” (la rilevanza associata ad un link in modo da assegnargli una posizione più alta nella pagina dei risultati rispetto ad uno di rilevanza inferiore) nel modo più obiettivo possibile.

In un mondo perfetto infatti, il tasto “mi sento fortunato” che ti manda automaticamente al primo link dei risultati, sarebbe davvero una soluzione magica: inserisci una domanda e ti appare la risposta. In un mondo perfetto l’informazione sarebbe corretta, obiettiva, imparziale, in modo da indottrinarci senza volerci trasmettere una visione parziale dell’argomento di nostro interesse. Il mondo perfetto non esiste, tutti siamo parziali e soggettivi. Anche i primi 5-6 link che appaiono in risposta ad una ricerca. Ho detto 5-6 volutamente, perché “normalmente” non si aprono più di 5 siti alla ricerca di una risposta, se non la si è trovata è molto più facile affinare i criteri ed eseguire una nuova ricerca ottenendo per risultato altri siti.

Cosa implica questo? Normalmente se leggiamo una descrizione che riguarda un argomento che conosciamo sappiamo dire se essa è in linea con quello che sappiamo a riguardo. Meglio ancora sarebbe possedere un’esperienza personale da usare come metro di paragone per valutare la bontà dell’informazione che riceviamo, ma in mancanza di altro, conoscenze bilaterali possono già dare una buona base. Quando invece apprendiamo qualcosa di nuovo, ci viene naturale credere all’informazione ed acquisirla così com’è.

Tutti siamo rimasti stupiti da quanto sia facile apprendere nuove informazioni con Internet! Inserisci una domanda, una curiosità, la radice per un chiarimento e lo trovi sempre! Ma ci siamo mai interrogati riguardo l’imparzialità dell’informazione ottenuta? Sicuramente. La risposta sta nel sito che abbiamo visualizzato. Un’università, un blog con commenti seri e sensati, un sito di un professionista. Ma la risposta non deve stare in chi, genuinamente, mette a disposizione la propria conoscenza, ma piuttosto nella domanda: “perché sto leggendo solo questo e non consulto le altre fonti?”

Il motivo non è il controllo. Purtroppo no.
Verosimilmente un colosso come Google non potrebbe mai prendere esplicitamente parte a cospirazioni censorie e mantenere la cosa segreta. Casi diplomatici come Google.cn non sono un esempio valido. Ma basti pensare alla quantità di personale che vi lavora sopra, un’informazione di tale delicatezza trapelerebbe decuplicando la visibilità dell’oggetto censurato. Mentre è meno segreto che il potere di google è LA PUBBLICITÀ.

E qui entra in gioco la profilazione. Se prima si poteva presupporre, nonostante l’antitrust, che un colosso fosse in grado di controllare il mercato del proprio settore, ora non è più così. Certo, se cercherai “router” Cisco sarà sempre presente in 9 risultati su 10, ma più specifiche saranno le parole chiave inserite più troverai qualcosa di adeguato alla tua ricerca. Questa è la profilazione: sapere cosa vuoi e proporti il link di chi ha pagato per apparire sul tuo monitor in quel preciso momento.

La profilazione cresce, si perfeziona, si avvicina a te, conoscendoti in aspetti che tu stesso ignori. Questo è il rischio: che ti vengano propinati prodotti, idee, concetti, nel modo per cui sei più vulnerabile.

Guarda caso, quando si sottoscrive qualche servizio Google si accetta una delle tante licenze liquidate con un “accetto e proseguo”.
In quella licenze non si dice “tutto e nulla” come si teme. Dicono apertamente che Google analizza i dati raccolti a fini statistici. Ma i dati raccolti non sono solo “le 10 parole più ricercate nel mondo”, sono i nostri cookie, i nostri referrer, le ricerche ad essi correlate, ecc.

Ma supponiamo questo articolo venga letto da molte persone. Cosa cambia? Nulla. Nulla perché uno strumento simile ha come finalità l’attacco alle MASSE. Anzi, sono una porzione di informazioni che seguono condizioni ferree, alle quali non possiamo sottrarci.
Singolamente possiamo proteggerci, ma ci sono informazioni che prendono valore in relazione al numero di persone che le stanno richiedendo, e la maggior parte degli utenti non usa alcuna protezione a riguardo. A quel punto, che ci si sia protetti o meno, le azioni intraprese saranno le stesse nei confronti della massa, noi compresi.

Un sistema operativo in soli 1,44 MB?

martedì, 17 aprile 2007

Operative Systems 

Sul blog Doxaliber è apparsa l’altro ieri la notizia che un gruppo di programmatori ha realizzato un sistema operativo, denominato KolibriOS, realizzato interamente in linguaggio Assembly.

La cosa veramente stupefacente è che tale sistema operativo è in grado di stare su un vecchio floppy disk perchè pesa meno di 1,44 MB!

Sì, avete capito bene! Meno di 1,44 MB!

Ne potete vedere un’anteprima dell’interfaccia grafica in questa foto presa dal blog di Doxaliber.

 KolibriOS

Per tutti i dettagli più o meno tecnici potete consultare i siti che vi ho appena menzionato.

Pur essendo evidente che tale progetto rappresenta una sorta di scommessa che gli autori hanno fatto con se stessi, per vedere cosa era possibile realizzare con il linguaggio Assembly, mi sorge sponatenea una domanda, come diceva il buon Lubrano di RaiTre:

“Ma com’è possibile che un’azienda come Microsoft lanci sul mercato un prodotto come Windows Vista, che richiede da solo quasi un GigaByte di Ram per essere operativo, e che sembra più una collezione di eleganti screensaver che un sistema operativo?”

Ho acquistato la settimana scorsa un PC portatile, e ho dovuto prendere anche Windows Vista, ahimé. Premetto che il portatile è di fascia alta: ha un processore Intel Core 2 Duo T5600 (1.83 GHz, 2 MB L2 Cache, 667 MHz FSB) e ha ben 2 GB di RAM.

Ebbene, Windows Vista, oltre ad essere macchinosissimo e richiedere la conferma di ogni azione anche per le cose più semplice e stupide, oltre ad essere stato pensato per confondere appositamente l’utente (per trovare il Menu ESEGUI ho dovuto utilizzare la funzione di Ricerca: ho scoperto che lo hanno messo dentro il menu ACCESSORI; non potevano lasciarlo dov’era prima?); oltra a farti perdere dieci minuti di tempo la prima volta che devi spegnere il computer per cercare il comando ARRESTA SISTEMA, oltre a tutta una serie di altri problemi… è lentissimo in un modo inimmaginabile, ti rallenta la CPU del computer anche per eseguire la più semplice della azioni (come caricare il profilo dopo avere inserito login e password.)

Mi sembra di essere tornato al mio vecchio 486 con Windows 311!

Allora la domanda sorge spontanea: ma lo fanno apposta per logorare il sistema nervoso degli utenti?