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Walk to the water – U2

mercoledì, 18 gennaio 2012

Walk to the water è una delle più belle e meno conosciute canzoni degli U2.

Scritta nel 1987 è stata pubblicata unicamente come b-side del 45 giri che conteneva With or Without You come canzone principale.

In seguito è stata pubblicata nella raccolta “The Best of 1980-1990“, il primo greatest hits degli U2, uscito nei negozi nel novembre del 1998 in una versione a tiratura limitata che conteneva un ulteriore cd con all’interno le B-sides del periodo.

Walk to the water è uno dei più begli esempi di quel sound ipnotico, liquido e onirico che caratterizza gli U2 della metà degli anni 80, enfatizzato dai liquidi fraseggi della chitarra di The Edge e dalla calda e suadente voce di Bono.

Ho ascoltato il brano per la prima volta nella versione della raccolta “The Best of 1980-1990“, che comprai ai tempi nel 1998  insieme alla mia compagna. Ne fui folgorato, e tuttora rappresenta per me una canzone speciale che racchiude emozioni profonde, ricordi personali e sensazioni molto belle e forti che porterò per sempre dentro di me.

Dedicato a una persona speciale che ha cambiato per sempre la mia vita. Un giorno cammineremo verso l’acqua nuovamente insieme.

 

WALK TO THE WATER – U2

She said it wasn’t cold
She left her coat at home that day.
She wore canvas shoes, white canvas shoes.
Around her neck she wore a silver necklace.
“It was given to me by my father.” she said.
“That was given to me.”
She took the back way home
Passed the lights at Summer Hill
Turned left onto the North Strand and on
On towards the sea.

He said he was an artist
But he really painted billboards
In large capital letters.
In large capital letters.
He was telling jokes
Nobody else would listen to him.

I saw you that day, your lips of cherry red
Your legs were crossed, your arms wide open
Your hair was coloured gold
And like a field of corn
You were blown by the wind
You were blown by the wind.

Walk, walk, walk
To the water.
Walk with me awhile.
Walk, walk, walk
To the water.
Walk with me
In the light.

A room in the Royal Hotel
With sea-facing views.
A man with a suitcase
Full of things he doesn’t need.
I’m looking through your window
I’m walking through your doorway.
I’m on the outside let me in.
Let me love you
Let me love you
Let me.

Walk, walk, walk
To the water.
Walk with me, yeah.
Walk, walk, walk
To the roadside
Walk with me awhile.

(trad.) CAMMINA VERSO L’ACQUA

Lei disse che non era freddo
Aveva lasciato il suo cappotto a casa quel giorno
Indossava scarpe di tela, scarpe di tela bianca
Attorno al suo collo aveva una collana d’argento
‘Mi è stata regalata da mio padre’ disse
‘Mi è stata regalata’
Prese la strada per tornare a casa
Passò le luci a Summer Hill
Girò a sinistra sulla Riva Nord e andò oltre
Oltre verso il mare

Lui diceva di essere un artista
Ma in verità dipingeva cartelloni
In grandi lettere maiuscole
In grandi lettere maiuscole
Stava raccontando barzellette
Nessun’altro lo avrebbe ascoltato

Io ti vidi quel giorno, le tue labbra di rosso ciliegia
Le tue gambe erano incrociate, le tue braccia spalancate
I tuoi capelli erano colorati d’oro
E come un campo di granturco
Eri spazzata dal vento
Eri spazzata dal vento

Cammina, cammina, cammina
Verso l’acqua
Cammina con me per un po’
Cammina, cammina, cammina
Verso l’acqua
Cammina con me
Nella luce

Una camera al Royal Hotel
Con veduta sul mare
Un uomo con una valigia
Piena di cose che non gli servono
Sto guardando attraverso la tua finestra
Sto attraversando il tuo ingresso
Sono all’esterno lasciami entrare
Lascia che ti ami
Lascia che ti ami
Lasciami

Cammina, cammina, cammina
Verso l’acqua
Cammina con me, sì
Cammina, cammina, cammina
Verso il bordo della strada
Cammina con me per un po’

 

Manic Depression – Jimi Hendrix (1967)

martedì, 25 ottobre 2011

Manic depression is touching my soul
I know what I want but I just don’t know
How to, go about gettin’ it
Feeling sweet feeling,
Drops from my fingers, fingers
Manic depression is catchin’ my soul

Woman so weary, the sweet cause in vain
You make love, you break love
It’s all the same
When it’s, when it’s over, mama
Music, sweet music
I wish I could caress, caress, caress
Manic depression is a frustrating mess

Well, I think I’ll go turn myself off,
And go on down
All the way down
Really ain’t no use in me hanging around
In your kinda scene

Music, sweet music
I wish I could caress, caress, caress
Manic depression is a frustrating mess

Oh yeah! ‘nto culu a Berlusconi!

lunedì, 30 maggio 2011

L’unica cosa che mi viene in mente da pubblicare in questo momento di grande felicità ed estrema goduria, dopo la grande batosta elettorale subita dal centrodestra, ma soprattutto da Berlusconi, alle amministrative di questo fine maggio 2011, mentre festeggio con l’ennesimo bicchiere di champagne e sto suonando alla chitarra, è questo grandioso blues di Robert Johnson, “Kind Hearted Woman“, eseguito in modo strepitoso da Eric Clapton, nel dvd “Sessions for Robert Johnson” del 2004.

Tutto il resto si riassume in una sola frase: “Oh yeah! ‘nto culu a Berlusconi!”

R.E.M. – ÜBerlin

domenica, 10 aprile 2011

Non so perché, ma ÜBerlin, questa canzone dei R.E.M. tratta dal loro ultimo album ”Collapse Into Now” uscito l’8 marzo 2011, mi mette addosso una strana e bella allegria, mi contagia di una sana voglia di vivere, così come il video, girato dalla regista e fotografa inglese Sam Taylor-Wood e interpretato da Aaron Johnson suo attuale compagno di circa 23 anni più giovane di lei che ha interpretato la parte di John Lennon nel film Nowhere Boy (2009), diretto dalla stessa Wood.

Il video è stato girato a Londra nel quartiere Brick Lane, e anche se ha fatto storcere un po’ il naso ad alcuni fans dei R.E.M. a me piace molto, come anche alle mie due figlie, che lo adorano e lo vogliono rivedere e ascoltare spesso.

(continua…)

The Wind Cries Mary – Jimi Hendrix

martedì, 18 gennaio 2011

«Somewhere a queen is weeping
Somewhere a king has no wife
And the wind, it cries Mary»

Una delle ballate più belle, dolci e malinconiche di Jimi Hendrix.

La amo da sempre questa canzone.

Ogni uomo ha la sua Mary da qualche parte. E nelle notti solitarie si può udire il vento sussurrarne il nome. E a volte piangerla.

The Wind Cries Mary

After all the jacks are in their boxes
and the clowns have all gone to bed
You can hear happiness staggering on down the street
footsteps dressed in red

And the wind whispers Mary

A broom is drearily sweeping
up the broken pieces of yesterdays life
Somewhere a queen is weeping
Somewhere a king has no wife

And the wind, it cries Mary

The traffic lights they turn blue tomorrow
and shine their emptiness down on my bed
The tiny island sags down stream
’cause the life that lived is, is dead

And the wind screams Mary

Will the wind ever remember
the names it has blown in the past?
And with this crutch, its old age, and its wisdom
it whispers “no, this will be the last

And the wind cries Mary

(trad. it) Il vento piange Mary

Dopo che tutti i pupazzi sono nelle loro scatole
E i clown sono tutti andati a letto
Puoi sentire la felicità che vacilla giù in strada
Impronte vestite in rosso

E il vento sussurra Mary

Una scopa spazza tristemente
I pezzi rotti della vita di ieri
Da qualche parte una regina sta piangendo
Da qualche parte un re non ha moglie

E il vento piange Mary

I semafori si accendono di tristezza domani
E brilla il loro vuoto sul mio letto
La minuscola isola cede sotto la corrente
Perchè la vita che c’era li è morta

E il vento grida Mary

Riuscirà il vento a ricordare
I nomi che ha soffiato nel passato?
E col suo bastone, la sua vecchiaia e la sua saggezza
Sussurra “No, questo sarà l’ultimo”

E il vento piange Mary

Carmen Consoli in concerto a Monza il 20 luglio

domenica, 18 luglio 2010

carmen-consoli-elettra

Carmen Consoli sarà in concerto alla Villa Reale di Monza il 20 luglio. E me la vado a vedere. :-D

Poltronissima centrale nelle prime file. Dovrebbe essere una goduria. Mi porto anche macchina fotografica e videocamera, qualche bella ripresa ci viene di sicuro.

Quale miglior modo per prepararsi a tornare in Sicilia per le vacanze che quello di godersi un paio di giorni prima, nello magnifico scenario della Villa Reale di Monza, Carmen Consoli in concerto! Sono eccitato come un ragazzino al suo primo concerto.

Intanto mi godo l’ultima esibizione della cantantessa in duetto con Patti Smith.

Il 27 giugno sul palco dell’MTV Days, per il gran finale sono salite insieme Carmen Consoli e la sacerdotessa del rock Patti Smith.
Le due hanno cantato Mio Zio, di Carmen Consoli, dura denuncia degli abusi sessuali in famiglia sui minori, alla quale Patti Smith ha aggiunto dei suoi versi.
E poi hanno concluso duettando su una trascinante versione della storica Because the Night di Patti Smith.

Qui il video di Mio zio

Qui il video di Because the Night

Buena Vista Social Club – Chan Chan (1997)

lunedì, 28 giugno 2010

«Cuando Juanica y Chan Chan
En el mar cernían arena,
Como sacudia el ‘jibe’
A Chan Chan le daba pena.»

Per uno di quei percorsi strani del pensiero che mi sono familiari, fatti di assonanze, libere associazioni, analogie, derive, immagini dal profondo, suoni ed emozioni che si sedimentano e ne richiamano altre, sono arrivato a riprendere in mano e ascoltare nuovamente il cd Buena Vista Social Club, passando attraverso Roberto Murolo, le tradizioni della musica popolare antica napoletana, la musica popolare siciliana, Rosa Balistreri, Carmen Consoli, Vinicio Capossela, Ultimo Tango a Parigi…

Un bel viaggio, non c’è che dire.

Ricordo che comprai quello straordinario disco che è Buena Vista Social Club nel 1999, poco dopo la sua uscita e la visione del film documentario di Wim Wenders, ammaliato dalla bellezza struggente di quella musica e dai suoi protagonisti cubani: Compay Segundo, Eliades Ochoa, Ibrahim Ferrer, Rubén González.

Mi colpì sopra tutte la canzone Chan Chan che racconta della storia di Chan Chan e Juanica, due personaggi immaginari della tradizione popolare cubana, due innamorati che in questa canzone sono presi come modello di una giovane coppia che si ama e bisticcia.

Chan Chan e Juanica vanno in spiaggia per prendere la sabbia necessaria a costruire la loro povera casa. Il modo sensuale in cui Juanica ancheggia e muove il sedere (“jibe“) durante il percorso infastidisce e ingelosisce il povero Chan Chan.

Compay Segundo dice testualmente: “Io non ho composto Chan Chan. L’ho sognata. Io sogno la musica. A volte mi sveglio con una melodia in testa, sento gli strumenti in modo molto chiaro. Allora guardo fuori dal balcone e non vedo nessuno, ma sento la musica come se fosse suonata in strada. Non so cosa fosse. Un giorno mi sono svegliato sentendo quelle quattro note, quei quattro accordi, allora ho messo giù un testo ispirato alla mia infanzia.

Una musica ipnotica e sensuale, basata su quattro accordi, un testo poetico e bellissimo che mi ha nuovamente rapito, e che mi ha fatto prendere in mano la chitarra…

Chan Chan (Lyrics)
 
De Alto Cedro voy para Marcané
Luego a Cuerto voy para Mayarí

El cariño que te tengo
Yo no lo puedo negar
Se me sale la babita
Yo no lo puedo evitar

Cuando Juanica y Chan Chan
En el mar cernían arena
Como sacudia el ‘jibe’
A Chan Chan le daba pena.

Limpia el camino de paja
Que yo me quiero sentar
En aquel tronco que veo
Y así no puedo llegar.

De Alto Cedro voy para Marcané
Luego a Cuerto voy para Mayarí

Chan Chan (Trad)

Sto andando da Alto Cedro a Marcané
E passando per Cuerto arriverò a Mayarí

Il mio amore per te
Non lo posso negare
Se mi viene l’acquolina
Non lo posso evitare

Quando Juanica e Chan Chan
Sulla riva del mare setacciavano la sabbia
Lei come muoveva il sedere
E come questo dava fastidio a Chan Chan

Pulisci il sentiero dalle foglie di canna
In modo che possa andare a sedermi
Su quel tronco che vedo
E che così non riesco a raggiungere.

Sto andando da Alto Cedro a Marcané
E passando per Cuerto arriverò a Mayarí

Patti Smith – Smells Like Teen Spirit (2007)

lunedì, 14 giugno 2010

Non so se vi è mai capitato di venire folgorati all’improvviso e in modo del tutto inaspettato dalla bellezza di un brano musicale e di non potervene più liberare per giorni e giorni, come in preda ad una vera e propria malìa incantatrice.

Quella musica occupa la vostra mente, la vostra anima, ogni fibra del vostro corpo, non vi dà tregua. Andate a letto e mentre scivolate nel dormiveglia la sua melodia riecheggia dentro di voi. Vi svegliate e la prima cosa che pensate è di mettervi le cuffie e andare subito ad ascoltarla.

Una vera e propria passione amorosa, con tutti i sintomi classici dell’innamoramento. Se poi strimpellate uno strumento musicale, come capita a me con la chitarra, e vi mettete in testa di cercare di suonarla per possederla ancora più intimamente e farla ancora più vostra il quadro diventa più serio.

Se poi il brano in questione è una strepitosa cover di Patti Smith della celebre Smells Like Teen Spirit dei Nirvana, beh, allora siete proprio persi, senza via di scampo. Vi conviene arrendervi, come me, e lasciarvi invadere dalla passione. Sono tre giorni ormai che ho ceduto le armi e lasciato via libera alla musica.

Questa versione di Smells Like Teen Spirit  è contenuta nell’album Twelve di Patti Smith, del 2007, che raccoglie per l’appunto dodici cover di brani a cui la cantante americana è particolarmente legata.

Manco a dirlo che sabato mattina la prima cosa che ho fatto è stata quella di catapultarmi subito in un negozio di dischi a comprare l’album, con il timore di non trovarlo. C’era l’ultima copia :-)

La cosa strana è che avevo distrattamente sentito questa versione di Smells Like Teen Spirit di Patti Smith poco dopo la sua uscita, nella seconda metà del 2007, ma complice forse la mia situazione particolare di quel periodo, non ne ero rimasto particolarmente colpito, anzi a dire il vero l’avevo dimenticata, mentre ricordo tuttora molto bene l’appassionata e sensuale versione ad opera di Tori Amos.

L’ho riascoltata venerdi, e stavolta è stato un colpo di fulmine. Sono tre giorni che ascolto il brano e che ci suono sopra con la chitarra, tanto che le mie figlie ormai la cantano anche loro.

L’arrangiamento di Smells Like Teen Spirit nella versione di Patti Smith è interamente acustico, impreziosito da banjo, violini, fisarmoniche, contrabbasso, chitarra acustica,  trasportato su una tonalità più alta, mentre il ritmo è molto più lento, reso quasi danzante e ipnotico. E su tutto svetta la voce eccezionale e l’interpretazione appassionata di Patti Smith, che alla fine, in un crescendo dionisiaco da brividi recita anche dei versi di una una sua poesia.

Nelle note di copertina Patti Smith scrive che originariamente voleva registrare Heart Shaped Box dei Nirvana (che tra l’altro ha per me il più bel video in assoluto della storia musicale recente), ma che poi una sera, mentre stava andando a teatro a Los Angeles a vedere una rappresentazione del Parsifal, rimasta imbottigliata nel traffico fra Malibu e Beverly Hills, improvvisamente alla radio passarono Smells Like Teen Spirit, e fu un’illuminazione.

Nella performance live che ho inserito all’inizio del video non ci sono i banjo, ma comunque il livello è strepitoso ugualmente. Per chi vuole fare un raffronto questa è la versione originale contenuta nell’album.

Patti Smith a sessant’anni sa ancora sedurre come poche, con una presenza scenica magnetica e un modo di muoversi che ipnotizza, una sciamana che celebra i suoi riti sul palcoscenico. La sacerdotessa “maudit” del rock graffia ancora. “È capace di generare più intensità con un solo movimento della mano di quella che la maggior parte degli artisti rock saprebbero produrre nel corso di un intero concerto“, scrisse Charles Shaar Murray su “New Musical Express”.

L’album intero è di livello molto alto.  I brani che mi sono piaciuti di più, oltre a Smells Like Teen Spirit, sono Gimme Shelter (Rolling Stones), White Rabbit (Jefferson Airplane) e Soul Kitchen  (The Doors), di cui allego i video.

L’arrangiamento della versione di White Rabbit riesce a ricreare molto bene, seppure in modo diverso, il carattere ipnotico e lisergico della bellissima versione originale dei Jefferson Airplane in cui era protagonista la grande voce di Grace Slick. A suo tempo ho dedicato un post nel mio blog proprio a White Rabbit, canzone che adoro da sempre.

Patti Smith – Twelve (2007)

1. Are You Experienced – 4:46 – (Jimi Hendrix)
2. Everybody Wants To Rule The World – 4:07 – (Tears for Fears)
3. Helpless – 4:02 – (Neil Young)
4. Gimme Shelter – 5:01 – (Rolling Stones)
5. Within You Without You – 4:51 – (The Beatles)
6. White Rabbit – 3:54 – (Jefferson Airplane)
7. Changing Of The Guards – 5:48 – (Bob Dylan)
8. The Boy In The Bubble – 4:30 – (Paul Simon)
9. Soul Kitchen – 3:45 – (The Doors)
10. Smells Like Teen Spirit – 6:31 – (Nirvana)
11. Midnight Rider – 4:02 – (The Allman Brothers Band)
12. Pastime Paradise – 5:26 – (Stevie Wonder)

Litfiba – Re del Silenzio (Live 1988)

domenica, 23 maggio 2010

Un’emozionante versione live del 1988 di “Re del Silenzio” dei Litfiba. Che energia e selvaggia sensualità che sprigionano sul palco!
Qui i Litfiba erano ancora con Gianni Maroccolo e Ringo De Palma. Mitici!

La performance e la presenza scenica di Piero Pelù sono veramente impressionanti, così come la pulsazione ritmica del basso elettrico di Gianni Maroccolo è martellante, implacabile, non dà tregua. Ma tutto il gruppo è al massimo.

E pensare che li ho visto dal vivo nel 1985 a Scoglitti, in Sicilia, giusto sotto il palco, quando stavano per diventare famosi. Che tempi!

Litfiba (1988)
- Piero Pelù (voce)
- Ghigo Renzulli (chitarra)
- Gianni Maroccolo (basso)
- Antonio Aiazzi (tastiere)
- Ringo De Palma (batteria)

Jan Garbarek & Ustad Fateh Ali Khan – Raga I

mercoledì, 28 aprile 2010

Conosco e ascolto  la musica di Jan Garbarek, straordinario sassofonista norvegese, dal 1986. Ne possiedo la discografia completa.

L’ho visto tre volte in concerto. L’ultima volta è stata all’interno del Duomo di Monza, il 17 giugno 2005: un’emozionante performance dal vivo dell’album di musica sacra medievale e rinascimentale Officium, eseguita con l’Hilliard Ensemble, un quartetto vocale di voci maschili inglese specializzato nell’esecuzione di musica antica.

Una delle poche volte in cui mi è sembrato di esperire il senso del sacro e del divino, per quanto questi termini possano avere senso per uno agnostico come me, complice forse anche la particolare situazione personale ed emotiva in cui mi trovavo, assieme alla mia compagna. Un’esperienza che porto ben viva dentro di me come fosse ancora oggi.

Jan Garbarek decise di suonare il sax a 12 anni, dopo aver ascoltato alla radio il brano Countdown di John Coltrane, che lo sconvolse letteralmente. Ha iniziato suonando con i musicisti scandinavi di free jazz per poi esplorare tutte le tradizioni musicali del globo, acquistando uno stile personalissimo. Ha suonato con musicisti scandinavi, americani, europei, pakistani, africani, arabi, indiani… non c’è un’area geografica di cui non abbia esplorato la cultura musicale. Da ultimo anche la tradizione europea medievale e rinascimentale di musica sacra.

Ma quello che mi affascina, mi stordisce letteralmente è il suono del suo sax, il suo particolarissimo timbro musicale: Jan Garbarek è probabilmente il sassofonista che ha maggiormente lavorato sulla respirazione, le variazioni timbriche, la modulazione del suono, quel particolarissimo impasto di voce e fiato che dà vita al suono del sassofono.

Il brano che potete ascoltare nel video è tratto dall’album Ragas and Sagas del 1992 realizzato assieme a musicisti e cantanti pakistani. Un’album, se possiamo definirlo così, di musica sacra sulle tradizioni musicali di quella particolarissima area a cavallo fra India, Pakistan, Afghanistan e Tibet.