
Oggi, festa del papà, in Svizzera non è giorno lavorativo.
Visto che di solito mi tocca lavorare il 25 aprile, il 2 giugno e gli altri giorni festivi italiani, considerato che saranno almeno sei mesi che non stacco nemmeno un minuto, che al lavoro i ritmi sono intensi e la pressione elevata, che i fine settimana li dedico esclusivamente ai lavori di casa e alle bambine, ho deciso di cogliere al volo questa rara e preziosa opportunità.
Un giorno tutto per me, da solo, da festeggiare a modo mio.
Stamane mi sono vestito di tutto punto e ho accompagnato le bambine a scuola, contentissime che una volta tanto le accompagnasse il loro papà.
Quindi a metà mattinata sono andato in un centro di massaggi thailandesi regalandomi un’ora di estasi assoluta. A scanso di equivoci, sottolineo che si trattava di massaggi “normali”, anche se qualche momento imbarazzante, da commedia degli equivoci, c’è stato.
Quando sono uscito dal centro mi sembrava di galleggiare nell’aria.
Il Nirvana. Mai provato niente di simile in vita mia. Credo che avrei potuto fare i miracoli per lo stato di beatitudine, rilassamento e appagamento in cui mi trovavo.
Mi sa che d’ora in poi una visitina al mese in quel centro, a farmi rimettere a nuovo da quelle mani femminili sapienti, la farò sicuramente.
Oggi c’era un piacevole tepore primaverile nell’aria e una luce quasi estiva che mi faceva pensare al mare.
Ho comprato delle vongole veraci e le ho cucinate con gli spaghetti, accompagnandoli con dello champagne che mi avevano regalato e che tenevo in frigo per un’occasione. Mi sono detto: “Più occasione di questa…”
Ho poi fumato un toscano sul balcone, al sole, bevendo dell’ottimo rum guatemalteco invecchiato.
Dopo un’oretta sono andato a prendere le bambine a scuola, e ho deciso di regalare anche a loro un momento di piacevole relax e introdurle ad un rito tipicamente femminile.
Le ho portate dalla parrucchiera.
Era bello vederle sedute mentre la parrucchiera lavava o tagliava loro i capelli. Delle piccole donne. Intravedevo già dei movimenti, degli atteggiamenti, dei modi di guardarsi allo specchio tipicamente femminili.
Ovviamente ero l’unico uomo nella sala d’acconciature. Ci saranno state almeno quindici altre donne.
Ed era divertente essere un intruso in quel mondo esclusivamente femminile, in quel gineceo moderno dove le donne si confidano e rivelano lati della loro personalità che rimangono spesso preclusi e ignoti agli uomini.
Io non ero per nulla imbarazzato, loro erano incuriosite dalla strana situazione di un papà che porta due figlie femmine a tagliare i capelli.
Notavo che c’era una sorta di elettrico fervore nell’aria, sentivo gli sguardi addosso. E la cosa solleticava alquanto il mio ego e la mia vanità maschile. E stavo al gioco.
Ormai mi trovo quasi più a mio agio fra le donne che con gli uomini.
Mi veniva anche da ridere pensando al fatto che avrei potuto tranquillamente intrattenere delle discussioni con quelle donne parlando di quanto può essere pesante stirare una montagna di vestiti, o quanto sia frustrante preparare una cena che viene poi rifiutata dai bambini, o fare le pulizie di casa…
Forse inconsciamente le donne presenti intuivano questa segreta e strana comunanza e hanno abbassato le difese continuando a comportarsi come se non ci fossi, ma al tempo stesso consapevoli del fatto che c’era un uomo, o meglio un padre con due figlie.
Fatto sta che si respirava una strana aria lì dentro.
Stasera ho ripreso la mia solita vita da “casalingo”: preparare la cena per le bambine, lavarle e poi metterle a letto.
Domattina rimetto gli abiti da uomo manager e mi rituffo al lavoro.
Insomma. Vivo una sorta di schizofrenia controllata.