«Ogni nome un uomo
ed ogni uomo è solo quello che
scoprirà inseguendo le distanze dentro sé»
(Rotolando verso sud - Negrita)
Sono ormai tre settimane che non vedo le mie figlie che ho accompagnato in Sicilia dai miei per le vacanze estive. Mi mancano tanto. E io manco a loro.
Ogni sera, appena arrivo dal lavoro e rientro a casa, alle otto e dieci di sera, puntuali come ad un appuntamento galante con il fidanzatino, squilla il telefono e mi chiamano, o se arrivo prima telefono io.
Che strano effetto sentirle al telefono! Ormai sono due donnine in tutto e per tutto. Mi fanno il terzo grado, mi torchiano, cercano di cogliermi in fallo sul numero dei giorni che mancano al mio ritorno in Sicilia (11 giorni), mi raccontano le loro giornate, mi chiedono come trascorro io le mie giornate, se mi sto divertendo, se ho mangiato, cosa farò in serata…
La più piccola, quando mi chiamava i primi giorni che ero appena ritornato, mi chiedeva sempre la sera: «Papà, ma sei ancora in aereo?»
Due sere fa, dopo avermi raccontato la loro giornata, ed avermi chiesto nell’ordine, come sempre:
«Papà, ma hai comprato gli zaini nuovi? Hai sistemato un po’ la casa? Hai ordinato la nostra cameretta? Ma adesso cosa mangi? Ma esci la sera? Ma vai a letto sempre tardi? Ma sei andato in piscina? Ma quando vieni? Quanti giorni mancano?»
Ad un certo punto la più piccola mi fa: «Ma sei solo in casa?».
E io: «Certo che sono solo, con chi dovrei essere? Ma perché me lo chiedi?»
E lei con finta noncuranza: «No, così…»
Poi subito dopo, per cambiare discorso mi fa: «Papà, tu domani vai al lavoro dal tuo capo e gli dici: Senti, siccome la scuola è finita e le mie figlie sono in vacanza, anch’io devo prendere adesso due mesi di vacanza per stare con loro. Hai capito?»
Sono scoppiato a ridere e le ho detto: «Sì, hai ragione, domani glielo dico!»
Ho una gran voglia di vacanze, di mare, di Sicilia, di rivedere le mie figlie e divertirmi con loro, portarle a fare il bagno di notte con la luna piena, portarle in giro a vedere i posti più belli, andare anche in discoteca una sera con loro. Ho una gran voglia di “rotolare verso sud“… come nella canzone dei Negrita.
Mi rendo pienamente conto, adesso che sono solo, che le mie figlie sono la mia ancora di salvezza, la zavorra che mi tiene saldamente ancorato alla realtà. Un uomo da solo, senza il principio femminile che controbilanci la sua energia e spinta generosa e dissipatrice, tende per sua natura ad errare, a perdersi, a sfidare i propri limiti per scoprire se stesso, a cercare il rischio, a sperimentare strade nuove incurante di costruire qualcosa. Credo che se non avessi avuto loro avrei cominciato a viaggiare, a vagabondare senza una meta e uno scopo preciso, spinto solo dal desiderio di vedere il nuovo, andare a caccia dell’ignoto.
In questo periodo ho cercato di incanalare queste energie in qualcosa di positivo e piacevole: ho ricominciato ad andare in piscina ed allenarmi, ho ricominciato ad uscire e frequentare amici, ho ricominciato a scrivere, continuo a suonare la chitarra… e continuo a riversare un sacco di energie nel lavoro.
A differenza dei vent’anni e dei trent’anni, un uomo a quarant’anni ha ancora in corpo abbastanza forza ed energia per fare le cazzate che si fanno da giovani (certo a rischio d’infarto, ma questo è il bello), ma nello stesso tempo possiede quell’esperienza che ti fa prendere la vita con leggerezza e disincanto, e il sorriso sulle labbra.
Per questo sento adesso il bisogno di ancorarmi a qualcosa di solido, come le mie figlie. La voglia e il desiderio di partire per la tangente sono forti, e la forza e la capacità di resistere alle sirene della vita si va affievolendo. Perché ti rendi perfettamente conto, in fondo, dell’inutilità di questo resistere.