Da piccolo andavo pazzo per la serie televisiva di Pippi Calzelunghe (titolo originale: Pippi Långstrump), ispirata al personaggio dell’omonimo romanzo della scrittrice svedese Astrid Lindgren.
I 21 episodi della serie furono girati nel 1969, in Svezia, dal regista Olle Hellbom. Pippi Calzelunghe era interpretata da Inger Nilsson, che all’epoca aveva dieci anni e che ha reso indimenticabile il personaggio della bambina.
Dopo tanti anni dall’ultima volta – almeno venticinque, forse trenta - ho avuto finalmente la possibilità di rivedere gli episodi della serie grazie alle mie figlie. Con la scusa di comprare qualche DVD divertente per loro ho potuto finalmente gustarmi nuovamente la serie che mi aveva entusiasmato da bambino.
Le mie bimbe adesso sono diventate delle appassionate spettatrici di Pippi Calzelunghe; la celebre canzoncina della serie è ormai diventata un classico a casa, tanto che a furia di sentirla ormai la canticchio anch’io mentre sono in giro. Tra l’altro ho scoperto anche che Pippi Calzelunghe è stato all’epoca un vero successo a livello europeo: mia moglie – che è olandese – è cresciuta anche lei a base di Pippi Calzelunghe (o meglio “Pippi Langkous“, come si dice in olandese).
Il testo in italiano della canzone è: “Ecco sono qui Pippi Calzelunghe così mi chiamo, credo proprio che una come me non c’è stata mai, ogni volta che devo far qualcosa combino guai, ma alla fine poi vedo che sono tutti amici miei. Pippi Pippi Pippi il mio nome fa un po’ ridere, ma voi ridere per quello che farò. Tutto il giorno sto con una scimmietta e un cavallo bianco, con un topo che tutto il mio formaggio si vuole mangiare. Pippi Pippi Pippi il mio nome fa un po’ ridere, ma voi ridere per quello che farò“.
Ma su You Tube è disponibile ovviamente anche il video della canzone originale in svedese .
Rivedendo adesso con piacere più e più volte gli episodi della serie in compagnia delle mie figlie – tanto che potrei scriverci sù una tesi di laurea – ho notato con estrema sorpresa l’alta qualità di tutti gli elementi che compongono la serie (storia, regia, fotografia, interpretazione degli attori, location prescelte) soprattutto se paragonati alla qualità bassissima dei prodotti attuali che vengono passati in TV.
Spesso mi trovo a passare nel soggiorno, mentre c’è un episodio di Pippi Calzelunghe, e rimango inchiodato a guardarlo: appassionante, ben girato, avventuroso. Questi erano programmi per bambini veramente ben fatti.
Sono molto contento di avere trasmesso la passione per Pippi Calzelunghe anche alle mie figlie: Pippi Calzelunghe (o “Pippi Saltainlunghe” come la chiama la mia bimba più piccola di tre anni) è un personaggio che per la sua importanza può essere paragonata a una sorta di Pinocchio al femminile.
Rappresenta bene quel lato anarchico, ribelle, dispettoso, “selvatico” del femminile che poi, troppo spesso, nella nostra società viene rimosso, eliminato, modificato a favore di un’immagine più rassicurante del femminile fatta di bamboline, abitini, moine, o peggio di un’immagine femminile costruita sulla falsariga dei peggiori lati negativi dell’identità maschile: competitività, aggressività, egoismo, soprattutto nel campo lavorativo.
A me piace Pippi Calzelunghe, l’archetipo della femminilità infantile selvatica e inaddomesticabile, e sono contento che le mie figlie la adorino.
Piccole Pippi Calzelunghe crescono.

