Due anni.
E mi sembra sia passato solo un giorno.
La nostra canzone, come fosse ancora ieri.
Due anni.
E mi sembra sia passato solo un giorno.
La nostra canzone, come fosse ancora ieri.
Finalmente domani parto. Vado una settimana in Olanda, in riva al mare, a Noordwijk aan Zee per la precisione, che in primavera è un’esplosione di colori per le sue distese di tulipani nelle campagne circostanti.
Il bungalow si trova in un residence a meno due chilometri in linea d’aria dal mare, immerso fra gli alberi, le dune e la tipica vegetazione del posto.
Parto in auto l’ultimo giorno dell’anno, assieme alle bambine. Mi intriga come sempre l’idea del viaggio in sè, il fatto di attraversare mezza Europa, di tornare in posti a cui sono particolarmente legato e che rappresentano molto per me.
Un viaggio la cui dimensione principale è come sempre quella interiore. E che si arricchisce di un sapore particolare per il fatto di essere fatto l’ultimo giorno dell’anno.
Porterò con me anche la chitarra, che ormai da sei mesi è diventata una fedele compagna e da cui mi rendo conto che faccio fatica a separarmi. Una magnifica ossessione.
Di giorno le passeggiate in riva al mare con le bambine, le visite a parenti ed amici, le gite ad Amsterdam, Leiden e le isole Frisoni (devono essere uno spettacolo d’inverno: cercherò di catturarne l’essenza con la mia fotocamera), la notte la musica della chitarra e il suono del mare a tenermi compagnia.
Queste giornate assolate di fine ottobre mi hanno convinto alla fine a fare un giro al parco a scattare pigramente un po’ di foto.
Ho imparato a conoscere ed apprezzare il vero autunno da quando vivo nel nord, visto che di fatto in Sicilia l’autunno era una breve parentesi fra gli ultimi tepori di una lunga estate e i primi freddi e le piogge dell’inverno.
Qui è diverso. Quest’atmosfera di colori cangianti, di gialli ocra, di marroni, di rossi e arancioni, le prime nebbie, le giornate inaspettate di sole, i primi venti che spazzano l’aria e il cielo hanno un fascino particolare.
Così come è un trionfo di odori e sapori quello regalato dai frutti della terra. Castagne, funghi, cachi, zucche, verze.
Un periodo magico che ha il suo culmine nei giorni fra ottobre e novembre. L’ultimo sussulto di vitalità della natura nel pieno della sua maturità prima di scivolare nel freddo dell’inverno.
Bellezza pura venata di malinconia che predispone al ripiegamento interiore.

Disegno “alla maniera di Pollock” da me realizzato sul sito http://www.jacksonpollock.org/
È da quasi un mese che non aggiorno il blog.
Non ho avuto tempo, nè forza, nè energia. Sono stato assorbito in maniera quasi totale dal lavoro, alle prese con una consegna impegnativa che ha messo a dura prova la mia energia e la mia resistenza fisica e psicologica.
Ma adesso ci siamo.
Da domani il mondo virtuale on line, l’ambizioso progetto al quale sto lavorando ormai da due anni, grazie all’impegno straordinario dei miei collaboratori a cui va tutta la mia gratitudine, va on-line per la prima vera prova on the road con circa un centinaio di utenti dall’America e Gran Bretagna (in gergo “Friends and Family test”).
Un primo importante traguardo è stato raggiunto, tra mille difficoltà. La strada è ancora irta di ostacoli, ma ormai ho la certezza che ce la faremo.
Gli ultimi quattro mesi sono stati un delirio. Gente che ha lavorato fino a oltre mezzanotte per mesi, stress incredibile, pressione psicologica e adrenalina alle stelle.
Ma adesso la soddisfazione di godere del lavoro fatto e vedere il frutto dei propri sacrifici non ha prezzo!
E mi godo un minimo il riposo del guerriero, consapevole che domani potrebbe essere un nuovo giorno di battaglia.
Spero ora di poter ritornare ad aggiornare il mio blog con la frequenza che avrei voluto ed energia rinnovata.
«Se un uomo in sogno attraversasse il Paradiso
e gli dessero un fiore come prova d’esserci stato,
e al risveglio si trovasse con quel fiore in mano
…e allora?»
(Samuel Taylor Coleridge)
Stanotte ti ho sognata, dopo tanto tempo.
Eri giovane e bella come quando ti ho conosciuta. Eravamo in vacanza. Ti ho portata in riva al mare, calmo e solitario nella sua sterminata vastità.
Sotto la luce azzurra dell’alba ti ho raccontato con gioia delle nostre bambine, di come crescono bene, forti e serene. Ho visto nei tuoi occhi un’incontenibile felicità e soddisfazione. Eri allegra e serena, orgogliosa.
Poi abbiamo riso e scherzato, spensierati, come due ragazzini in riva al mare.
Spiriti liberi.

(Foto: http://gallery.spacebar.org/)
Ieri ho comprato una chitarra acustica.
Erano anni che volevo farlo. Finora c’era sempre stata una scusa per rinviare.
So suonare qualcosa, ma non ho mai avuto la possibilità di dedicarvi tempo. Mi era sempre mancato il tempo, l’impegno… e la chitarra.
Sabato mattina mi sono svegliato e mi sono detto: «Oggi mi compro la chitarra.»
Quando poi il negoziante mi ha detto che quel modello che avevo adocchiato, e per cui era già scattata una misteriosa attrazione, era fatto a mano da una società siciliana di Catania, non ho avuto più alcun dubbio. Doveva essere mia.
Saranno state le esercitazioni serali del mio inquilino di fronte che suona il trombone, sarà stata la tanta musica che sto ascoltando in questo periodo, sarà stato quel che è stato, fatto sta che finalmente mi sono deciso.
Credo che il motivo principale sia però un altro.
Non guardo più la televisione da due anni ormai, e sinceramente mi sono stufato anche di internet. Ci lavoro tutto il giorno con internet, la sera ho voglia d’altro.
Devo recuperare un mio spazio interiore e personale. Uno spazio creativo.
La scrittura necessità di maggiore lucidità e razionalità. La musica abbatte tutti gli schemi logici e razionali, parla al nostro inconscio, non rappresenta concetti, ma comunica emozioni e stati d’animo.
Avevo bisogno di una compagna fedele con cui dialogare nelle mie notti.
L’ho trovata. È la mia chitarra.
Da un mese a questa parte un inquilino del palazzo di fronte ha iniziato a suonare il trombone.
Puntuale come un orologio svizzero, alle nove di sera iniziano le esercitazioni.
Prima gli esercizi di riscaldamento, che ricordano tanto i barriti di un elefante in amore.
Poi le scale, quindi gli intervalli di terza e di quinta, infine i primi timidi approcci con semplici e infantili melodie.
Devo dire che la cosa dà un tocco di surreale comicità alla serata e mi strappa qualche sorriso.
Non guardo la TV e la sera le bambine leggono qualche libro prima di andare a letto. Tengo la finestra del davanzale aperta, e visto che la strada è chiusa mi siedo spesso sul balcone a godermi un po’ di fresco e di quiete, mentre osservo dai palazzi di fronte il frenetico luccichio delle televisioni accese che emana dalle finestre.
Questa surreale colonna sonora a base di trombone mi fa sorridere. Ormai seguo con assiduità l’evoluzione dell’allievo, ne seguo gli errori, le stonature, i progressi.
Stasera mentre lavavo i piatti, lo ascoltavo e mi dicevo: «Però, cavolo! Anche il lunedi di Pasqua si esercita questo qui. E sta migliorando, comunque!»
Una sera di qualche settimana fa che ero particolarmente di cattivo umore e il poveretto era ancora nella fase del “barrito da elefante innamorato“, era veramente straziante ascoltarlo.
Ad un certo punto mi sono detto: «Basta, adesso vado a prendere la tromba che ho nell’armadio e gli mitraglio una carica da cavalleria americana all’attacco, come nei film degli indiani!»
Poi ho lasciato perdere. Ma l’idea di affacciarmi al balcone nel pieno della notte e far squillare la mia tromba in risposta al suo trombone è una scena che al solo immaginarlo mi fa morire dalle risate.
Chissà che prima o poi non lo faccia.
P.S. Piccola precisazione. Quello del cartone animato della Pantera Rosa è un basso tuba. Quello che suona il mio vicino è un trombone. Meno cupo e più piacevole da ascoltare.

Oggi, festa del papà, in Svizzera non è giorno lavorativo.
Visto che di solito mi tocca lavorare il 25 aprile, il 2 giugno e gli altri giorni festivi italiani, considerato che saranno almeno sei mesi che non stacco nemmeno un minuto, che al lavoro i ritmi sono intensi e la pressione elevata, che i fine settimana li dedico esclusivamente ai lavori di casa e alle bambine, ho deciso di cogliere al volo questa rara e preziosa opportunità.
Un giorno tutto per me, da solo, da festeggiare a modo mio.
Stamane mi sono vestito di tutto punto e ho accompagnato le bambine a scuola, contentissime che una volta tanto le accompagnasse il loro papà.
Quindi a metà mattinata sono andato in un centro di massaggi thailandesi regalandomi un’ora di estasi assoluta. A scanso di equivoci, sottolineo che si trattava di massaggi “normali”, anche se qualche momento imbarazzante, da commedia degli equivoci, c’è stato.
Quando sono uscito dal centro mi sembrava di galleggiare nell’aria.
Il Nirvana. Mai provato niente di simile in vita mia. Credo che avrei potuto fare i miracoli per lo stato di beatitudine, rilassamento e appagamento in cui mi trovavo.
Mi sa che d’ora in poi una visitina al mese in quel centro, a farmi rimettere a nuovo da quelle mani femminili sapienti, la farò sicuramente.
Oggi c’era un piacevole tepore primaverile nell’aria e una luce quasi estiva che mi faceva pensare al mare.
Ho comprato delle vongole veraci e le ho cucinate con gli spaghetti, accompagnandoli con dello champagne che mi avevano regalato e che tenevo in frigo per un’occasione. Mi sono detto: “Più occasione di questa…”
Ho poi fumato un toscano sul balcone, al sole, bevendo dell’ottimo rum guatemalteco invecchiato.
Dopo un’oretta sono andato a prendere le bambine a scuola, e ho deciso di regalare anche a loro un momento di piacevole relax e introdurle ad un rito tipicamente femminile.
Le ho portate dalla parrucchiera.
Era bello vederle sedute mentre la parrucchiera lavava o tagliava loro i capelli. Delle piccole donne. Intravedevo già dei movimenti, degli atteggiamenti, dei modi di guardarsi allo specchio tipicamente femminili.
Ovviamente ero l’unico uomo nella sala d’acconciature. Ci saranno state almeno quindici altre donne.
Ed era divertente essere un intruso in quel mondo esclusivamente femminile, in quel gineceo moderno dove le donne si confidano e rivelano lati della loro personalità che rimangono spesso preclusi e ignoti agli uomini.
Io non ero per nulla imbarazzato, loro erano incuriosite dalla strana situazione di un papà che porta due figlie femmine a tagliare i capelli.
Notavo che c’era una sorta di elettrico fervore nell’aria, sentivo gli sguardi addosso. E la cosa solleticava alquanto il mio ego e la mia vanità maschile. E stavo al gioco.
Ormai mi trovo quasi più a mio agio fra le donne che con gli uomini.
Mi veniva anche da ridere pensando al fatto che avrei potuto tranquillamente intrattenere delle discussioni con quelle donne parlando di quanto può essere pesante stirare una montagna di vestiti, o quanto sia frustrante preparare una cena che viene poi rifiutata dai bambini, o fare le pulizie di casa…
Forse inconsciamente le donne presenti intuivano questa segreta e strana comunanza e hanno abbassato le difese continuando a comportarsi come se non ci fossi, ma al tempo stesso consapevoli del fatto che c’era un uomo, o meglio un padre con due figlie.
Fatto sta che si respirava una strana aria lì dentro.
Stasera ho ripreso la mia solita vita da “casalingo”: preparare la cena per le bambine, lavarle e poi metterle a letto.
Domattina rimetto gli abiti da uomo manager e mi rituffo al lavoro.
Insomma. Vivo una sorta di schizofrenia controllata.
«I was born
I was born to be with you
In this space and time
After that and ever after»
Non scrivo mai due post in un giorno. Ma oggi faccio un’eccezione.
Gli U2 erano il gruppo musicale preferito di Annemieke.
Sono sicuro che le sarebbe piaciuto molto Magnificent, tratta dal loro nuovo album No Line on the Horizon, qui nella versione live al David Letterman Show.
La cosa molto bella e che mi ha colpito è l’«Happy Birthday» finale di Bono.
Happy Birthday Annemieke, dovunque tu sia.
Magnificent
I was born
I was born to be with you
In this space and time
After that and ever after
I haven’t had a clue
Only to break rhyme
This foolishness can leave a heart
black and blue
Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love can heal such a scar
I was born
I was born to sing for you
I didn’t have a choice
but to lift you up
And sing whatever song you wanted me to
I give you back my voice
From the womb my first cry
it was a joyful noise
Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love can heal such a scar
Justified till we die
you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent
Only love
only love can leave such a mark
But only love
only love unites our hearts
Justified till we die
you and I will magnify
The Magnificent
Magnificent
Magnificent
«Je veux déjeuner par terre
Comme au long des golfes clairs
T’embrasser les yeux ouverts
Dans mon jardin d’hiver»
Ci sono delle canzoni che ascolti una volta e immediatamente, per una strana alchimia di situazioni, stati d’animo e presentimenti, hai come la sensazione che siano state scritte per te.
Jardin d’hiver è una di queste. L’ascoltai la prima volta quando uscì, nel 2000.
Mi piacque subito per quella sua melodia d’altri tempi, il tono dolce e malinconico, il ritmo lento di bossa nova, la voce calda e inconfondibile del grande vecchio Henri Salvador, la suadente dolcezza della lingua francese.
Ricordo ancora perfettamente il mattino in cui vidi la copertina dell’album Chambre avec vue esposto nella vetrina del negozio di dischi, in centro, e la dolce luce di quel giorno.
L’ho riascoltata in questi giorni per una strana casualità, e mi ha stregato nuovamente, a distanza di anni.
Ho scoperto adesso che la canzone non è stata scritta da Henri Salvador, ma da Keren Ann, una giovane cantante mezza olandese e mezza israeliana con una parte di sangue indonesiano, uno di quei strani miscugli di razze e culture diverse che rende più bello e ricco il mondo.
Una coincidenza che per me ha un significato particolare.
La metafora del giardino d’inverno come oasi di serenità e rifugio dagli affanni della vita, luogo della memoria all’interno del quale riassaporare le cose preziose della vita è una delle immagini più belle.
Dedicato ad Annemieke, che oggi avrebbe compiuto quarant’anni.
Jardin d’hiver - Henri Salvador
Je voudrais du soleil vert
Des dentelles et des théières
Des photos de bord de mer
Dans mon jardin d’hiver
Je voudrais de la lumière
Comme en Nouvelle Angleterre
Je veux changer d’atmosphère
Dans mon jardin d’hiver
Ta robe à fleur
Sous la pluie de novembre
Mes mains qui courent
Je n’en peux plus de l’attendre
Les années passent
Qu’il est loin l’âge tendre
Nul ne peut nous entendre
Je voudrais du Fred Astaire
Revoir un Latécoère
Je voudrais toujours te plaire
Dans mon jardin d’hiver
Je veux déjeuner par terre
Comme au long des golfes clairs
T’embrasser les yeux ouverts
Dans mon jardin d’hiver
Ta robe à fleur
Sous la pluie de novembre
Mes mains qui courent
Je n’en peux plus de l’attendre
Les années passent
Qu’il est loin l’âge tendre
Nul ne peut nous entendre
(trad.) Giardino d’inverno
Vorrei del sole verde
centrini e teiere
delle foto balneari
nel mio giardino d’inverno
Vorrei la luce
del New England
voglio cambiare atmosfera
nel mio giardino d’inverno
La tua gonna a fiori
sotto la pioggia di novembre
le mie mani che corrono
non ne posso più di aspettarti
Passano gli anni
com’è lontana la giovinezza
nessuno può sentirci
Vorrei un po’ di Fred Astaire
rivedere un Latécoère
vorrei continuare a piacerti
nel mio giardino d’inverno
Voglio pranzare per terra
come lungo i golfi chiari
baciarti a occhi aperti
nel mio giardino d’inverno
La tua gonna a fiori
sotto la pioggia di novembre
le mie mani che corrono
non ne posso più di aspettarti
Passano gli anni
com’è lontana la giovinezza
nessuno può sentirci
Nel mio giardino d’inverno