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Band of Gypsys

lunedì, 19 maggio 2008


Jimi Hendrix: A Band of Gypsys“Who Knows” (Fillmore East, New York, January 1, 1970)

Rom (in Lingua romanírrom“), in italiano zingari e gitani, in inglese gipsy, in spagnolo e in catalano gitanos, in portoghese cigano, in tedesco zigeoner.

Tanti nomi per cercare di definire e catalogare quello che per sua natura è indefinibile e sfuggente, quello di cui non si riesce a fissare la fisionomia.

Il nomade, l’errante è colui che non si lascia fissare dai mille controlli della modernità, colui che rifugge da una fissa dimora. Il nomade è l’alieno, il diverso, l’ombra rimossa del nostro inconscio sul quale proiettiamo tutte le nostre paure, frustrazioni, angosce.

Il nomade è il capro espiatorio perfetto.

Pochi sanno o ricordano che durante la seconda guerra mondiale vennero uccisi oltre 500.000 zingari, vittime del nazionalsocialismo.

La storia della deportazione e dello sterminio degli zingari è una storia dimenticata: ancora oggi la documentazione è frammentaria e lacunosa. Eppure la persecuzione degli zingari in epoca nazista è l’unica, oltre a quella ebraica, dettata da motivazioni esclusivamente razziali: proprio come gli ebrei, infatti, gli zingari furono perseguitati e uccisi in quanto « razza inferiore».

I recenti fatti accaduti nel Napoletano, scatenati dalla vicenda di una nomade sedicenne accusata di aver tentato di rapire una bimba di sei mesi in un’abitazione del quartiere di Ponticelli, mi hanno parecchio colpito.

I roghi contro i campi nomadi, l’assedio della popolazione locale, l’assalto con le bottiglie molotov, la rabbia delle gente, la caccia allo zingaro che ne è derivata, mi hanno fatto tornare alla memoria immagini ed avvenimenti terribili che non ho vissuto in prima persona, ma che conosco attraverso i libri di storia.

L’Italia sta vivendo un momento difficile. Nubi cupe e minacciose si addensano all’orizzonte; e quando le cose vanno male la gente ha paura, diventa cattiva, disperata, pronta a tutto.

La cosiddetta civilizzazione, il progresso, il benessere, l’apparente tolleranza delle democrazie occidentali sono in realtà delle illusioni molto fragili, delle chimere. Rischiamo ogni giorno di precipitare nella barbarie, ma non ce ne rendiamo conto, o non vogliamo ammetterlo.

Quando questo equilibrio fragile come cristallo si rompe si svela il nostro lato primitivo, molto più animalesco di quanto siamo portati ad ammettere.

Il razzismo è insito nella natura umana, senza distinzione di razze (è proprio il caso di dirlo).

Basta solo vedere quello che di terribile sta accadendo in questi giorni in Sudafrica, dove i neri sono autori di violenze efferate su altri neri. Disperati che danno la caccia ad altri più disperati di loro, immigrati che arrivano dallo Zimbabwe, da Malawi, Mozambico e Somalia, gridando “cacciamo gli stranieri”.

Soltanto ieri 12 persone sono state uccise, bruciate vive o bastonate fino alla morte, le donne sono state stuprate.

L’unico argine a questo cuore di tenebra, a questo minaccioso abisso di barbarica violenza sempre in agguato, a questa follia sempre pronta a prendere il sopravvento, è l’uso della ragione e il ruolo fondamentale delle isitituzioni che devono garantire il riconoscimento dei diritti uguali e inalienabili di tutti gli esseri umani, il diritto ad un’esistenza dignitosa, il diritto alla libertà religiosa all’interno dei limiti definiti dalla legge e nel rispetto dei diritti e della libertà di tutti.

La differenza fra le democrazie occidentali e i governi delle altre nazioni sta tutta qui: rispetto della diversità, tolleranza, laicismo, libertà e garanzia dello stato di diritto e della sicurezza dei suoi cittadini.

Se questi elementi iniziano a venir meno, se la fiducia dei cittadini nei confronti delle istituzioni arriva a livelli minimi, se le istituzioni stesse e le forze politiche cavalcano la rabbia popolare e fomentano l’odio razziale e di classe, la lotta dei poveri contro i poveri, allora è la fine.

Sandro Bondi, il poeta. Ministro dei Beni Culturali

venerdì, 9 maggio 2008

Sandro Bondi

«Nil recitas et vis, Mamerce, poeta videri.
Quidquid vis esto, dummodo nil recites
»
Marziale – Epigrammi – Liber II – 88

Trad. «Per poeta vorresti passare
ma un verso tuo non ce l’hai detto mai.
Prometti che per sempre tacerai
e passa pure per chi cazzo ti pare!»

Sandro Bondi è il nuovo Ministro per i Beni e le Attività Culturali del governo Berlusconi IV.

Cattolico, una laurea in Filosofia, un passato di militante nel Partito Comunista Italiano durante il quale non si distingue certo per coerenza e linearità.

Gli stessi attivisti e suoi compagni di partito all’interno del PCI lo paragonano scherzosamente, per il suo comportamento ondivago, ad un “rapanello“, cioè rosso fuori e bianco dentro.

Tutto questo fino alla folgorazione sulla via di Damasco, quando incontra Berlusconi.

Diventa il suo segretario e collaboratore, il suo consigliere più fidato.

Berlusconi gli affida nel 2001 il compito di gestire e coordinare la stesura del libro fotografico Una storia italiana, che fu spedito a milioni di famiglie italiane in occasione della campagna elettorale del 2001.

Da allora è uno dei più importanti esponenti di Forza Italia, uno dei collaboratori più stretti di Berlusconi.

Questa settimana è diventato Ministro per i Beni e le Attività Culturali.

Vittorio Sgarbi, compagno di schieramento politico, dice di lui: “Bondi è una figura di cortigiano, lo dico senza volerlo insultare, rispetto al potente e cioè l’adorazione per Berlusconi è in lui naturale e convinta, lo so perché lo conosco, ma pare innaturale ad un uomo libero.

Tralascio altri aneddoti su Bondi politico, perché adesso voglio soffermarmi su Bondi poeta.

Da alcuni anni tiene – non so se ce l’abbia ancora - una piccola rubrica sulla rivista Vanity Fair, dove illumina le lettrici e i lettori con le sue riflessioni, ma soprattutto con le sue poesie, il cui livello artistico è tale che al confronto il diario di una ragazzina sembra lo Zibaldone di Leopardi, per profondità e originalità.

Al tempo fui tentato più volte di scrivere alla direzione della rivista per capire perché pubblicassero tali banalità, che in alcuni casi raggiungono dei vertici di ridicolo e grottesco, di comicità involontaria che sfiora l’autoparodia, tanto da far pensare che siano stati scritti da qualcuno della parte politica avversa.

Ma ecco qui alcune delle perle di sublime e inarrivabile poesia scritte da Sandro Bondi (via Il Gambero Rotto, segnalatomi stamattina da Rita, che ringrazio per l’ispirazione fornitami).

Le mie preferite sono quelle dedicate a Michela Vittoria Brambilla, Giuliano Ferrara, e quella inarrivabile, l’ultima, di altissimo afflato lirico e mistico dedicata a LUI, Silvio Berlusconi.

Mi chiedo quale sarà il primo atto di Bondi come Ministro dei Beni Culturali. Chiederà che il Mausoleo di Arcore venga riconosciuto dall’UNESCO come Patrimonio dell’Umanità?

Poesie di Sandro Bondi (via Il Gambero Rotto).

A Michela Vittoria Brambilla
(alias Crudelia Salmon)

Ignara bellezza
Rubata sensualità
Fiore reclinato
Peccato d’amore

A Stefania Prestigiacomo

Luna indifferente
Materna sensualità
Velo trasparente
Severo abbandono

Per le nozze di Elio Vito

Fra le tue braccia magico silenzio
Fra le tue braccia intenerito ardore
Fra le tue braccia campo di girasoli
Fra le tue braccia sole dell’allegria

A Giuliano Ferrara

Antro d’amore
Rombo di luce
Parole del sottosuolo
Fiume di lava
Ancora di salvezza

A Walter Veltroni

Tenero padre
madre dei miei sogni
Anima ulcerata.
Figlio mio Ritrovato

E per chiudere in bellezza, con il grande finale, il trittico dedicato alla famiglia di Silvio Berlusconi, quasi una nuova Trinità.

A Veronica Lario in Berlusconi *

Bellezza del soccorso
sensuale ironia
vigore dell’amore
intrepida solitudine

*Moglie di Silvio Berlusconi

A Rosa Bossi in Berlusconi *

Mani dello spirito
Anima trasfusa.
Abbraccio d’amore
Madre di Dio

*Madre di Silvio Berlusconi 

A Silvio

Vita assaporata
Vita preceduta
Vita inseguita
Vita amata
Vita vitale
Vita ritrovata
Vita splendente
Vita disvelata
Vita nova

Elezioni politiche 2008 – Paint It Black (1966)

martedì, 15 aprile 2008

Paint It BlackRolling Stones (1966)

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes

I see a line of cars and they’re all painted black
With flowers and my love both never to come back
I see people turn their heads and quickly look away
Like a new born baby it just happens every day

I look inside myself and see my heart is black
I see my red door and it has been painted black
Maybe then I’ll fade away and not have to face the facts
Its not easy facin’up when your whole world is black

No more will my green sea go turn a deeper blue
I could not foresee this thing happening to you
If I look hard enough into the settin sun
My love will laugh with me before the mornin comes

I see a red door and I want it painted black
No colors anymore I want them to turn black
I see the girls walk by dressed in their summer clothes
I have to turn my head until my darkness goes
Hmm, hmm, hmm,…

I wanna see it painted, painted black
Black as night, black as coal
I wanna see the sun blotted out from the sky
I wanna see it painted, painted, painted, painted black
Yeah!

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto

domenica, 10 febbraio 2008

 

«La repressione è il nostro vaccino!
La repressione è civiltà!
»

Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto (1970) è probabilmente il film più politico del cinema italiano e certamente uno dei più significativi sotto l’aspetto storico e sociale. Nel 1970 vinse l’Oscar per il miglior film straniero.

Il film diretto da Elio Petri e sceneggiato dallo stesso Petri con Ugo Pirro (morto di recente, il 18 gennaio 2008, una data che per me avrà sempre un significato particolare, per motivi personali) era accompagnato dalle musiche di Ennio Morricone e si avvalse della straordinaria interpretazione di Gian Maria Volonté, sicuramente uno dei più grandi attori che il nostro cinema abbia mai avuto, che in questo film diede una magistrale prova di recitazione che gli valse il David di Donatello.

Vidi la prima volta il film Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto a sedici anni e ne rimasi impressionato, profondamente turbato e affascinato. Da allora la musica, le sequenze, le frasi del film, la gestualità e l’interpretazione di Volonté mi accompagnano sempre. Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto è uno dei miei 10 film preferiti in assoluto.

In tempo di elezioni politiche vicine, di demagogia imperante, di richiami oscuri e torbidi all’ordine, alla legge, alla repressione vale la pena rivedere la celeberrima sequenza del film che vede l’insediamento del “dottore”, interpretato da Volonté, a alla direzione dell’ufficio politico e il suo discorso “programmatico”. Sono passati quasi quarant’anni dal film, ma la sua attualità (o inattualità) è veramente sconcertante. Vengono i brividi a rivedere la sequenza.

Riporto di seguito la trascrizione fedele del discorso di Gian Maria Volonté, desunta direttamente dal film e che potete ascoltare e vedere nella sequenza riportata all’inizio di questo articolo.

TRASCRIZIONE DAL FILM

Gian Maria Volonté: 

«Da oggi assumo la direzione dell’ufficio politico. Voi saprete tutti che io fino a ieri mi sono occupato di assassinii, e con un certo successo.
Non è senza significato che abbiano destinato proprio me, in questo momento, alla direzione dell’Ufficio Politico.

Ciò è stato deciso poiché tra i reati comuni e i reati politici sempre più si assottigliano le distinzioni, che tendono addirittura a scomparire. Questo scrivetevelo bene nella memoria: sotto ogni criminale può nascondersi un sovversivo; sotto ogni sovversivo può nascondersi un criminale.

Nella città che ci è stata affidata in custodia, sovversivi e criminali hanno già steso i loro fili invisibili che spetta a noi di recidere.

Che differenza passa tra una banda di rapinatori che assaltano un istituto bancario e la sovversione organizzata, istituzionalizzata, legalizzata? Nessuna. Le due azioni tendono allo stesso obiettivo, sia pure con mezzi diversi, e cioè al rovesciamento dell’attuale ordine sociale.

  • Seimila prostitute schedate.
  • Un aumento del 20% di scioperi e di occupazioni di edifici pubblici e privati.
  • Duemila case d’appuntamento accertate.
  • In un anno trenta attentati dimostrativi contro la proprietà dello stato.
  • Duecento stupri in un anno.
  • Cinquantamila studenti delle scuole medie in corteo per le vie delle città.
  • Un aumento del 30% delle rapine e degli assalti alle banche.
  • Diecimila schedati in più fra le file dei sovversivi.
  • Seicento omosessuali schedati.
  • Più di settanta gruppi di giovani sovversivi che agiscono al di fuori dei limiti parlamentari.
  • Un aumento del 50% delle bancarotte fraudolente e dei protesti cambiari.
  • Un numero indescrivibile di riviste politiche che invitano alla rivolta.

L’uso della libertà minaccia da tutte le parti i poteri tradizionali, le autorità costituite. L’uso della libertà che tende a fare di qualsiasi cittadino un giudice, che ci impedisce di espletare liberamente le nostre sacrosante funzioni.

Noi siamo a guardia della legge, che vogliamo immutabile, scolpita nel tempo…

Il popolo è minorenne. La città è malata. Ad altri spetta il compito di curare e di educare. A noi il dovere di reprimere.

La repressione è il nostro vaccino!

Repressione è civiltà!»

Imprese, politici e camorra: ecco i colpevoli della peste

sabato, 5 gennaio 2008

Roberto Saviano

Roberto Saviano ha pubblicato oggi su Repubblica un articolo durissimo che è un’analisi spietata, lucida, terribile, con nomi e cognomi sulla tragedia di Napoli e di tutto il sud, e sul perverso intreccio fra mafie, imprenditoria, politica, tra nord e sud italia.

Roberto Saviano è l’autore di Gomorra, il best-seller che racconta un viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra. 

Il suo articolo è un’analisi inquietante che svela i collegamenti fra l’avvelenamento lento da inquinamento e l’aumento vertiginoso di casi di tumore e malformazioni fetali. Si tratta di una lettura che consiglio vivamente a tutti quello che hanno voglia e coraggio di addentrarsi nel male oscuro della realtà italiana.

Ne trascrivo di seguito alcuni passaggi particolarmente significativi. L’articolo di Roberto Saviano, nella sua interezza, lo potete trovare cliccando qui.

[...]Quello che sta accadendo è grave, perché divengono straordinari i diritti più semplici[...]

[...]Si muore di una peste silenziosa che ti nasce in corpo dove vivi e ti porta a finire nei reparti oncologici di mezza Italia. Gli ultimi dati pubblicati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità mostrano che la situazione campana è incredibile, parlano di un aumento vertiginoso delle patologie di cancro. Pancreas, polmoni, dotti biliari più del 12% rispetto alla media nazionale. La rivista medica The Lancet Oncology già nel settembre 2004 parlava di un aumento del 24% dei tumori al fegato nei territori delle discariche e le donne sono le più colpite. Val la pena ricordare che il dato nelle zone più a rischio del nord Italia è un aumento del 14%.[...]

[...]I rifiuti sono un enorme business. Ci guadagnano tutti: è una risorsa per le imprese, per la politica, per i clan, una risorsa pagata maciullando i corpi e avvelenando le terre. Guadagnano le imprese di raccolta: oggi le imprese di raccolta rifiuti campane sono tra le migliori in Italia e addirittura capaci di entrare in relazione con i più importanti gruppi di raccolta rifiuti del mondo.[...]

[...]Se si va in Liguria o in Piemonte numerosissime attività che vengono gestite da società campane operano secondo tutti i criteri normativi e nel miglior modo possibile. A nord si pulisce, si raccoglie, si è in equilibrio con l’ambiente, a sud si sotterra, si lercia, si brucia.[...]

[...]Sullo smaltimento dei rifiuti in Campania ci guadagnano le imprese del nord-est. Come ha dimostrato l’operazione Houdini del 2004, il costo di mercato per smaltire correttamente i rifiuti tossici imponeva prezzi che andavano dai 21 centesimi a 62 centesimi al chilo. I clan fornivano lo stesso servizio a 9 o 10 centesimi al chilo. I clan di camorra sono riusciti a garantire che 800 tonnellate di terre contaminate da idrocarburi, proprietà di un’azienda chimica, fossero trattate al prezzo di 25 centesimi al chilo, trasporto compreso. Un risparmio dell’80% sui prezzi ordinari. [...]

[...]Se i rifiuti illegali gestiti dai clan fossero accorpati diverrebbero una montagna di 14.600 metri con una base di tre ettari, sarebbe la più grande montagna esistente ma sulla terra. Persino alla Moby Prince, il traghetto che prese fuoco e che nessuno voleva smaltire, i clan non hanno detto di no.
Secondo Legambiente è stata smaltita nelle discariche del casertano, sezionata e lasciata marcire in campagne e discariche.[...]

[...]Quando si getta qualcosa nell’immondizia, lì nel secchio sotto il lavandino in cucina, o si chiude il sacchetto nero bisogna pensare che non si trasformerà in concime, in compost, in materia fetosa che ingozzerà topi e gabbiani ma si trasformerà direttamente in azioni societarie, capitali, squadre di calcio, palazzi, flussi finanziari, imprese, voti. E dall’emergenza non si vuole e non si po’ uscire perché è uno dei momenti in cui si guadagna di più.[...]

[...]Sono le nuove generazioni ad essere danneggiate. Il futuro stesso è compromesso. Chi nasce neanche potrà più tentare di cambiare quello che chi li ha preceduti non è riuscito a fermare e a mutare. L’80 per cento delle malformazioni fetali in più rispetto alla media nazionale avvengono in queste terre martoriate.[...]

[...]Varrebbe la pena ricordare la lezione di Beowulf, l’eroe epico che strappa le braccia all’Orco che appestava la Danimarca: “Il nemico più scaltro non è colui che ti porta via tutto, ma colui che lentamente ti abitua a non avere più nulla“.[...]

Le firme (false) di Forza Italia contro il governo

lunedì, 19 novembre 2007

Ieri e oggi tutti i mezzi di informazione hanno parlato della raccolta di 6 milioni e passa di firme, organizzata da Silvio Berlusconi e Forza Italia (che oggi si è dissolta per rinascere nel nuovo chimerico partito PPIL: potenza del lifting e del marketing)  per protestare contro il governo Prodi e chiederne le dimissioni.

Sei milioni di firme? Otto milioni? Potrebbero anche essere 200 milioni, per quello che valgono dei numeri totalmente inventati.

Ecco nel filmato la dimostrazione di come oggi sia possibile manipolare l’informazione, creare notizie assolutamente false, sparare numeri assurdi su adesioni di massa ad iniziative politiche velleitarie senza che nessun mezzo di informazione indaghi o faccia un minimo di verifiche per verificare l’attendibilità delle fonti.

La cosa è talmente assurda e grottesca che si commenta da sé.

Sarebbe veramente ora di tirare lo sciacquone del cesso e di mandare tutta questa melma nella fogna, una volta per sempre.

Draghi e gli stipendi bassi dei giovani

domenica, 28 ottobre 2007

Mario Draghi

Si è molto parlato in questi giorni delle recenti dichiarazioni che il Governatore della Banca d’Italia Mario Draghi ha rilasciato il 26 ottobre durante una lezione tenuta all’Università degli studi di Torino e culminate nell’invito ad “aumentare gli stipendi dei giovani” perché troppo bassi.

Draghi dice: «Una ripresa della crescita del consumo è fondamentale per il benessere generale».

Occorre pertanto, continua Draghi, che il reddito torni a crescere in modo stabile, soprattutto quello dei giovani che potrebbero comprimere la loro propensione al consumo in ragione «di un reddito permanente atteso più basso che in passato» e della «discontinuità della vita lavorativa». I livelli retributivi dell’Italia infatti «sono piu bassi che negli altri principali paesi dell’Unione europea».

E invita il governo ad attuare una politica economica che punti a sostenere redditi e consumi, soprattutto dei giovani, attraverso una maggiore ripartizione dei costi delle flessibilità tra la popolazione lavoratrice, l’innalzamento dell’età pensionistica e una riforma dell’istruzione.

Queste dichiarazioni mi hanno colpito non tanto per l’originalità delle argomentazioni (a parte quella sull’aumento degli stipendi ai giovani), ma per l’insieme complessivo del sistema di riforme tratteggiato da Draghi.

Si tratta infatti di un sistema economico che di fatto è impossibile da realizzare perchè basato su delle coppie antinomiche, su dei punti che se realizzati tutti assieme si autoannullerebbero, o peggio provocherebbero disastri maggiori.

Mi piacerebbe tanto che Draghi spiegasse a tutti, concretamente, come si fa a a rilanciare l’economia e i consumi di un paese e contemporaneamente risanare il bilancio statale e diminuire il debito pubblico.

Com’è possibile, nella gestione economica di uno stato, ridurre le uscite e aumentare le entrate e contemporaneamente ridurre le tasse, aumentare gli stipendi e ridar fiato ai consumi delle famiglie? Sarebbe come voler avere la botte piena e la moglie ubriaca.

Ecco di seguito alcune delle coppie “impossibili” nel sistema economico tratteggiato da Draghi:

  • «riduzione dei costi per le imprese» vs. «aumento degli stipendi dei lavoratori»;
  • «riduzione delle tasse» vs. «riduzione del debito pubblico»;
  • «riduzione della spesa pubblica» vs. «intervento diretto dello stato per rilanciare l’economia»;
  • «rilancio dei consumi delle famiglie» vs. «aumento della flessibiltà nel mondo del lavoro»;
  • «aumento dell’età pensionabile» vs. «aumento dei giovani nel mondo del lavoro».

Ora, visto che Draghi certamente non è un neolaureato di economia, ma una persona estremamente seria e competente la cui professionalità in campo economico è riconosciuta in tutto il mondo, mi piacerebbe conoscere le cause di queste sortite demagogiche e, queste sì, qualunquistiche e populistiche.

Draghi non è un politico, non ha un elettorato da blandire.

A meno che queste sortite non facciano parte anch’esse dei giochini politici in corso per definire i nuovi assetti futuri.

La repubblica dei vecchi e degli incompetenti

mercoledì, 24 ottobre 2007

Goya_due-vecchi-che-mangiano

«L’Italia è una repubblica geriatrica fondata sull’incompetenza e la corruzione. La sovranità appartiene a pochi gruppi di potere che la esercitano nelle forme e nei limiti dei propri interessi».

Bisognerebbe riscrivere la Costituzione e sostituire il nobile (negli intenti degli stesori) articolo 1 della Costituzione Italiana con quello sopra da me scritto.

L’articolo 1 della Costituzione Italiana (quello vero) dice infatti:

«L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.»

Anche un bambino si renderebbe subito conto della evidente, assoluta, totale discrepanza fra i nobili principi espressi nella Costituzione e la tragica e grottesca realtà.

L’ultima conferma viene dalla meschina, a dir poco, figura a livello mondiale fatta dall’attuale governo di centrosinistra in carica (la cui coalizione è stata da me votata alle elezioni politiche del 2006) con l’ormai famoso (ahimè) disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di mettere il bavaglio alla maggior parte dei blog e siti di libera informazione in Italia.

Avevo già scritto sull’argomento alcuni giorni fa in un mio post, e purtroppo i fatti stanno dando ragione a chi aveva aveva evidenziato l’assoluta incompetenza, l’inadeguatezza, l’estrema goffaggine degli stesori del disegno di legge e del governo Prodi in generale.

Basta vedere la feroce ironia con cui alcuni fra i principali mezzi di informazione on line del mondo stanno sbeffeggiando l’attuale classe politica italiana fatta di vecchi incompetenti e ignoranti ma tenacemente aggrappati alla loro poltrona e alla loro fetta di potere.

Prendo spunto dall’articolo scritto oggi sull’argomento da Beppe Grillo nel suo blog. Ecco ad esempio cosa scrive il Times nella sua versione on line:

«A geriatric assault on Italy’s bloggers.
Italy’s leaders barely understand word processors, let alone the web. Now they’ve turned against the country’s bloggers
»

Ed ecco cosa scrive invece BoingBoing uno dei cinque più autorevoli blog a livello mondiale:

«Italy proposes a Ministry of Blogging with mandatory blog-licensing»

In pratica: nel mondo ci stanno prendendo per il culo!

Questa fatta dal governo Prodi è, come si suol dire, una figura di merda a livello mondiale per tutta l’Italia che si sta propagando con la stessa velocità di un virus su Internet.

Il bavaglio ai blog

venerdì, 19 ottobre 2007

Bavaglio

Una settimana fa, il 12 ottobre 2007, il Consiglio dei ministri ha approvato un disegno di legge di riforma dell’editoria che se approvato rischierebbe di far chiudere migliaia di blog e siti in Italia.

Il disegno di legge prevede infatti l’obbligo di iscrizione al ROC, uno speciale registro custodito dall’Autorità per le Comunicazioni, per chi ha attività editoriali di qualunque tipo, quindi anche per chi ha un blog o un sito web.

Scrive Aldo Fontanarosa sull’articolo di oggi su Repubblica:
«[…] Attività editoriale – continua il disegno di legge – significa inventare e distribuire un “prodotto editoriale” anche senza guadagnarci. E prodotto editoriale è tutto: è l’informazione, ma è anche qualcosa che “forma” o “intrattiene” il destinatario (articolo 2). I mezzi di diffusione di questo prodotto sono sullo stesso piano, Web incluso.[…]»

L’iscrizione al ROC – almeno nella formulazione attuale – non implica solo carte da bollo e burocrazia. Rischia soprattutto di aumentare le responsabilità penali per chi ha un sito.
In pratica, mentre fino ad oggi la diffamazione realizzata attraverso un sito o un blog era considerata un reato semplice e le norme penali la punivano in modo più lieve, con questo nuovo disegno di legge la diffamazione su Internet viene classificata come aggravata ed equiparata a quella su mezzi di stampa tradizionale.

Anche Internet e i blog, entrerebbero quindi a pieno titolo nell’orbita delle norme penali sulla stampa.

Quindi ogni sito web o blog, a questo punto, dovrebbe iscriversi al ROC e dotarsi di una società editrice e di un giornalista nel ruolo di direttore responsabile. Ed entrambi, editore e direttore del sito, risponderebbero del reato di omesso controllo su contenuti diffamatori. Questo, ai sensi degli articoli 57 e 57 bis del codice penale.

In pratica, questo disegno di legge è il tentativo maldestro, e nemmeno tanto occulto, di imbavagliare una volta per tutte la libera informazione e contro-informazione sul web.

Segno che l’informazione sulla rete sta iniziando veramente a dare fastidio alle lobby di potere, qualunque esse siano, che adesso cercano di reagire e passare al contrattacco.

Ma non ci riusciranno. Sono in assoluta controtendenza.

Sul suo sito, Beppe Grillo ha scritto un post sul argomento e alla fine ha pubblicato l’indirizzo email di Ricardo Franco Levi, braccio destro di Prodi e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, che ha scritto il testo del disegno di legge, per “esprimere la propria opinione” e il proprio dissenso.

Vi invito anch’io a farlo, scrivendo un’email a: levi_r@camera.it

Beppe Grillo: tutti contro uno

domenica, 23 settembre 2007

Beppe Grillo

Dal 9 settembre 2007, il giorno dopo la manifestazione del V-Day promossa da Beppe Grillo in tutta Italia e culminata con la raccolta di più di 330.000 firme e il grande bagno di folla di Piazza Maggiore a Bologna davanti a oltre 50.000 persone, Beppe Grillo è diventato oggetto di una straordinaria campagna di disinformazione fatta di attacchi incrociati, allusioni e minacce.

È stato accusato di qualunquismo, di populismo, di seminare rancore, di istigare all’odio, di voler far saltare le basi della democrazia parlamentare, di volere entrare in politica (come se questo fosse un reato). I più autorevoli opinionisti, anche della sinistra come Eugenio Scalfari su Repubblica, si sono scomodati addirittura a fare paragoni con il fascismo dei primi anni venti.

Il direttore del TG2 Mauro Mazza nel suo editoriale del 19 settembre (edizione TG2 delle 13.00) addirittura ha accusato Beppe Grillo di armare la mano di potenziali terroristi: lo sconcertante video è disponibile ovviamente anche in rete su YouTube.

Per quasi due anni il blog di Beppe Grillo e le sue dichiarazioni sono state deliberatamente ignorate da tutti i mezzi d’informazione e comunicazione tradizionale (TV, giornali, radio) e anche dai principali quotidiani online dei grandi gruppi editoriali.

L’unico canale informativo era costituito dallo stesso blog di Beppe Grillo e da migliaia di altri piccoli blog personali e gruppi di discussione in rete che riprendevano i suoi post, li commentavano, li citavano, li linkavano, secondo quella che è una delle caratteristiche fondamentali della comunicazione libera su internet.

Per tutta l’estate il V-Day è stato sistematicamente ignorato dai media con lo scopo evidente di farlo fallire. Nessuno ne doveva parlare. La parola d’ordine era ignorare, non informare, parlare d’altro, far finta di niente, nell’illusione che tutto si sgonfiasse come una bolla di sapone.

Fino al giorno precedente non si trovava nessuna notizia del V-Day nè sui giornali, nè tantomeno sui canali televisivi che di solito invece sono sempre molto prodighi nel dare risalto agli eventi più disparati e curiosi: dal Gay Pride al Family Day, dalle mostre dei cani alle fiere del fitness, dai raduni degli alpini ai concorsi di bellezza, dalle proteste dei tassisti a quelle dei benzinai.

Nel caso del V-Day invece nulla. Il vuoto assoluto.

Ma lo straordinario successo ottenuto dal V-Day ha costretto i mezzi di informazione a parlarne, seppur di malavoglia.

Beppe Grillo è riuscito ad ottenere un risultato unico nel suo genere in tutto il mondo. È riuscito grazie al suo carisma, alla sua straordinaria capacità di comunicazione e alla sua credibilità, e sfruttando in modo geniale tutte le potenzialità che Internet gli offriva, a creare dal nulla un potente movimento di opinione e rinnovamento dal basso, a dare voce al malcontento e al malessere di milioni di persone che non sono rappresentate da nessuno, nè dai partiti politici, nè dai sindacati, nè da associazioni di categoria, nè tantomeno da lobbies.

Ha fatto da catalizzatore del malessere, dell’incazzamento generale, delle ansie e angosce di gran parte della popolazione italiana, innescando delle reazioni i cui effetti in questo momento è difficile prevedere.

Ma la cosa straordinaria è che Beppe Grillo è una persona molto concreta e pragmatica, e fino ad adesso ha raggiunto sempre i suoi obiettivi. Ha contribuito a far dimettere Antonio Fazio dalla carica di Governatore della Banca d’Italia, ha presenziato all’assemblea dei soci della Telecom con un discorso durissimo che ha avuto il suo peso nel far dimettere Tronchetti Provera, ha promosso il V-Day e ha raccolto 330.000 firme.

Beppe Grillo è un uomo che mantiene le sue promesse, gli impegni che prende pubblicamente. Raggiunge i suoi obiettivi.

E questo fa paura a una classe politica e imprenditoriale che vive di clientelismo e si autosostiene.

Beppe Grillo è riuscito a passare dal virtuale (internet, il blog) al reale (le piazze) in un modo che nessuno era stato in grado di prevedere.

Ha bucato gli schermi dei computer e si è materializzato nelle piazze di tutta Italia, riuscendo a mobilitare centinaia di migliaia di persone.

Lui che era stato messo al bando da tutti i mezzi di comunicazione, esiliato e relegato ha costretto i media a parlare di sè. Adesso tutti ne parlano. A qualunque ora, su qualunque canale televisivo c’è sempre un riferimento diretto o un commento di qualche opinionista dell’ultima ora su Beppe Grillo.

Sui maggiori portali web, sui quotidiani online ci sono link a video o inviti a discussione sui forum, per cercare di creare traffico sui loro siti, incrementare il numero di visite e accessi, sfruttare a fini commerciali ed economici il fenomeno Grillo.

Lo scopo di questa overdose mediatica, evidente e nemmeno tanto dissimulato, è quello di cortocircuitare Beppe Grillo. Bombardare la gente che non ha modo di accedere a internet (in Italia è il 52%) con false notizie per screditare Beppe Grillo.

In tutti questi incontri e dibattiti senza contraddittorio il grande assente è proprio lui: Beppe Grillo, il grande accusato.

Siamo di fronte a quello che nel codice deontologico professionale del giornalismo è uno degli errori più gravi da evitare, quello di attaccare o accusare una persona senza che questa abbia la possibilità di difendersi in sede.

Vogliono fare in modo che la gente inizi a dire: «E basta, non se ne può più di questo Beppe Grillo!»

Dopo avere cercato di eliminarlo con la censura, adesso cercano di eliminarlo con la tattica opposta, con l’esposizione mediatica selvaggia e incontrollata.

Il mondo politico, da destra a sinistra, e tutta la classe dirigente imprenditoriale, finanziaria, culturale italiana ha paura. Paura che il sistema adesso crolli veramente, e crolli in maniera catastrofica, che al confronto la bufera di Tangentopoli, che travolse il mondo politico della prima repubblica, sembrerà una debole brezza primaverile.

Concludo riportando i tre punti della proposta di legge popolare per un Parlamento Pulito che il 10 luglio 2007 Beppe Grillo (insieme ad alcune persone del MeetUp di Roma)  ha depositato alla Cassazione a Roma e per cui era necessario raccogliere almeno 50.000 firme autenticate. Nel giorno del V-Day ne sono state raccolte più di 330.000.

 I tre punti della proposta sono:

1- NO AI PARLAMENTARI CONDANNATI. No ai 25 parlamentari condannati in Parlamento – Nessun cittadino italiano può candidarsi in Parlamento se condannato in via definitiva, o in primo e secondo grado e in attesa di giudizio finale.

2- DUE LEGISLATURE. No ai parlamentari di professione da 20 e 30 anni in Parlamento – Nessun cittadino italiano può essere eletto in parlamento per più di due legislature. La regola è valida retroattivamente.

3- ELEZIONE DIRETTA. No ai parlamentari scelti dai segretari di partito – I candidati al parlamento devono essere votati dai cittadini con la preferenza diretta.