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Soddisfazioni

venerdì, 13 febbraio 2009

Wassily Kandinsky, Yellow, Red and Blue

È stata una settimana molto intensa al lavoro. Iniziata nella tempesta e conclusa nel migliore dei modi.

Sono stanco come se avessi lavorato un mese.

Non credo che in Italia, e forse nemmeno in Europa, si trovino in questo momento nel settore di internet progetti così affascinanti, innovativi, ambiziosi, ricchi di sfide e rischi come quello a cui sto lavorando e di cui sono responsabile.

Un’avventura estremamente complessa ed impegnativa da vivere ogni giorno con spirito da pioniere, con imprevisti e rischi continui. Ci si muove in un territorio inesplorato, e si tracciano rotte nuove. Un campo minato dove si può saltare in aria da un momento all’altro.

La settimana è iniziata con un ultimatum del mio capo che ha preteso, giustamente, la nuova pianificazione delle scadenze del progetto entro 4 ore, da siglare con il mio sangue (testuali parole, e so che non scherza) e con me che entro 4 ore gliele ho date.

E vi assicuro che non è semplice ripianificare la schedulazione di un progetto con più di mille attività che vede coinvolte circa 15 persone nei prossimi 8 mesi. Ma l’ho fatto. E alla fine sono riuscito a giustificare in modo convincente i due mesi di slittamento delle scadenze finali. Cosa che non era assolutamente scontata, anzi.

E ieri la grande soddisfazione di avere presentato il nuovo piano e le nuove scadenze alle persone del mio team, alla presenza del mio capo, con un discorso di incitamento passionale e asciutto al tempo stesso che il mio capo ha definito coinvolgente ed “eccellente” in termini di leadership e autorevolezza. E oggi mi ha rifatto i complimenti.

E credetemi, il contesto in cui mi sto muovendo è difficilmente immaginabile nel clima asfittico del panorama odierno italiano.

Mi sembrava di essere Massimo Decimo Meridio il protagonista del film Gladiator, mentre incitava i suoi uomini alla battaglia finale. Una battaglia decisiva dove si vince o si muore. Senza vie di mezzo. E dove bisogna vincere. [edit: prima avevo scritto erroneamente Quinto Fabio Massimo, detto Cunctator (il Temporeggiatore) il generale e uomo politico romano passato alla storia per la sua strategia attendista; ma un amico con una grande passione per il cinema, e la storia, mi ha fatto notare l'errore ;-) ]

Sono molto orgoglioso delle persone eccellenti, uomini e donne, che ho scelto nel mio team, e so che mi seguiranno fino alla meta in questa avventura.

Ieri ho visto una nuova luce nei loro sguardi. È difficile da spiegare. Ma mi sento proprio come il capitano di un manipolo di folli audaci, pronti a seguirmi fino in capo al mondo. E questa responsabilità pesa, ma inorgoglisce al tempo stesso.

È stata una gran settimana. Lunedi si ricomincia l’avventura.

Le nuove frontiere della selezione del personale

lunedì, 9 luglio 2007

 Selezione personale

Sto cercando un nuovo lavoro. Lo sto cercando da parecchi mesi. E non è facile.

Pur avendo un curriculum vitae notevole, un’esperienza professionale di tutto rispetto e un mix di competenze tutto sommato abbastanza uniche, trovare oggi un nuovo lavoro in Italia, e nello specifico nell’area milanese, in uno dei settori più innovativi come quello delle nuove tecnologie informatiche, è estremamente difficile e faticoso. E frustrante. Umiliante. Demotivante.

Soprattutto se hai quarant’anni e non sei più una persona che può essere facilmente “plasmata” ad immagine e somiglianza dell’azienda.

Contano poco la professionalità, l’esperienza, le capacità e le competenze acquisite. Quello che oggi vale per le aziende italiane è: spendere poco, possibilmente con dei contratti a progetto (6-12 mesi al massimo), e avere a che fare con dei giovani neolaureati o con poca esperienza, che chiedono poco e non creano problemi.

Assistiamo così all’assurda e scandalosa realtà per cui, ad esempio, esperti analisti e programmatori software vengono ingaggiati con dei contratti a termine, come dei braccianti agricoli di altri tempi, per dei contratti a progetto presso clienti terzi, o quarti, o quinti…. La catena di Sant’Antonio è molto lunga nel settore.

Per non parlare delle altre figure professionali: web designer, content designer, copywriter… o come nel mio caso Project Manager, che a parole è una delle figure più importanti e strategiche per la  riuscita di un progetto, mentre di fatto viene considerato pressochè inutile, e il suo ruolo viene di volta in volta improvvisato dal Software Engineer più anziano, o dal commerciale di turno, o peggio ancora dall’imprenditore o dai dirigenti.

Con i risultati catastrofici che vediamo giornalmente. Ma inutile lamentarsi. L’Italia delle nuove tecnologie è questa: un disastro.

Ma veniamo alla mia più recente esperienza.

Giovedi scorso ricevo una telefonata sul mio cellulare.

«Pronto? Buongiorno sono di Monster (società di recruiting on-line). Lei ha inserito il suo curriculum nel nostro database?»
«Sì, l’ho fatto mesi fa»
«Bene, il suo profilo professionale ha suscitato l’interesse di una prestigiosa azienda italiana. Ne era già al corrente?»

In preda a una leggera palpitazione dico: «No, non lo sapevo!»

«Bene, lei è stato invitato per un incontro di selezione il giorno xx di luglio, presso la sede del nostro cliente, che è Banca Mediolanum»

Lì per lì rimango attonito, inebetito. Il cervello mi gira a mille e mi chiedo: «Ma cosa diavolo vorrà mai Banca Mediolanum da me? Cosa potrei mai fare per loro? Perché ho suscitato il loro interesse? Vorranno forse mettere in piedi una divisione IT? Vogliono creare un team tecnologico per i loro nuovi canali di comunicazione multimediale e interattiva? Boh!»

In preda a questi pensieri, confermo l’appuntamento, che mi sarebbe poi stato notificato via email, e mi dimentico di chiedere la cosa più importante: quale figura professionale stanno ricercando!

Il giorno dopo, richiamo, e come mi aspettavo, la figura professionale da loro ricercata era quella del Family Banker, in pratica un promotore finanziario altamente specializzato per le famiglie benestanti.

Siccome io e le banche, e i prodotti finanziari, ci  respingiamo a vicenda, e oltre a non avere nessuna competenza, ho una sorta di allergia per tutto ciò che ha che fare con loro, stasera ho scritto a Banca Mediolanum una email in cui declino l’invito a partecipare all’incontro. Tra l’altro mi sembra di aver capito che più che un colloquio si trattava di una specie di presentazione all’americana ad un vasto pubblico di adepti e desiderosi di trovare un lavoro.

Ecco l’email che ho scritto stasera:

Gentili Signori,

purtroppo devo declinare l’invito al vostro incontro di selezione.

Ho chiamato il numero telefonico da voi indicato per avere informazioni sulla figura professionale da voi ricercata e ho avuto conferma che si trattava, come immaginavo, del Family Banker.

Non avendo io nessuna preparazione universitaria, nè esperienza professionale pregressa nella vendita di prodotti finanziari, come credo avrete potuto verificare anche voi esaminando il mio curriculum vitae – nè avendo tantomeno la voglia di improvvisarmi a 40 anni promotore finanziario – per onestà intellettuale e serietà professionale preferisco declinare il vostro invito.

Pur essendo alla ricerca di un nuovo posto di lavoro riconosco i miei limiti e le mie possibilità. Ho delle competenze specifiche e un’esperienza quasi decennale nel Project Management in ambito ICT, che spero di poter far valere presto nel modo opportuno.

In questo modo credo di fare guadagnare tempo a voi e a me, e di fornire qualche possibilità in più a chi ha un profilo più aderente alla job description da voi indicata.

Trovo però singolare il fatto che per degli incontri di selezione per una figura professionale così importante per voi, come quella del Family Banker, abbiate attuato una strategia di “selezione di massa” che sa tanto di marketing, “sparando” per così dire nel mucchio, e mirando ad attirare anche chi non ha nessuna competenza specifica e, di fatto, nessuna chance di farcela.

Oltre che andare contro le logiche più elementari della selezione del personale, non trovo che sia tanto corretto nei confronti di chi sta cercando faticosamente un lavoro che sia coerente con la propria formazione scolastica ed esperienza professionale.

Con l’augurio di poterci magari incontrare in futuro per la ricerca di una figura professionale più aderente e corrispondente alle mie caratteristiche, vi porgo i miei

Distinti saluti

Perle di saggezza sul Project Management

venerdì, 1 giugno 2007

Godzilla test

Di lavoro faccio il Project Manager (in italiano “Capo Progetto”) nel settore web e multimedia (games, comunicazione, formazione). Il Project Manager è uno dei ruoli più rognosi, più sottostimati e più sottovalutati da tutti, anche da chi per mestiere dovrebbe essere ben conscio della sua importanza strategica.

In sintesi il Project Manager è la persona incaricata e responsabile del raggiungimento degli obiettivi di progetto.

Ho già dedicato un post “serio” sull’argomento Project Management nel mio blog, ma adesso voglio parlarne in tono scherzoso, ironico, anche se forse l’aggettivo più corretto è “tragicomico”.

Di seguito trovate una lista di frasi, battute e sentenze sul Project Management ascoltate personalmente dal sottoscritto e scaturite durante incontri con clienti, fornitori, dirigenti, imprenditori, amministratori delegati. Alcune di queste battute sono prese da un divertente articolo di Massimo Martinati intitolato ”Quelli che… il Project Management“.

Una raccolta di bestialità tali da far rabbrividire, se si pensa che gli autori di tali raffinate “perle di saggezza” sono persone che ogni giorno decidono il destino di aziende e che comandano su decine e a volte anche centinaia di persone.

«Credimi: la vera essenza del Project Management è fare per primo tu la voce più grossa prima che lo facciano gli altri » (detta dal mio ex-capo)

«La WBS… a che serve? Possiamo farne a meno, basta fare il Gannt: due righe ed è fatta» (autore come sopra)

«In fondo il diagramma di Gantt… che ci vuole? bastano due date» (autore come sopra)

«Prima prendiamo il contratto, poi le stime le facciamo dopo» (autore come sopra)

«Se un’attività dura 20 giorni con una risorsa, se ce ne mettiamo 4 finiamo in 5 giorni» (autore come sopra)

«Quelli che non vogliono ammettere che a volte più risorse si impegnano, più lunga è l’attività»

«Il Gantt non lo consegnamo al cliente, così non ci controlla»

«Quelli che… i fornitori so io come incastrarli»

«Quelli che… se ci sono scostamenti nell’andamento del progetto, si fa finta che la pianificazione era proprio come è accaduto»

«Quelli che… la pianificazione a che serve? Fa perdere solo tempo: iniziate subito a lavorare, ventre a terra»

«Facciamo così, ognuno si fa la sua WBS, e poi le verifichiamo durante l’avanzamento del progetto»

«Noi il Gantt lo facciamo da anni con Excel, perché è più facile»

«Il Project Manager deve essere un tecnico» (una della cazzate più colossali e purtroppo più diffuse, basta leggere gli annunci di lavoro)

«Sì, bello il Project Management, però noi finiamo già in ritardo in nostri progetti, se ci mettiamo anche a pianificare e controllare non li finiamo più»

«Il Project Management lo facciamo solo se il cliente ce lo paga»

«Quelli che pensano di punire qualcuno assegnandogli il ruolo di Project Manager»

«Quelli che pensano che Time Management significa iniziare a lavorare subito e non perdere tempo»

«Quelli che sono convinti che Cost Management significa pagare di meno i fornitori»

«Quelli che sono convinti che Knowledge Management significa: “Imparo qualcosa e me lo tengo per me, caso mai lo sfoggio alla prossima riunione”»

«Quelli (del cliente) che pensano che il Project Management sia un atto dovuto»

«Quelli (del cliente) che non vogliono pagare un euro in più per il Project Management»

«Quelli che pensano di avere risolto il controllo del progetto dopo aver inserito il Timesheet aziendale»

Come far andare male un progetto

mercoledì, 11 aprile 2007

 Grafico tempo

Uno degli obiettivi che mi sono proposto all’inizio di quest’anno è quello di superare l’esame per ottenere la certificazione PMP® (Project Management Professional), rilasciato dal Project Management Institute (PMI®), l’associazione di categoria più autorevole nel campo del Project Management a livello mondiale.

Svolgo il lavoro di Project Manager ormai da quasi 10 anni in ambito ICT (Web, Games, multimedia) e da circa 6 anni mi interesso attivamente di tale disciplina anche dal punto di vista teorico e metodologico.

A differenza dei paesi anglosassoni (soprattutto gli USA, dove la disciplina è nata negli anni sessanta) e del Nord Europa, in Italia non esiste una vera cultura del Project Management.

Nella maggior parte delle aziende italiane il ruolo del project manager, pur essendo una posizione manageriale estremamente importante per la riuscita di un progetto e per il successo di un’azienda, viene considerato invece quasi un ruolo superfluo, temporaneo, di fatto privo di ogni delega, e al contempo caricato di responsabilità che esulano dal suo ruolo.

Al contrario di posizioni consolidate come la direzione del personale, la direzione vendite, il marketing, la finanza o la produzione, il ruolo del Project Manager in Italia viene sempre visto come un ruolo non ben definito, quasi inutile e privo di competenze specifiche, e la sua importanza strategica viene sempre drammaticamente sottostimata.

Nessun imprenditore o amministratore delegato sano di mente si sognerebbe mai di improvvisarsi programmatore java, art director, o responsabile dei sistemi informativi, o di affidare tale ruolo in un progetto importante ad un ragazzino senza competenze ed esperienze ben documentate.

Ed invece è quanto succede spesso con il Project Manager, con i risultati catastrofici che spesso si vedono nelle aziende italiane.

Chi è e cosa fa un Project Manager? 

Il Project Manager è la persona incaricata del raggiungimento degli obiettivi di progetto.

Che cos’è un progetto?

Il manuale “A Guide to the Project Management Body of Knowledge” (attuale versione: PMBOK® Guide 3rd edition – 2004), in pratica la “bibbia” del Project Management a livello mondiale, recita così:

A project is a temporary endeavor undertaken to create a unique product, service, or result.

Cioè: “Un progetto è uno sforzo temporaneo intrapreso allo scopo di creare un prodotto, un servizio o un risultato unici.”

La gestione di progetto include quindi in sintesi la responsabilità di:

  • identificare i requisiti;
  • fissare obiettivi chiari e raggiungibili;
  • individuare il giusto equilibrio tra le esigenze di qualità, ambito, tempo e costi, che sono in competizione fra di loro;
  • adattare le specifiche di prodotto, i piani e l’approccio alle diverse aree di interesse e alle diverse aspettative dei vari interlocutori e referenti interessati.

Nell’ambito della gestione dei requisiti di progetto in competizione tra loro, i project manager parlano spesso di “triplo vincolo”, vale a dire ambito del progetto, tempi e costi.

In sostanza il ruolo, le attività e le responsabilità del Project Manager includono:

  • la conduzione del progetto con il compito di gestire lo sviluppo della soluzione dalle prime fasi fino al rilascio finale, definendo pianificazione, scadenze, milestone e deliverable nel rispetto dei costi e tempi definiti.
  • la pianificazione e il monitoraggio dello stato avanzamento lavori.
  • la gestione del budget di progetto al fine di garantire il rispetto dei tempi previsti, la qualità e la redditività della commessa.
  • l’analisi e la misurazione delle performance del progetto, l’analisi dello scostamento e delle tendenze, le previsioni a finire.
  • il coordinamento del gruppo di lavoro.
  • la gestione della relazione con il cliente e delle altre parti interessate.

Perché tanti progetti vanno male?

La risposta è semplice: perchè le aziende non adottano quasi mai un approccio serio e metodologicamente corretto per la gestione dei progetti, e anzi adottano involontariamente una strategia che di fatto le condurrà con certezza quasi assoluta al fallimento del progetto.

Alcune settimane fa, in un libro sul Project Management di un autore americano ho trovato un paragrafo illuminante, che riporto di seguito, in cui egli elenca una serie di fattori che sono tra le cause principali del fallimento di un progetto.

Key factors in project failure

Leading causes of project failure include:

  • Poor participation from the sponsor.
  • Insufficient business and user involvement.
  • Difficulty in defining work in detail.
  • Poor project management.
  • No clear objectives or statement of requirements.
  • Continual and unregulated change.
  • Inappropriate experience and competence.
  • Unrealistic time frames.
  • Denial of risk.

Tradotto in italiano, le principali cause del fallimento di un progetto includono:

  • Scarsa partecipazione degli sponsor.
  • Business insufficiente e scarso coinvolgimento degli utenti.
  • Difficoltà nel definire il lavoro da fare nei dettagli.
  • Una gestione del progetto scarsa e insufficiente.
  • Obiettivi non chiari e definizione non chiara dei requisiti.
  • Modifiche del lavoro continue e non regolate da documenti e accordi.
  • Esperienza e competenze non appropriate, inadatte allo scopo.
  • Pianificazione con scadenze non realistiche.
  • Negazione dei rischi di progetto.

Basta seguire queste regole, e il fallimento del progetto è assicurato!