
Sto cercando un nuovo lavoro. Lo sto cercando da parecchi mesi. E non è facile.
Pur avendo un curriculum vitae notevole, un’esperienza professionale di tutto rispetto e un mix di competenze tutto sommato abbastanza uniche, trovare oggi un nuovo lavoro in Italia, e nello specifico nell’area milanese, in uno dei settori più innovativi come quello delle nuove tecnologie informatiche, è estremamente difficile e faticoso. E frustrante. Umiliante. Demotivante.
Soprattutto se hai quarant’anni e non sei più una persona che può essere facilmente “plasmata” ad immagine e somiglianza dell’azienda.
Contano poco la professionalità, l’esperienza, le capacità e le competenze acquisite. Quello che oggi vale per le aziende italiane è: spendere poco, possibilmente con dei contratti a progetto (6-12 mesi al massimo), e avere a che fare con dei giovani neolaureati o con poca esperienza, che chiedono poco e non creano problemi.
Assistiamo così all’assurda e scandalosa realtà per cui, ad esempio, esperti analisti e programmatori software vengono ingaggiati con dei contratti a termine, come dei braccianti agricoli di altri tempi, per dei contratti a progetto presso clienti terzi, o quarti, o quinti…. La catena di Sant’Antonio è molto lunga nel settore.
Per non parlare delle altre figure professionali: web designer, content designer, copywriter… o come nel mio caso Project Manager, che a parole è una delle figure più importanti e strategiche per la riuscita di un progetto, mentre di fatto viene considerato pressochè inutile, e il suo ruolo viene di volta in volta improvvisato dal Software Engineer più anziano, o dal commerciale di turno, o peggio ancora dall’imprenditore o dai dirigenti.
Con i risultati catastrofici che vediamo giornalmente. Ma inutile lamentarsi. L’Italia delle nuove tecnologie è questa: un disastro.
Ma veniamo alla mia più recente esperienza.
Giovedi scorso ricevo una telefonata sul mio cellulare.
«Pronto? Buongiorno sono di Monster (società di recruiting on-line). Lei ha inserito il suo curriculum nel nostro database?»
«Sì, l’ho fatto mesi fa»
«Bene, il suo profilo professionale ha suscitato l’interesse di una prestigiosa azienda italiana. Ne era già al corrente?»
In preda a una leggera palpitazione dico: «No, non lo sapevo!»
«Bene, lei è stato invitato per un incontro di selezione il giorno xx di luglio, presso la sede del nostro cliente, che è Banca Mediolanum»
Lì per lì rimango attonito, inebetito. Il cervello mi gira a mille e mi chiedo: «Ma cosa diavolo vorrà mai Banca Mediolanum da me? Cosa potrei mai fare per loro? Perché ho suscitato il loro interesse? Vorranno forse mettere in piedi una divisione IT? Vogliono creare un team tecnologico per i loro nuovi canali di comunicazione multimediale e interattiva? Boh!»
In preda a questi pensieri, confermo l’appuntamento, che mi sarebbe poi stato notificato via email, e mi dimentico di chiedere la cosa più importante: quale figura professionale stanno ricercando!
Il giorno dopo, richiamo, e come mi aspettavo, la figura professionale da loro ricercata era quella del Family Banker, in pratica un promotore finanziario altamente specializzato per le famiglie benestanti.
Siccome io e le banche, e i prodotti finanziari, ci respingiamo a vicenda, e oltre a non avere nessuna competenza, ho una sorta di allergia per tutto ciò che ha che fare con loro, stasera ho scritto a Banca Mediolanum una email in cui declino l’invito a partecipare all’incontro. Tra l’altro mi sembra di aver capito che più che un colloquio si trattava di una specie di presentazione all’americana ad un vasto pubblico di adepti e desiderosi di trovare un lavoro.
Ecco l’email che ho scritto stasera:
Gentili Signori,
purtroppo devo declinare l’invito al vostro incontro di selezione.
Ho chiamato il numero telefonico da voi indicato per avere informazioni sulla figura professionale da voi ricercata e ho avuto conferma che si trattava, come immaginavo, del Family Banker.
Non avendo io nessuna preparazione universitaria, nè esperienza professionale pregressa nella vendita di prodotti finanziari, come credo avrete potuto verificare anche voi esaminando il mio curriculum vitae – nè avendo tantomeno la voglia di improvvisarmi a 40 anni promotore finanziario – per onestà intellettuale e serietà professionale preferisco declinare il vostro invito.
Pur essendo alla ricerca di un nuovo posto di lavoro riconosco i miei limiti e le mie possibilità. Ho delle competenze specifiche e un’esperienza quasi decennale nel Project Management in ambito ICT, che spero di poter far valere presto nel modo opportuno.
In questo modo credo di fare guadagnare tempo a voi e a me, e di fornire qualche possibilità in più a chi ha un profilo più aderente alla job description da voi indicata.
Trovo però singolare il fatto che per degli incontri di selezione per una figura professionale così importante per voi, come quella del Family Banker, abbiate attuato una strategia di “selezione di massa” che sa tanto di marketing, “sparando” per così dire nel mucchio, e mirando ad attirare anche chi non ha nessuna competenza specifica e, di fatto, nessuna chance di farcela.
Oltre che andare contro le logiche più elementari della selezione del personale, non trovo che sia tanto corretto nei confronti di chi sta cercando faticosamente un lavoro che sia coerente con la propria formazione scolastica ed esperienza professionale.
Con l’augurio di poterci magari incontrare in futuro per la ricerca di una figura professionale più aderente e corrispondente alle mie caratteristiche, vi porgo i miei
Distinti saluti