Ieri sera, per una serie di fatti e coincidenze fortuite, di quelle che ti fanno riflettere seriamente sull’apparente casualità degli eventi della vita, ho avuto un’illuminazione sul senso del mio viaggio sull’Isola di Skye in Scozia, a contatto con la natura selvaggia e il mio io, senza nessun altro ostacolo a frapporsi nel mezzo. Into the wild, come nel film di Sean Penn.
E ho capito quello che questo viaggio rappresenta per me, cosa che forse non mi era del tutto chiara a livello conscio, almeno nelle sue risonanze profonde e associazioni fra aspetti della mia vita degli ultimi tempi. Si tratta di uno di quegli eventi che probabilmente ha a che fare con la sincronicità, con quelle coincidenze misteriose di cui parlava Jung e su cui avevo scritto tempo fa in questo post.
Sunrise over the Old Man of Storr, Isle of Skye, Scotland (photo by Emmanuel Coupe)
Venerdi parto per andare una settimana sull’isola di Skye nel nord-ovest della Scozia.
Skye è la più grande delle isole Ebridi interne e veniva chiamata anticamente l’isola delle nebbie dal gaelico “Eilean a’ Cheo” per la sua caratteristica mutevolezza climatica, battuta dai venti oceanici e fasciata da spesse coltri di nebbia, specie nelle sue vette più alte, come i monti Cuillin.
L’unica cosa che mi viene in mente da pubblicare in questo momento di grande felicità ed estrema goduria, dopo la grande batosta elettorale subita dal centrodestra, ma soprattutto da Berlusconi, alle amministrative di questo fine maggio 2011, mentre festeggio con l’ennesimo bicchiere di champagne e sto suonando alla chitarra, è questo grandioso blues di Robert Johnson, “Kind Hearted Woman“, eseguito in modo strepitoso da Eric Clapton, nel dvd “Sessions for Robert Johnson” del 2004.
Tutto il resto si riassume in una sola frase: “Oh yeah! ‘nto culu a Berlusconi!”
Esordisce così, a bruciapelo, mia figlia di sette anni questa domenica a pranzo mentre stavamo mangiando degli sfiziosi panini con la salamella alla piastra da me preparati, che nel mio caso avevo condito con peperoni e cipolle grigliate e reso piccante al punto giusto con abbondante Tabasco.
Del resto si sa, sapori forti e decisi stimolano la mente a porsi quesiti esistenziali e predispongono lo spirito ad intraprendere discussioni filosofiche con la necessaria lucidità e perspicacia, mantenendo il giusto distacco dalle cose terrene mentre ci si avventura nei sentieri alti e vertiginosi della metafisica e dell’ontologia. Il tutto accompagnato da buon vino rosso, ovviamente.
Meno male che ho due figlie che a volte con una sola battuta riescono a tramutare una giornata faticosa e pesante cominciata con un treno che si è rotto al mattino presto dopo solo dieci minuti dalla partenza, rimanendo fermo mezzora in aperta campagna e infine sostituito con il treno dell’ora successiva – e dovendo fare 100 km di viaggio per arrivare al lavoro a Lugano è abbastanza lunga - e preceduta da una notte insonne a causa dell’allergia che per poco mi causa attacchi d’asma, in una serata allegra in cui si ride a crepapelle.
Oddio, a volte è vero anche il contrario: riescono a tramutare in una serata da inferno una giornata relativamente serena .
Il primo titolo che mi è venuto in mente per questo post era “Un primo maggio di merda”.
Poi, complice la stanchezza e un certo senso di apatico distacco e di serena rassegnazione che man mano nel corso della giornata si andavano insinuando in me, ma soprattutto grazie a uno di quei magici momenti in cui veniamo all’improvviso fulminati da una visione che dura pochi attimi ma che nella mente si staglia fulgida come un lampo che rischiara la notte, ho deciso di cambiarlo in “Un primo maggio da Eternauta”.
La musica dei Doors, il viaggio onirico e reale al tempo stesso del capitano Willard alla ricerca del misterioso colonnello Kurtz in un Vietnam devastato dalla follia della guerra, risalendo “un fiume grandissimo che appariva sulla carta come un immenso serpente con la testa nel mare, mentre il corpo in riposo formava un’ampia curva su una vasta regione e la coda si perdeva nella profondità della terra” (da Cuore di tenebra, di Joseph Conrad), il finale psichedelico e allucinatorio, violento e surreale con uno straordinario Marlon Brando nel ruolo di Kurtz, mi hanno per sempre catturato e quelle sequenze si sono fissate in modo indelebile nella mia memoria, plasmando il mio immaginario.
Fu grazie alle sequenze finali di Apocalypse Now che feci la conoscenza della poesia The Hollow Men di Thomas Stearns Eliot, uno dei capolavori della poesia del Novecento. Nell’ultima parte del film i versi iniziali della poesia vengono letti da Marlon Brando-Kurtz poco prima di essere ucciso da Willard, in una sorta di omicidio rituale sacro. Pochi versi, giusto l’incipit, che mi avevano ammaliato nella straordinaria prova d’attore di Marlon Brando.
«Siamo gli uomini vuoti
Siamo gli uomini impagliati
Che appoggiano l’un l’altro
La testa piena di paglia…»
Non so perché, ma ÜBerlin, questa canzone dei R.E.M. tratta dal loro ultimo album ”Collapse Into Now” uscito l’8 marzo 2011, mi mette addosso una strana e bella allegria, mi contagia di una sana voglia di vivere, così come il video, girato dalla regista e fotografa inglese Sam Taylor-Wood e interpretato da Aaron Johnson suo attuale compagno di circa 23 anni più giovane di lei che ha interpretato la parte di John Lennon nel film Nowhere Boy (2009), diretto dalla stessa Wood.
Il video è stato girato a Londra nel quartiere Brick Lane, e anche se ha fatto storcere un po’ il naso ad alcuni fans dei R.E.M. a me piace molto, come anche alle mie due figlie, che lo adorano e lo vogliono rivedere e ascoltare spesso.
Oggi per pranzo con le mie figlie ho preparato un bel piatto di spaghetti all’aglio e olio, che loro adorano, accompagnato da un’abbondante spolverata di parmigiano grattugiato per loro, e pecorino siciliano stagionato pepato per me, oltre al peperoncino piccante ovviamente.
Dopo, abbiamo continuato mangiucchiando delle squisite olive Nocellara del Belice schiacciate condite in olio extra vergine di oliva e accompagnate dal pane.
Ad un certo punto la più piccola delle mie figlie mi fa: «Ma per te chi è più buono, l’olio o l’aceto?»
Libia, nuovo duello tra Italia e Francia.
Frattini a Sarkozy: «Anche noi abbiamo idee.»
Gheddafi: «Allora fatevi la guerra fra di voi e non rompete i coglioni alla Libia!»