Che credibilità può avere nello scenario internazionale una nazione come l’Italia che è il primo partner commerciale della Libia, il suo attuale presidente del consiglio Berlusconi ha firmato il 30 agosto 2008 assieme a Gheddafi un trattato di Amicizia e Cooperazione fra i due paesi, ha tributato grandi onori al limite del ridicolo e del grottesco al leader libico Gheddafi durante le sue due visite a Roma (giugno 2009 e agosto 2010), e poi quando scoppia la rivolta in Libia, unica fra tutte le nazioni europee, si mantiene in un’imbarazzante silenzio, non condanna le stragi di civili (Berlusconi ha dichiarato di non voler “disturbare” Gheddafi), non interviene diplomaticamente facendo valere il suo peso, si mantiene distante, salvo poi effettuare un clamoroso voltafaccia una volta che Francia, Gran Bretagna e USA hanno deciso di attaccare, offrendo le sue basi militari, e addirittura i suoi aerei da combattimento?
Shining, Borges e il labirinto (2/2)
8 marzo 2011[Leggi la prima parte dell'analisi del film Shining di Kubrick]
Il labirinto è il luogo in cui la soluzione deve essere tentata ad ogni svolta, senza occhi e senza memoria: è il simbolo della ricerca istintiva, anteriore alla ragione e alla scienza.
La sua struttura complessa - frutto dell’elaborazione di una mente intelligente - è finalizzata a sconfiggere un’altra intelligenza, quella di chi si avventura dentro il labirinto.
Al suo interno la ragione non è più in grado di risolvere da sola il problema e la soluzione deve essere tentata istintivamente, ad ogni nuova svolta, affidandosi all’intuito e alla buona sorte, allo stratagemma e all’astuzia.
Il concetto di labirinto racchiude così in sé una duplice, se non addirittura contraddittoria, valenza simbolica.
Shining, Borges e il labirinto (1/2)
2 marzo 2011«Sotto alberi inglesi meditai su quel labirinto perduto: lo immaginai inviolato e perfetto sulla cima segreta d’una montagna. Pensai a un labirinto di labirinti, a un labirinto sinuoso e crescente che abbracciasse il passato e l’avvenire, e che implicasse in qualche modo anche gli astri»
(J.L. Borges – Il giardino dei sentieri che si biforcano)
Ci sono dei film che rimangono impressi per sempre dentro di noi, lasciano una traccia duratura, modificano il nostro modo di vedere e interpretare la realtà, continuano ad agire nell’inconscio in modo latente con la potenza delle loro immagini.
Shining (1980) di Stanley Kubrick è per me uno di questi film. Lo vidi la prima volta a quattordici anni, e costituì per me un’esperienza indimenticabile. Da allora l’ho rivisto decine di altre volte, e ogni visione è stata sempre un’esperienza diversa: è uno di quei film che non mi stancherei mai di rivedere e di cui avevo parlato a suo tempo nel mio post I dieci film della mia vita.
Esistono centinaia di saggi e articoli, in rete e nella carta stampata, dedicati all’analisi di Shining. Quello che segue vuole essere un tentativo di delineare un punto di vista interpretativo nuovo e più ampio a partire da certe affinità tematiche riscontrate fra l’opera di Kubrick e quella di Borges.
Agli occhi di una figlia
1 febbraio 2011Ieri sera, dopo aver finito di cenare, la maggiore delle mie figlie - nove anni appena compiuti da una settimana - ha preso lo zaino e si è messa a completare alcuni compiti che le erano rimasti da fare, essendo stata due giorni a casa con la febbre.
Ad un certo punto, non senza un pizzico di malcelato orgoglio infantile, mi dice: «Papà, guarda cosa ho disegnato!» e mi fa vedere il quaderno di italiano sul quale aveva appena finito di scrivere.
La traccia del compito era: “Scegli i dati uditivi e per ognuno forma una frase che descriva un suono/rumore che senti in casa“. Lei, che quest’anno sta palesando una certa bravura nel disegno, ha pensato bene di inserire oltre alla frase anche dei disegni che illustrassero la situazione e me li ha mostrati.
Una delle frasi era: «Mentre studio sento il rumore dell’aspirapolvere che usa papà per pulire» illustrata da questo disegno.
Un’altra era: «Quando la sera vado a dormire sento la melodiosa musica che emette la chitarra di papà», seguita da questo disegno.
Non posso nascondere che la cosa mi ha intenerito e piacevolmente sorpreso – e un po’ emozionato, devo ammetterlo - per il candore con cui mia figlia descriveva e rappresentava due situazioni non certo comuni in una famiglia, ma per lei assolutamente normali, come quelle in cui un padre pulisce la casa con l’aspirapolvere e l’altra in cui lo stesso padre, la sera, mentre le figlie dormono, suona la chitarra facendo giungere i suoni “melodiosi” – come lei dice – al suo orecchio mentre sta per addormentarsi.
Le ho sorriso, ho pensato per un attimo alla faccia delle maestre, al loro sorriso comprensivo. Ho pensato a mia figlia così orgogliosa di descrivere e rappresentare le gesta “paterne”. Ho immaginato in un attimo le mie figlie da grandi, donne adulte, ripensare a me, e sorridere per la loro ingenuità di bambine, orgogliose di avere avuto un padre così diverso – per necessità e per attitudine. Ho pensato a quanto sarebbe stata orgogliosa di questo la loro madre, la mia compagna, e in un attimo mi sono sentito soddisfatto, sereno, felice. Mi sono reso conto che tutti i miei sforzi e i sacrifici di questi anni stanno andando nella direzione giusta.
Ero, e lo sono ancora in questo momento, contento di essere riuscito ad imprimere nella loro mente l’idea e l’immagine di un padre al tempo stesso dedito ai lavori di casa e immediatamente dopo dedito ad un’attività ludica e ricreativa come suonare la chitarra, un padre che sa sacrificarsi, ma che sa anche virilmente ritagliarsi degli spazi tutti per sè. Una figura di uomo sereno ed equilibrato che avranno come modello di riferimento e con la quale si confronteranno nella loro vita futura di giovani donne nella relazione con l’altro sesso.
Una magnifica serata. Una di quelle in cui ti senti felice e soddisfatto come il contadino che vede crescere rigogliose e feconde le messi che ha seminato e coltivato con tanta cura, devozione e sacrificio.
Noordwijk aan Zee – Olanda gennaio 2011
30 gennaio 2011Finalmente sono riuscito a completare la selezione di alcune foto fra le tante, centinaia e centinaia, che ho scattato ai primi di gennaio di quest’anno durante il nostro viaggio in Olanda, sul mare di Noordwijk aan Zee.
Non è stato facile scegliere. Sono particolarmente legato a quel posto da tanti bei ricordi personali e intimi da cui mi lascio invadere ogni volta con emozioni diverse, assaporandole e contaminandole con le sensazioni del momento, con gli anni che passano, con me che cambio, con le bambine che crescono.
E ogni volta è come una riscoperta. Un microcosmo che racchiude una parte importante di me. A contatto col mare, con le dune sterminate, il vento gelido e a volte impetuoso, i cieli ora tersi di una luce limpida, ora pieni di nuvole plumbee.
In una settimana è possibile sperimentare quasi tutto l’arco delle variabili atmosferiche e meteorologiche. Siamo arrivati che i campi e la spiaggia erano ricoperti di neve, con la temperatura abbondamente sotto lo zero. Dopo due giorni la temperatura si è alzata, la neve si è sciolta, sono arrivate le piogge, poi il sole, poi il vento.
Con le mie figlie abbiamo passeggiato fra le dune sterminate, abbiamo incontrato branchi di cervi, volpi, conigli. Abbiamo fatto chilometri a piedi in una spiaggia sterminata, con i gabbiani che volavano nel cielo e i cavalli che scorrazzavano sul bagnasciuga condotti da amazzoni intraprendenti.
Eravamo in un residence bellissimo e grande tutto per noi, una casetta calda e accogliente a due piani, con il tetto a spiovente tipico di quelle zone, un grande giardino, a tre chilometri di distanza dal mare in linea d’aria.
Una settimana profondamente rigenerante e rilassante, a contatto con la natura e la parte più intima di me stesso.
Spero che le foto riescano a dare un’idea, seppur vaga dell’atmosfera.
The Wind Cries Mary – Jimi Hendrix
18 gennaio 2011«Somewhere a queen is weeping
Somewhere a king has no wife
And the wind, it cries Mary»
Una delle ballate più belle, dolci e malinconiche di Jimi Hendrix.
La amo da sempre questa canzone.
Ogni uomo ha la sua Mary da qualche parte. E nelle notti solitarie si può udire il vento sussurrarne il nome. E a volte piangerla.
The Wind Cries Mary
After all the jacks are in their boxes
and the clowns have all gone to bed
You can hear happiness staggering on down the street
footsteps dressed in red
And the wind whispers Mary
A broom is drearily sweeping
up the broken pieces of yesterdays life
Somewhere a queen is weeping
Somewhere a king has no wife
And the wind, it cries Mary
The traffic lights they turn blue tomorrow
and shine their emptiness down on my bed
The tiny island sags down stream
’cause the life that lived is, is dead
And the wind screams Mary
Will the wind ever remember
the names it has blown in the past?
And with this crutch, its old age, and its wisdom
it whispers “no, this will be the last”
And the wind cries Mary
(trad. it) Il vento piange Mary
Dopo che tutti i pupazzi sono nelle loro scatole
E i clown sono tutti andati a letto
Puoi sentire la felicità che vacilla giù in strada
Impronte vestite in rosso
E il vento sussurra Mary
Una scopa spazza tristemente
I pezzi rotti della vita di ieri
Da qualche parte una regina sta piangendo
Da qualche parte un re non ha moglie
E il vento piange Mary
I semafori si accendono di tristezza domani
E brilla il loro vuoto sul mio letto
La minuscola isola cede sotto la corrente
Perchè la vita che c’era li è morta
E il vento grida Mary
Riuscirà il vento a ricordare
I nomi che ha soffiato nel passato?
E col suo bastone, la sua vecchiaia e la sua saggezza
Sussurra “No, questo sarà l’ultimo”
E il vento piange Mary
Son tornato
13 gennaio 2011Lo confesso. Non scrivere mi è costato. Ma mi era necessario. Chiamiamolo una sorta di lungo e salutare digiuno terapeutico.
Ma adesso, dopo oltre cinque mesi di silenzio dal mio ultimo post pubblicato sul blog, da stasera son tornato a scrivere nuovamente. E ho intenzione di continuare a farlo con frequenza regolare e ravvicinata.
Sono stati cinque mesi in cui sono stato assorbito dagli impegni del lavoro e dalle mille faccende familiari quotidiane da sbrigare nel poco tempo libero che ho a disposizione.
Il fatto di non poter dedicare il tempo e la cura che ritenevo necessari per scrivere in modo soddisfacente i miei post - che prima di tutto devono piacere a me stesso - mi ha pian piano allontanato e infine fatto desistere dallo scrivere, come preso da una sorta di indolente apatia.
Alcune sere iniziavo a scrivere un post, poi dopo un po’, insoddisfatto, lo cancellavo e mi dicevo: – “Vabbè, scriverò domani o nel fine settimana“. E nel frattempo i giorni passavano e si accumulavano, come le settimane. Si infrangevano barriere reali e psicologiche: il primo mese passato senza scrivere, poi due mesi, e così via fino ad arrivare ad oggi.
I pensieri estemporanei, i video musicali da postare in base all’umore del momento li pubblicavo su Facebook che in questo senso, data la sua natura intrinseca di grande cloaca mondiale in tempo reale delle seghe mentali di oltre 500 milioni di persone, svolgeva una funzione di utile valvola di sfogo alle sensazioni, ai pensieri e – perché no? – alle cazzate che mi affollavano la mente e che non ritenevo degni di essere pubblicati sul blog.
Scrivere su Facebook è come trovarsi in una grande piazza affollata di gente dove ognuno cerca di parlare agli altri per farsi notare e alla fine si trova costretto ad alzare sempre più la voce parlando di argomenti sempre più futili e banali per attirare l’attenzione. Quello che si scrive al mattino è già vecchio nel pomeriggio, travolto dall’assordante rumore di decine e decine di post che si accavallano e sovrappongono freneticamente e disordinatamente, sparendo senza quasi lasciare tracce dopo una giornata, come evaporati, dissolti.
Io cercavo invece di scrivere qualcosa che valesse la pena di tornare a rileggere, anche dopo mesi. Ma non ne avevo il tempo, o forse in verità nemmeno l’energia e la lucidità necessaria.
Il principio fondamentale a cui mi sono sempre ispirato per decidere se un mio post avesse i requisiti necessari per essere pubblicato è semplice: mi deve innanzitutto piacere e dare piacere nello scrivere, ma soprattutto deve darmi la sensazione di essere degno di essere riletto a distanza di tempo, mantenendo intatta la sua valenza.
E per tutta una serie di motivi in questi cinque mesi non mi sono trovato nelle condizioni di scrivere qualcosa che mi soddisfacesse abbastanza e che rispettasse questi criteri.
Forse avevo semplicemente bisogno di ritirarmi alcuni mesi in una dimensione più intima e privata, personale e riservata per staccarmi da tutto e ritrovare prima di tutto me stesso, e riscoprire poi nuovamente la voglia di raccontare, il piacere di narrare.
In compenso mi sono dedicato intensamente a suonare e studiare la chitarra. Suonare è una delle cose più belle che ci siano… Ma ci sarà tempo nelle prossime settimane di parlare anche di questo…
Il lato forse più bello e inaspettato di questo mio silenzio è il fatto che molti lettori che nemmeno conoscevo mi hanno scritto privatamente delle email chiedendomi perchè mai non scrivessi più sul blog, o per accertarsi che stessi bene e non mi fosse successo niente di spiacevole. Per non parlare dei miei amici che mi chiedevano: “Tutto bene? Ci sono dei problemi? Come mai hai abbandonato il blog?”
Non ho abbandonato il blog. Diciamo che mi sono preso una salutare pausa di riflessione e di riposo. Per recuperare lucidità e freschezza. Ma soprattutto per tornare a riacquistare il piacere di scrivere.
Avevo anche fin troppe cose da dire, ma riconoscevo che non ero in grado di dirle come avrei voluto. Adesso sì.
Ho tanti progetti e idee nuove in testa. Ci sarà modo di parlarne nelle prossime settimane.
P.S. Già che ci siamo, ho inserito il pulsante “Like” di Facebook alla fine di ogni articolo. Aiutatemi a capire se funziona.
Mare e macchia mediterranea
2 agosto 2010Oggi siamo andati nella spiaggia di Randello, a circa 5 km da casa, alla quale si accede dopo un lunga scarpinata all’interno di un’area verde protetta di tipica macchia mediterranea.
La spiaggia era praticamente deserta, il mare era splendido, l’acqua cristallina. Nuotare in quel mare, con quella luce è un’esperienza unica che regala una sensazione di pienezza di vita talmente inebriante da lasciare storditi.
Il mare che preferisco
31 luglio 2010Stamane il vento si è nuovamente alzato. Intuendo che di lì a poco si sarebbe levato in tutta la sua potenza ho preso le bambine e siamo andati nella spiaggia di Passo Marinaro, distante un paio di chilometri in linea d’aria da casa mia.
Una spiaggia enorme, sconfinata, con pochissime persone a sfidare il vento e godersi lo spettacolo. C’era una luce splendida.
Ho scattato molte foto, le più belle delle quali ritraevano le mie figlie, che ovviamente non pubblico
Poi verso l’una, l’ora del meriggio panico, ho posato la macchina fotografica e sono entrato in acqua. Mi sono ben piantato sulle gambe e mi sono goduto questo spettacolo mentre le onde si infrangevano a riva. Un bagno inebriante di energia, luce e vento. Sono questi i momenti di pura magia che mi porto sempre dentro il cuore.
Nuvole cariche di umidità
30 luglio 2010Quello che mi sorprende, e che avevo dimenticato, è la rapidità con cui mutano la luce, le condizioni del tempo e del mare qui sulla costa meridionale della Sicilia…
Stamane il mare era calmissimo. Nel pomeriggio un po’ di vento caldo e umido ha portato dei nuvoloni che verso sera erano già spariti.














































