Perché il blog

Il lancio della prima versione di questo blog risale al 29 marzo 2007, con la pubblicazione del primo post: L’albero, il figlio, il blog.

Da allora sono passati poco più di 7 anni ma sembra già preistoria.

Facebook, creata nel febbraio 2004, iniziava a far parlare di sé come nuovo fenomeno d’oltreoceano e in Italia era ancora sconosciuta ai più; Youtube era stata creata appena due anni prima, nel febbraio 2005, e i suoi primi video erano ancora a bassa risoluzione; Twitter iniziava proprio quell’anno a muovere i primi passi; nel gennaio 2007 veniva lanciato il primo modello di iPhone da Steve Jobs.

Nel frattempo molte cose sono successe nella mia vita e anch’io sono cambiato.

Dopo quasi due anni di lontananza dal blog ho deciso di ritornare a scrivere con un nuovo progetto in mente e nuovi obiettivi. L’assunto di base, il  manifesto programmatico del blog, i principi e la visione del mondo a cui mi ispiro rimangono sempre validi. Semplicemente è cambiato il focus, il mio punto di vista si è ampliato, gli anni e i fatti della vita hanno plasmato e arricchito la mia personalità, alcune esigenze hanno perso il loro carattere di urgenza, mentre altre sono emerse con energia e rinnovato entusiasmo. Il nuovo blog avrà un taglio più ‘visivo’ e ‘fotografico’, più oggettivo e meno privato e personale.

Ho eliminato circa il 70% dei vecchi articoli, senza nessun rimpianto. Ai tempi avevano assolto una precisa funzione e ora, dopo un salutare distacco di anni, ho potuto congedarli serenamente e ripensare al futuro, a nuovi progetti.

A un certo punto della vita si sente il bisogno di scrutare dentro se stessi senza più finzioni e ipocrisie per eliminare tutto ciò che di superfluo si è andato accumulando e stratificando nel corso del grande teatro della vita e mirare all’essenziale per ritrovare il senso che era andato smarrito.

Per fare questo occorre fermarsi, fare il vuoto dentro di sé, guardarsi indietro ad osservare le proprie radici, vedere chi eravamo, da dove veniamo, cosa siamo diventati e recidere ciò che di secco, di inutile si è nel tempo stratificato in noi.

Lo strumento che forse meglio permette di realizzare questo lavoro è la scrittura, intesa come esercizio di osservazione, autoanalisi e riflessione. Il processo della scrittura costringe ad articolare in modo strutturato il proprio pensiero, a farlo sedimentare lentamente per poi fissarne l’essenza. La scrittura, nel suo grado più alto e nobile, mira per sua natura alla sintesi e alla sobrietà.

Il fatto di usare per questo lavoro di scavo, di limatura, di riduzione all’essenziale, un mezzo (il blog) e un luogo (il web) che rappresentano l’emblema stesso della crescita ipertrofica ed esponenziale delle informazioni, il simbolo della dispersione e dell’accumulo caotico e destrutturato, dell’assenza di un nucleo e di una volontà centrale, costituisce un ulteriore aspetto di sfida ricco di fascino.

Usare uno strumento attuale, moderno e tecnologico qual è il web per fare delle considerazioni inattuali, senza tempo, slegate dalla contingenza e dalla condanna di essere costantemente al passo coi tempi, e piegarlo alle esigenze eterne ed immutabili dell’uomo.

Scardinare e destabilizzare il modo d’uso di uno strumento di comunicazione per usarlo in modo nuovo, imprevisto, inattuale e pertanto rivoluzionario.

Questa è la sfida.

Viviamo in un’epoca di schizofrenia imperante, in cui ognuno coltiva meticolosamente e irresponsabilmente una scorza esterna di fredda indifferenza e cinismo, una corazza fatta di egoismo e insensibilità, per paura di esporsi personalmente agli eventi che inevitabilmente la vita ci propone di continuo, per paura di rimanerne coinvolti. Scriveva Nietzsche:

Nessuno osa più esporre se stesso, ma ciascuno prende la maschera di uomo colto, di dotto, di poeta”. Si diventa così “uomini che non vedono quello che anche un bambino vede”. (Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali, 1876).

Occorre ritrovare il coraggio di esporsi in prima persona e decidere di correre il rischio.

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