Perché il blog
Perché aprire un blog? L’ennesimo tentativo, guidato dalla vanità personale e dal narcisismo, di lasciare una traccia sul web, di entrare a far parte della comunità dei bloggers?
La ragione è più profonda ed intima.
Il motivo è l’esigenza non più rinunciabile di fare chiarezza e ordine dentro me stesso.
Ad un certo punto della vita si sente il bisogno di scrutare dentro se stessi senza più finzioni e ipocrisie, per eliminare tutto ciò che di superfluo si è andato accumulando e stratificando nel corso del grande teatro della vita, e mirare all’essenziale, per ritrovare il senso che era andato smarrito.
Per fare questo occorre fermarsi, fare il vuoto dentro di sé, guardarsi indietro ad osservare le proprie radici, vedere chi eravamo, da dove veniamo, cosa siamo diventati e recidere ciò che di secco, di inutile si è nel tempo stratificato in noi.
Lo strumento che permette di realizzare questo lavoro è la scrittura, intesa come esercizio di osservazione, autoanalisi e riflessione. Il processo della scrittura costringe ad articolare in modo strutturato il proprio pensiero, a farlo sedimentare lentamente per poi fissarne l’essenza. La scrittura, nel suo grado più alto e nobile, mira per sua natura alla sintesi e alla sobrietà.
Il fatto di usare per questo lavoro di scavo, di limatura, di riduzione all’essenziale, un mezzo (il blog) e un luogo (il web) che rappresentano l’emblema stesso della crescita ipertrofica ed esponenziale, della dispersione, dell’accumulo caotico e destrutturato, dell’assenza di un nucleo e di una volontà centrale, costituisce un ulteriore aspetto di sfida ricco di fascino.
Usare uno strumento attuale, moderno e tecnologico qual è il web per fare delle considerazioni inattuali, senza tempo, slegate dalla contingenza e dalla condanna di essere costantemente al passo coi tempi, per piegarlo alle esigenze eterne ed immutabili dell’uomo.
Scardinare e destabilizzare il modo d’uso di uno strumento di comunicazione per usarlo in modo nuovo, imprevisto, inattuale e pertanto rivoluzionario.
Questa è la sfida.
Viviamo in un’epoca di schizofrenia imperante, in cui ognuno coltiva meticolosamente e irresponsabilmente una scorza esterna di fredda indifferenza e cinismo, una corazza fatta di egoismo e insensibilità, per paura di esporsi personalmente agli eventi che inevitabilmente la vita ci propone di continuo, per paura di rimanerne coinvolti. Scriveva Nietzsche:
“Nessuno osa più esporre se stesso, ma ciascuno prende la maschera di uomo colto, di dotto, di poeta”. Si diventa così “uomini che non vedono quello che anche un bambino vede”. (Friedrich Nietzsche, Considerazioni inattuali, 1876).
Uno degli obiettivi che mi prefiggo con questo blog è quello di riunire due parti della mia vita, due aspetti della mia personalità che nel tempo, negli ultimi dieci anni, si erano scissi quasi irrimediabilmente. Riunire ed integrare l’aspetto professionale e pubblico della mia vita con quello più strettamente personale e privato degli interessi e degli affetti, delle amicizie e dell’impegno sociale, alla ricerca di un nuovo equilibrio.
Usare le straordinarie potenzialità di internet per riavvicinarmi e riprendere un dialogo interrotto da tempo con i miei più cari amici dell’infanzia e della giovinezza e nel frattempo riuscire ad incidere finalmente sulla realtà in modo impensabile fino a poco tempo fa.
Per fare questo occorre avere il coraggio di esporsi in prima persona, decidere di correre il rischio.